Anche l'Accademia della Crusca prende posizione contro l'anglofiliaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Anche l’Accademia della Crusca prende posizione contro l’anglofilia

L’Accademia della Crusca sembra finalmente essersi accorta del problema della progressiva sostituzione di termini italiani con espressioni inglesi, sopratutto per quanto riguarda il mondo della finanza. E la finanza non sembra dominare solo più la politica, ma anche i linguaggi che anno dopo anno si impoveriscono sempre di più assumendo come uso comune termini della cultura dominante: quella angloamericana. 

“Bail-in”, “Bail.out”, “Spread”, e tanti altri termini inglesi sono ormai entrati nolenti o volenti nella nostra vita di tutti i giorni. Già in passato abbiamo sottolineato il pericolo culturale di una subordinazione totale a una cultura dominante, in questo caso quella anglosassone. E questo non certo in chiave nazionalistica, dal momento che rifuggiva completamente dal nostro intento quello di esaltare una “italianità” da proporre come dominante. Tutt’altro, semplicemente si faceva notare che essendo noi italiani dovremmo se non altro avere cura di rispettare e coltivare le nostre tradizioni culturali, cosa che non sempre avviene dato che modelli della cultura anglosassone anche a causa della globalizzazione si stanno ormai radicando anche dal punto di vista linguistico. Ora sembra essersene accorta anche l’Accademia della Crusca che in una nota ha invitato a evitarli sia nell’uso che nelle comunicazioni con il largo pubblico“. Perchè non utilizzare la parola “salvataggio interno” al posto del “Bail-in” inglese? Utilizzare la lingua italiana permetterebbe di rendere tematiche finanziarie comprensibili al largo pubblico, che invece ora si raffronta con termini inglesi che non capisce, quasi misterici, come il latino ai tempi del Medioevo per il volgo che parlava appunto il “volgare” e provava timore per il “latinorum”.

Gli istituti (come era loro obbligo) hanno inviato ai correntisti spiegazioni della novità che riguarda direttamente chi ha investito o depositato il proprio denaro. In molti casi però come abbiamo potuto verificare, le spiegazioni erano esageratamente lunghe, oscure e verbose: il termine inglese era in bell’evidenza in questi comunicati, mentre la traduzione italiana, se c’era, risultava difficile da individuare, benché sicuramente necessaria per comprendere davvero la sostanza dell’avviso“. (Leggi qui)

Tribuno del Popolo

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