All'assalto del Venezuela. Da Kiev a Caracas sono in molti ad "abboccare" all'indignazione su richiestaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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All’assalto del Venezuela. Da Kiev a Caracas sono in molti ad “abboccare” all’indignazione su richiesta

La “macchina” mediatica azionatisi in Libia, Siria e Ucraina ora è stata attivata in Venezuela. Dopo gli scontri di piazza di Caracas terminati con tre morti, ora l’Occidente attacca frontalmente il Venezuela di Maduro facendo leva sui soliti sentimenti di “indignazione selettiva” già solleticati in quel di Kiev, dove si è preferito tacere sulle infiltrazioni neofasciste. E in questo quadro desolante sono troppi anche a “sinistra” ad abboccare all’amo. 

Non c’è bisogno di essere dei fini analisti strategici per comprendere che se qualcuno dispone del controllo totale dei media difficilmente farà trapelare la verità quando questa va contro i propri interessi. Così difficilmente uno che voglia trovare informazioni attendibili sulla Siria, poniamo caso, potrà trovarle sulla stampa italiana, compromessa sin da subito nell’appoggiare in modo acritico la presunta “Rivoluzione” evocata per abbattere Assad. Si tratta dello stesso giochetto della Libia, con tutto l’apparato mediatico occidentale a sparare a zero su Gheddafi e sulla presunta repressione di una rivolta che si è poi rivelata essere nientemeno che una strategia della tensione stabilita a tavolino e volta a ottenere l’indignazione generale premessa a un attacco militare poi puntualmente verificatosi. E’ successo in modo diverso ma analogo anche in Ucraina, dove i media al posto che raccontare in modo asettico e oggettivo la situazione hanno preferito scegliere i “buoni”, ovviamente identificati con l’Ue, e i “cattivi”, ovviamente identificati con Mosca. Da qui una interpretazione vergognosamente a senso unico della crisi, con giornalisti e politici di casa nostra e non che sembravano quasi non vedere le croci celtiche e le bandiere nere sbandierate in quel di Piazza Maidan.

E dato che le dinamiche sono sempre, e ribadiamo, sempre le stesse, ecco che quanto sta succedendo in Venezuela mostra in modo chiaro e inequivocabile che esiste una “regia” comune tesa a creare un clima propedeutico alla diffusione della tensione e dell’indignazione come fase preliminare a quella di un vero e proprio Colpo di Stato eterodiretto, vedi appunto quanto successo in Libia, Siria e compagnia. I primi ad abboccare a questo tutto sommato semplice giochino, ironia della sorte, sono i membri della cosiddetta società civile, quelli della pace a tutti i costi sempre pronti a indignarsi alla prima foto di violenze, prendendo per buona, ovviamente, la versione offerta in pasto dal mainstream. Così poco importa se vengono fatte circolare foto di dubbia origine quando non palesemente false, l’importante è suscitare indignazione immediata e empatia tra l’opulento e benpensante pubblico occidentale e i rivoluzionari di turno. Guardacaso i rivoluzionari che stanno simpatici all’Occidente, stranamente eseguono rivolte di piazza proprio in quei paesi che all’Occidente stanno “antipatici”, le rivoluzioni colorate insomma, che utilizzano come specchio per le allodole anche simbologie storicamente prese dall’immaginario di sinistra, pur di ingannare l’opinione pubblica. Del resto se ne accorse anche Malcolm X, “se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare le persone che opprimono“; e se ci pensate bene è esattamente lo schema adottato dai nostri media.

Oramai più nessuno riesce a mentire sulla Libia, dove il Paese, tre anni dopo la guerra civile terminata con la morte del Colonnello Gheddafi, versa in condizioni disastrose, in balìa di gruppi armati e di estremisti che hanno distrutto la vita di centinaia di migliaia di cittadini che vivevano in condizioni di vita molto ma molto simili a quelle dell‘Occidente. Le donne potevano studiare, guidare, girare in minigonna e persino viaggiare, tutte cose che nella Libia “democratica” non esistono più. Tutti parlano di fallimento della Rivoluzione, e scoprono che in molti hanno esercitato pressioni in quel processo per motivi ben diversi da quelli fintamente umanitari sbandierati con passione nel 2011. In Siria i quotidiani europei e americani hanno letteralmente bombardato per mesi con notizie che accusavano Assad di essere il nuovo “Hitler”, peccato che con il passare del tempo e con la diffusione di notizie alternativa, è venuto fuori che in Siria la cosiddetta “rivoluzione” è in mano a kamikaze ed estremisti islamici senza scrupoli che uccidono tutti coloro che non accettano la Sharia.

Ora dopo l’Ucraina e il tentativo vergognoso di destabilizzazione, cui ovviamente hanno abboccato tutte le anime candide della sinistra italiana e non, è il turno del Venezuela, dove si vuole prendere a pretesto gli scontri dei giorni scorsi per scatenare una vergognosa campagna di destabilizzazione nei confronti di Caracas, dove, lo ricordiamo, siede Nicolas Maduro, erede di Chavez e continuatore della sua politica socialista che l’Occidente vorrebbe, per molti motivi, arrestare. Così la macchina dei “media wars” si è messa in moto e i principali quotidiani hanno già cominciato un bombardamento teso a mostrare il Venezuela come un paese infernale e illegittimo, questo nonostante Maduro abbia vinto la scorsa primavera delle elezioni democratiche e convalidate dagli osservatori internazionali, questo nonostante la destra venezuelana abbia tentato diversi colpi di mano per rovesciare il verdetto popolare delle elezioni; questo nonostante nel 2002 le destre venezuelane abbiano effettivamente tentato un golpe poi fallito con il placet proprio dell’Occidente. Tutto questo i media non lo dicono e si concentrano invece sul dettaglio, sugli scontri degli scorsi giorni, per gettare fango sul Venezuela e incensare i manifestanti che diventano ora eroi, un pò come i Fratelli Musulmani al Cairo quest’estate.

Il parossismo lo raggiunge “La Stampa”, da sempre molto a destra quando si parla di America Latina, vedi le collaborazioni con Yoani Sanchez. “La Stampa” presenta un quadro di quanto successo in Venezuela completamente parziale, con Maduro che viene raccontato un pò come una macchietta e Leopoldo Lopez, il  leader del partito di opposizione Volontà Popolare, che viene descritto un pò come un rivoluzionario romantico e perseguitato. Solo per ricordarlo, su Lopez è stato spiccato un mandato di cattura per responsabilità inerenti le violenze di piazza, ma l’Occidente sembra aver già deciso la sua innocenza. “La Stampa” con il suo “imparziale” inviato Mastrolilli nientemeno che da New York, ha poi pensato bene di ironizzare anche sulla decisione di Maduro di allontanare tre rappresentanti diplomatici americani dal Venezuela, come se Maduro fosse in preda alla paranoia e senza spiegare ai lettori che, evidentemente, alla luce del golpe del 2002 a Caracas hanno tutto il diritto di pensare a una cospirazione a stelle e strisce. Forse Mastrolilli dovrebbe ricordarsi cosa successe nel 1978 in quel di Santiago del Cile, quando alla Moneda Allende preferì suicidarsi piuttosto che finire prigioniero delle truppe di Pinochet, anch’esso uomo degli Usa non eletto dal popolo. Addirittura grottesco poi che si presti ascolto a quanti accusano a Cuba di gestire la politica interna del Venezuela quando dall’altra parte la destra venezuelana può contare nientemeno che sull’appoggio indiscriminato degli Stati Uniti. Insomma quando una forza è “amica” dell’Occidente può, letteralmente, fare tutto quello che vuole (vedi Qatar, Arabia Saudita etc.), quando invece un Paese ricco di risorse naturali si permette di scegliere una via alternativa, la “grande macchina” del fango mondiale si attiva immediatamente.

Veniamo poi alle note più deprimenti di tutte. Dopo quanto successo in Venezuela con il serio rischio di una destabilizzazione esterna del governo di Caracas, ci si sarebbe aspettati una presa di posizione convinta da parte di tutte le forze della sinistra. Del resto dopo l’abbaglio preso in Siria e in Libia (e anche in Ucraina), in molti pensavamo che la sinistra “benpensante” avrebbe finalmente aggiustato il tiro. Ci sbagliavamo. Si continua a guardare il dito e a non guardare la luna, così la moda di schierarsi acriticamente a favore di ogni rivolta non sembra ancora passata di moda. E’ il caso di Francesco Martone di Sel (chi?), che in una nota ci spiega “la verità”, criticando tutti i movimenti di sinistra dell’America Latina perchè evidentemente hanno scelto strade differenti da quelle che prenderebbe lui. Così si scaglia contro Evo Morales in Bolivia, contro l’Ecuador reo di una stretta contro gli ambientalisti, e ovviamente contro il Brasile di Dilma Rousseff e il Venezuela di Maduro. “E guardando le immagini da Caracas pensando al rischio imminente di un bagno di sangue, mi chiedo perché e se non sia possibile “criticare” da sinistra quel governo, senza cadere nelle ire di chi poi leverebbe accuse di tradimento, imperialismo o asservimento agli interessi di Washington o della borghesia.“, ha scritto il buon Martone, che evidentemente non si pone in nessun modo la domanda di come si vivesse prima in quei paesi, dando per scontato che si possa ottenere un socialismo “dal volto umano” solo volendolo e schioccando le dita. Insomma si invoca il “diritto di critica”, ma da esercitare solo a sinistra, se no gli Usa si arrabbiano.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/eloybp/8041830416/”>EloyBp</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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