"American Sniper" e l'ultimo tentativo di revisionismo a stelle e strisceTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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“American Sniper” e l’ultimo tentativo di revisionismo a stelle e strisce

A noi Clint Eastwood è sempre piaciuto, soprattutto quando faceva l’attore nei film di Sergio Leone, meno da regista anche se ha dimostrato di saperci fare. Ma con “American Sniper”, che ha ricevuto già sei nominations all’Oscar e racconta la storia di un cecchino americano in Usa, ci sembra che il revisionismo in salsa americana abbia inaugurato un nuovo capitolo. 

A noi Clint ci piace ricordarcelo nei panni del cowboy protagonista dei mitici film di Sergio Leone. Abbiamo imparato anche ad apprezzarlo come regista anche se la sua ultima fatica, American Sniper, proprio non ci ha convinto. E dire che ha ottenuto ben sei nominations all’Oscar a differenza di altri film che meritavano forse maggior fortuna. Il film diretto da Clint Eastwood racconta le storie di un cecchino americano, Chris Kyle, soldato della Navy Seals che è andato per ben quattro volte in Iraq e può vantare qualcosa come 160 “Kills” diventando il cecchino più letale della storia militare americana. Chiaramente Chirs Kyle viene presentato alla stregua di un eroe americano a differenza del popolo iracheno che non esce molto bene, sembra quasi un ammasso disumanizzato di persone che pensa solo a uccidere e ad attaccare mosso dal fanatismo. Anche i soldati americani sembrano quasi eroi inviati in Iraq per difendere la “libertà” e l’American Way of Life dall’attacco dei cattivi, in questo caso gli iracheni che non si rassegnano a vedere la loro terra occupata e distrutta. Clint Eastwood inoltre presenta sugli schermi un Chris Kyle molto diverso da quello che emerge sfogliando la sua autobiografia nella quale arrivava candidamente ad ammettere: “Io odio i dannati selvaggi“, alludendo agli iracheni; non proprio una ammissione di tolleranza e comprensione. Insomma Eastwood questa volta sembra quindi essersi ispirato all’autobiografia di Kyle prendendo spunto per raccontare una sorta di mito che però non trova riscontro nella realtà dei fatti. Il solito mito della “libertà” e della democrazia incarnati dagli Stati Uniti che vengono ciclicamente messi in discussione vuoi dai comunisti, vuoi dai selvaggi, vuoi dai terroristi islamici e da altre non meglio specificate forze del male. Come si può fare infatti un eroe di un uomo che ha ucciso più di 160 persone, comprese donne, in Iraq, e quindi ben lontano da casa propria, in un Paese che peraltro non ha mai aggredito gli Stati Uniti dal momento che Washington dovette creare un vero e proprio falso pretesto per invadere Baghdad e porre fine al governo di Saddam Hussein. E nella sua autobiografia davvero non emerge proprio nulla di buono in Kyle, che in Iraq è considerato una sorta di demone per aver ucciso forse quasi 250 persone. Ironia della forte proprio Kyle è morto al poligono di tiro di Rough Creek Lodge (Texas), colpito da un giovane ex-marine, il 25enne Eddie Routh, colpito forse da una sindrome post-traumatica. Insomma, questa volta Clint, almeno secondo noi, ha proprio toppato.

 

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