Allarme Umanitario in Libia: denunciata la presenza di lagerTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Allarme Umanitario in Libia: denunciata la presenza di lager

Dichiarazione shock della Habeshia Agency Cooperation for Development: gruppi di eritrei detenuti in condizioni disumane nei lager; su uno di essi compare la targa della Commissione Europea.

Fonte: Oltremedianews

Appare allarmante la situazione in Libia, stando alle parole di Don Mussie Zerai, portavoce dell’agenzia Habeshia: il sacerdote eritreo si schiera di nuovo in prima linea nella battaglia per la difesa dei diritti umani – che stanno evidentemente venendo meno il Libia – dichiarando di essere stato contattato da alcuni dei 54 eritrei, tutti di fede cristiana, detenuti nel campo di Burshada (a 150 km da Tripoli).

Questi uomini, fuggiti dalle guerre del dittatore Isaias Afewerki, sono stati fermati dalla polizia dopo aver oltrepassato il confine libico, nel tentativo di arrivare a nord, e condotti in un capannone sul quale sarebbero affisse le targhe della Commissione Europea e dello IOM ( International Organization for Migration, la più importante istituzione internazionale per i rifugiati), secondo le testimonianze dei giovani eritrei – telefonate fatte eludendo la sorveglianza dei militari.

Racconti sconcertanti, a cui si crederebbe forse con difficoltà, se non fossero accompagnati da foto scattate di nascosto con i cellulari e inviate all’agenzia di Zerai: i detenuti sarebbero costretti in uno spazio strettissimo e sembra, secondo le denunce, che debbano fare i conti ogni giorno con la violenza dei militari – spesso ubriachi o drogati – che sparano a caso sulla folla o vi tirano pietre.

Non sarebbe, peraltro, un caso isolato: ancora nel nord, nel campo di Surman, si trova un gruppo di più di cento donne di diversa nazionalità – 95 sono le eritree, 10 le etiopi e 10 di vari paesi dell’Africa Occidentale – che vivono in condizioni quanto meno allarmanti. Basti pensare che alcune sono malate e bisognose di cure, e che circa una decina sono in stato di gravidanza - tra queste, alcune sono all’ottavo o nono mese e nessuna è stata mai visitata da un medico da quando si trova in Libia – : il parto avverrà in pessime condizioni igienico-sanitarie e in uno stato di soffocante sovraffollamento. Con le donne, in questa struttura, ci sono anche 15 bambini, di cui il più grande ha 5 anni, il più piccolo 7 mesi; tutti, stando ai racconti, sembra che subiscano i mali del lager: percosse, violenze, sevizie, carenza di cibo e acqua.

Ancora, nella regione centrale, in uno dei campi più grandi del paese, a Sabha, sarebbero ammassate 1300 persone; le loro condizioni non sono dissimili da quelle sopra elencate.

Don Zerai sollecita un intervento immediato dell’Europa riguardo la situazione dei lager, Europa che deve altrettanto immediatamente esigere il rispetto dei diritti umani in Libia e il termine delle persecuzioni di gruppi Cristiani e di origine Sub sahariana. Si chiede inoltre l’impegno da parte della Commissione Europea ad accertarsi dell’utilizzo delle sue risorse nonché a combattere i motivi che spingono questi uomini a lasciare la loro terra: le dittature, le guerre, le persecuzioni.

Il 20 giugno sarà la Giornata Mondiale dei Rifugiati.

Cosa bisogna celebrare? Cosa celebrare in un’Europa che finge di non vedere? Che, sempre più chiusa e xenofoba, ogni giorno vara provvedimenti e leggi volti ad una maggiore chiusura nei confronti dei profughi e dei rifugiati politici?

Il rischio è quello della connivenza.

  Giorgia Pratesi

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