Ancora Riforme: Dl "Svuota carceri" e riduzione tempi per giustizia civileTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Ancora Riforme: Dl “Svuota carceri” e riduzione tempi per giustizia civile

Quella appena trascorsa è stata una settimana importante per la giustizia perché il Consiglio dei Ministri è intervenuto con un decreto-legge in materia penitenziaria e con uno schema di disegno di legge, allegato alla legge di stabilità del 2014, in tema di giustizia civile. La ragione dei due interventi risiede nell’adozione di misure necessarie a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri e a ridurre la durata dei processi civili. 

Fonte: Oltremedianews

Il 17 dicembre 2013, il Consiglio dei Ministri, su proposta della Cancellieri, ha approvato un decreto-legge in materia penitenziaria, con lo scopo di contrastare il sovraffollamento delle carceri, in un’ottica di bilanciamento delle esigenze di sicurezza della collettività e della garanzia dei diritti fondamentali dei detenuti. Obiettivo perseguito attraverso misure dirette su flussi di ingresso negli istituti penitenziari e uscita dal circuito stesso.

Nel primo caso, si interviene in relazione alle ipotesi criminose di lieve entità in materia di stupefacenti e con l’introduzione di una nuova fattispecie di reato in luogo della previgente circostanza attenuante. Infatti, per il sistema del bilanciamento delle circostanze (aggravanti ed attenuanti) che poteva portare al totale abbattimento di quella attenuante legata alla lieve entità del fatto, si arrivava spesso a pene alte e sproporzionate rispetto al fatto contestato. Nel secondo ambito, si interviene con l’istituto della “liberazione anticipata”, ampliando il beneficio dell’aumento dei giorni di detenzione (da 60 a 75) per ciascun semestre di pena espiata. L’applicazione sarà retroattiva comportando, pertanto, un’anticipazione dell’uscita che si sarebbe verificata in tempi brevi. Spetterà, comunque, al giudice verificare il corretto comportamento dei detenuti.

Con riferimento alla tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute, è prevista l’istituzione della figura del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o, comunque, private della libertà personale, intervento, quest’ultimo, senza alcun onere per la finanza pubblica. Inoltre è previsto l’ampliamento delle possibilità di utilizzo del cosiddettobraccialetto elettronico nel luogo di dimora e per la detenzione domiciliare, quale garanzia per il mantenimento di adeguati standard di controllo istituzionale sui detenuti.

Ciò posto, va detto che tali interventi sul contrasto del sovraffollamento delle carceri, corrispondono all’adeguamento del nostro ordinamento ai principi disposti dalla sentenza ‘Torreggiani’ della Corte Europea dei diritti dell’uomo, del 9 gennaio 2013, che ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”, imponendole di adottare misure compensative interne per il sovraffollamento.

Sperando di non essere dinanzi all’ennesima soluzione demagogica in materia di giustizia, si ricorda che nel 2012 il legislatore italiano era già intervenuto in materia con il decreto-legge n. 1 del 24 gennaio 2012, recante “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, convertito in legge n. 27 del 24 marzo 2012, (cosiddetto decreto liberalizzazioni).

L’art. 43, in particolare, rubricato “Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie”, prevede, al fine di realizzare gli interventi necessari a fronteggiare la grave situazione di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento delle carceri, l’utilizzo delle procedure relative alla finanza di progetto, previste dagli artt. 153 e seguenti del decreto legislativo n. 163 del 12 aprile 2006 (cosiddetto Codice dei Contratti Pubblici). La finanza di progetto (o project financing) altro non è una procedura di finanziamento totale o parziale di un’opera pubblica con capitali privati, restituiti e remunerati mediante la gestione e l’esercizio dell’opera stessa. Dunque, volendo trarre degli spunti riflessivi, la riforma da ultimo approvata, lungi dall’incentivare la realizzazione di nuove strutture carcerarie, interviene sotto il diverso aspetto del flusso di entrata e di uscita dei detenuti.

Quanto alla giustizia civile, ormai abbattuta dalle sue lungaggini e dai suoi ritardi nell’emissione dei provvedimenti conclusivi, a discapito del principio di ragionevole durata di cui all’art. 111 della Costituzione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega, intitolato “Disposizioni per l’efficienza del processo civile, la riduzione dell’arretrato, il riordino delle garanzie mobiliari, nonché altre disposizioni per la semplificazione e l’accelerazione del processo di esecuzione forzata”. Si tratta di una serie di misure volte al recupero dell’efficienza del processo civile e, dunque, dirette alla riduzione dei suoi tempi di lunghezza. In particolare, trattasi di norme che attribuiscono al giudice il potere di disporre, quando si discute di una causa semplice, il passaggio dal rito ordinario di cognizione al più snello rito sommario di cognizione, ossia a un rito più rapido, attualmente utilizzato solamente in casi specifici, tassativamente previsti e quando la prova portata a giudizio è di immediata intuizione.

Si interviene, poi, sulla motivazione della sentenza, tra tutte con le seguenti modalità:

  • viene conferito al giudice il potere di decidere la lite di primo grado mediante un dispositivo accompagnato dall’indicazione dei fatti e delle norme sulle quali si fonda la decisione, rimettendo alle parti la scelta se richiedere la motivazione estesa ai fini dell’impugnazione della sentenza, previo anticipato versamento di una quota del contributo unificato dovuto per il grado successivo, ossia per l’appello;
  • il giudice di appello, che conferma il provvedimento di primo grado, può rifarsi alla motivazione già esposta dal giudice del provvedimento impugnato.

Inoltre, nelle controversie in materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti e da responsabilità medica e sanitaria, viene previsto l’espletamento di una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, a pena di procedibilità della domanda introduttiva del giudizio in Tribunale. Tale consulenza sostituisce il procedimento di mediazione di cui al decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010, procedimento, come noto, reintrodotto dal decreto-legge n. 69 del 21 giugno 2013, convertito in legge n. 98 del 9 agosto 2013, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” (cosiddetto decreto fare).

Orbene, si sollevano dei dubbi sulla norma introduttiva del pagamento di una somma di denaro (versamento anticipato di una quota del contributo unificato dovuto per il grado di appello) per quanto riguarda il rilascio delle motivazioni della sentenza di primo grado. Peraltro, si fa presente che, nell’ambito della giustizia amministrativa, tutti i provvedimenti sono pubblicati on line e visibili agli interessati (parti private, Pubbliche Amministrazioni e difensori) senza oneri economici. Non è escluso che l’accesso alla giustizia, invero, pare nuovamente soccombere alla logica del capitale, considerati anche i continui innalzamenti dei suoi costi ad opera delle ultime legislature. Infatti, vi è la tendenza a risolvere il ritardo dei processi (soprattutto civili) disincentivando l’accesso alla giustizia attraverso l’aumento dei suoi costi, tra cui il contributo unificato, ossia quel contributo economico da versare per l’iscrizione della causa presso i Tribunali. Anzi, l’ultima legge di stabilità, sempre in ordine alle spese di giustizia, ha addirittura aumentato anche il costo della marca da bollo necessaria per l’avvio delle cause civili, innalzandone il valore da 8 euro a 27 euro.

Va da sé che, se l’accesso alla giustizia si presenti filtrato dal suo costo, per di più tutt’altro che contenuto, si pongono delle questioni di costituzionalità delle rispettive norme e, in particolare, in relazione all’art. 24 della Costituzione, che sancisce il diritto di accesso concreto ed effettivo alla giustizia.

 Sara Venanzi

 

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