Alleati sotto tutela ovvero gli Usa e la penetrazione cinese. Una nuova puntataTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Alleati sotto tutela ovvero gli Usa e la penetrazione cinese. Una nuova puntata

L’ossessione della penetrazione cinese negli accampamenti amici deve far dormire sogni poco tranquilli nelle stanze di Washington. Costringe ad una attenzione certosina davvero faticosa.

Faticosa tanto quanto portare il fardello di una leadership (militare, economica e morale) che la comunità internazionale (tutta intera) non sembra riconoscere più. Succede così che gli artefici del più grandioso e sofisticato progetto di spionaggio planetario, quello della Nsa svelato dal coraggioso Edward Snowden e che vedeva coinvolti colossi del web, giungano al ricatto ai danni di alleati tradizionali pur di bloccare la crescente influenza tecnologica della Cina popolare. Già perché i cinesi sono sempre gli stessi: pericolosi, infidi e, soprattutto, spioni.

Alla fine di ottobre la Turchia aveva annunciato di aver scelto il sistema missilistico cinese FD-2000 per la sua difesa aerea, preferendolo al Patriot statunitense, al russo S-300 e all’europeo Aster 30. La reazione occidentale non si fece attendere, tanto che gli ambienti Nato chiesero subito come potesse la Turchia “protetta dai mezzi Nato, ignorare le preoccupazioni dell’alleanza e optare per un sistema di difesa aerea costruito da un Paese non-amico?”, fino ad arrivare alla minaccia vera e propria: “abbiamo le capacità tecniche per isolare l’architettura di difesa aerea turca, negando ad Ankara i dati di interfaccia necessari per procedere all’integrazione”.

Il 20 dicembre scorso – in base a quanto riferito dalla France Presse – nel disegno di legge annuale che autorizza le spese della difesa Usa per il 2014, compariva una clausola di blocco dei fondi stessi nel caso servissero a “integrare i sistemi di difesa missilistica della Repubblica popolare cinese in sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti”.

Ora tocca ad un altro alleato strategico degli Usa: la Corea del Sud, colpevole di voler affidare alla cinese Huawei la costruzione di una rete wireless. L’azienda cinese, ormai tra i leader mondiali nel settore, è sospettata dal governo statunitense di essere una longa manus dell’Esercito di liberazione popolare, quindi del Partito comunista cinese. A farsi portavoce delle forti preoccupazioni di Washington è il sempre solerte senatore, ed ex candidato repubblicano alla Casa Bianca, John McCain: “La Repubblica di Corea non è solo uno stretto alleato degli Stati Uniti, è un Paese in cui 28.500 americani in uniforme stanno servendo in prima linea e sono pronti a combattere in difesa della Corea. Gli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti sono quindi direttamente colpiti dalla integrità delle reti d’informazione della Corea. […] Date le gravi preoccupazioni che il nostro governo ha con Huawei per i suoi presunti legami con il governo cinese, una decisione coreana di coinvolgere Huawei nella costruzione di infrastrutture di telecomunicazione del Paese sarebbe interpretata male negli Stati Uniti e dal Congresso.”.

Tutto molto chiaro: l’accusa che viene rivolta a Pechino è quella di utilizzare le infrastrutture create da imprese private cinesi per spiare gli alleati degli Usa! Sì, avete capito bene: c’è il rischio che a Zhongnanhai si mettano in testa di fare proprio quello che la Nsa – vale a dire il governo Usa – ha fatto per anni ai danni di alleati e non.

E pensare che non più tardi di un mese e mezzo fa la signora Susan E. Rice, consigliere della Sicurezza Nazionale nel suo discorso “America’s Future in Asia” aveva elencato tra gli obiettivi del “Pivot to Asia” proprio la garanzia della libertà di commercio. Probabilmente quella a senso unico.

Fonte: Marx 21

Diego Angelo Bertozzi

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