Allarme sull'impiego femminile: lavora meno di una donna su due | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Allarme sull’impiego femminile: lavora meno di una donna su due

Alla luce dei preoccupanti dati OCSE che già lo scorso inverno avevano acceso il dibattito sul discorso dell’impiego femminile, il ministro del Welfare Elsa Fornero ha annunciato che il governo stanzierà 230 milioni di euro per incentivare l’assunzione di donne da parte di imprese e aziende.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/

 Meno di una donna su due, per la precisione solo il 46,3%, ha un lavoro stabile e legalmente retribuito e ben il 48,6% di tutte le italiane si dichiara scoraggiata sulla possibilità di poter ottenere un impiego.  Sono questi i recenti e nefasti dati relativi al tasso di assunzione femminile e alla possibilità che una donna possiede di trovare un lavoro. I fattori che allontanano di più le donne dal mondo del lavoro, come è facile immaginare ma come è assurdo pensare che possa essere fattibile, sono la gravidanza e la presunta inadeguatezza a ricoprire ruoli di prestigio. Questo dato è però facilmente spiegabile se si tiene conto del garantismo pressoché nullo di cui, purtroppo quasi sempre, gode una donna in gravidanza nel mondo del privato e del fatto che l’Italia è l’ultimo Paese europeo in materia di fondi dedicati alle politiche familiari: spediamo infatti solo il 4,5% del totale per aiuti alle famiglie, contro il ben più pingue 8,2% del resto Eurozona.

Vista la gravità della situazione sopradescritta, <strong “mso-bidi-font-weight:=”" normal”=”">il ministro Elsa Fornero ha dichiarato che il governo erogherà, tramite le casse INPS, circa 230 milioni di euro da destinare alle aziende per l’occupazione di giovani e donne. Gli incentivi saranno applicabili per queste due categorie a patto che gli assunti non superino i 29 anni di età e sarà valida fino al 31 marzo 2013. Il ministro, nell’annunciare oggi pomeriggio alla stampa l’entrata in vigore del decreto, ha mostrato “viva soddisfazione per un provvedimento che può risollevare le sorti dell’economia italiana”. 

Intanto non mancano però le critiche. Sono in molti, sul web e sui giornali, a lamentarsi del fatto che ancora una volta siano le risorse pubbliche a fornire linfa vitale al settore privato. Molti statisti hanno infatti evidenziato che un aumento del 10% appena delle strutture adibite ad asili nido  garantirebbe un altrettanto tasso di impiego di donne: se i fondi pubblici fossero erogati direttamente dallo Stato sottoforma di servizi (in questo caso di asili nidi) si ammortizzerebbe una buona percentuale di donne disoccupate senza passare per la mediazione del settore privato. D’altro canto i sostenitori del governo rilanciano sostenendo che i fondi destinati alle aziende per assumere donne permetteranno di risolvere i problemi di tutte e due le categorie, da anni ormai in difficoltà. 

Questioni economiche e di rilevazione a parte, è impensabile che la “questione femminile” sia ancora in uno stato così arretrato. Al di là dei calcoli statistici sarebbe opportuno indagare, e magari cambiare, tutte quelle condizioni sociali e culturali che hanno determinato un’arretratezza così pesante.

 
Fabrizio Leone
 
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