Ancora proteste nel Cie di Ponte GaleriaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Ancora proteste nel Cie di Ponte Galeria

Non si placano le proteste nei Centri di Identificazione ed Espulsione, questa volta nel Cie della periferia romana.

Fonte: Oltremedianews

“È evidente che il tempo della politica scorre molto più lentamente rispetto a quello di queste persone”, afferma il Garante dei Detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, in merito a quanto accaduto nella sera di sabato scorso: tredici immigrati, tutti marocchini, si sono cuciti la bocca, come era già successo poco tempo fa, per protestare contro il protrarsi della permanenza nel centro e le condizioni disagiate in cui si trovano; persone, queste, peraltro “passate dal dramma di un’immigrazione difficile a luoghi con pochissima dignità come i Cie”.Quasi tutti provengono da Lampedusa, e sette, tra loro, avevano già preso parte alla protesta cucendosi la bocca prima di Natale. Hanno annunciato a medici e infermieri, che li seguono 24 ore su 24, la loro intenzione di dare inizio ad uno sciopero della fame.

«I marocchini – aggiunge il direttore del Cie Lutrelli - protestano per il protrarsi della loro permanenza nel centro. Si lamentano del fatto che da Natale non è cambiato nulla e dicono di aver avuto notizie da altri loro connazionali che si trovano in altri centri di uscite, mentre loro sono ancora qui».

Il 21 dicembre una decina di immigrati si erano cuciti la bocca per una settimana sempre per protestare contro i tempi di permanenza troppo lunghi nel centro; contemporaneamente una quindicina di immigrati aveva messo in atto una protesta nel cortile del Cie di Ponte Galeria con i materassi. Gli immigrati avevano interrotto la protesta in cambio dell’impegno a un miglioramento delle loro condizioni.

Il loro caso aveva avuto una forte eco e aveva coinvolto anche altri Cie e vi si erano interessati, tra gli altri, il senatore del Pd e presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi e il deputato del Pd Khalid Chaouki, che ora afferma: «Il Ministro dell’Interno deve una risposta urgente a tutti gli immigrati abbandonati nel Cie romano e costretti per disperazione a tornare a compiere gesti pericolosi per la loro incolumità».

Come il Garante dei Detenuti del Lazio, anche noi speriamo che tale condizione di disagio termini quanto prima e che, “dopo le promesse, il Parlamento approvi al più presto le norme necessarie a porre fine a questa vergogna”.

 Giorgia Pratesi

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