Ancora un dramma tra i braccianti in PugliaTribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
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Ancora un dramma tra i braccianti in Puglia

 

Un immigrato sarebbe morto sotto al sole mentre raccoglieva pomodori nelle campagne di Rignano Garganico in provincia di Foggia. Lo ha denunciato all’Ansa il coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, che ha anche espresso preoccupazione circa la possibilità che il corpo dell’immigrato sia stato occultato dai caporali. L’ennesima tragedia sul lavoro che dovrebbe portare le autorità a prendere immediate contromisure. 

Sotto al sole si muore per raccogliere delle casse di pomodori. Non stiamo parlando di scenari medievali da “servi della gleba” ma della realtà che si consuma sotto i nostri occhi, in pieno 2015, nel cuore dell’”evoluto” Occidente. Secondo la Flai-Cgil infatti un immigrato sarebbe morto mentre lavorava nei campi delle campagne di Rignano Garganico, poco lontano da Foggia, l’ennesima vittima silenziosa sul lavoro. L’uomo sarebbe morto ”crollando all’interno di uno dei 57 cassoni di pomodori che aveva raccolto“, questa la denuncia shock fatta all’Ansa da parte di Yvan Sagnet, coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, che ha anche ipotizzato che il suo cadavere sia stato occultato dai caporali. Al momento non sono state effettuate denunce sull’accaduto ma non sarebbe la prima volta per tragedie di questo tipo che ormai avvengono nella pressochè totale indifferenza della gente e delle istituzioni che, al contrario, dovrebbero intervenire immediatamente per ripristinare un minimo di civiltà nelle campagne.

Sulla base delle prime ricostruzioni si tratterebbe di un ragazzo di trent’anni del Mali, la cui morte risalirebbe addirittura a circa due settimane fa, più o meno nel periodo in cui ad Andria era morta la bracciante italiana Paola Clemente. La cosa inquietante però è che in questo caso il cadavere del ragazzo non è stato trovato in alcun obitorio, di conseguenza Sagnet è arrivato a suggerire che potrebbe essere stato occultato dai caporali. Nelle campagne gli immigrati vivono stipati in veri e propri ghetti, e infatti ne esiste uno a Rignano Garganico, una sorta di villaggio di capanne di lamiera dove gli immigrati si riposano dopo ore di lavoro sotto al sole cocente per una paga miserabile. Come ricordato da Sagnet risulta anche solo difficile riuscire a conoscere il nome del ragazzo, ancor più che i caporali spaventerebbero a morte i lavoratori, imponendo l’omertà sull’accaduto. Per la verità la Flai-Cgil Puglia ha rettificato sostenendo di non avere certezza della morte del bracciante ma di voler procedere a verifiche sulla base del racconto di altri lavoratori.

Ma se la morte del bracciante è da verificarsi, come è possibile che le istituzioni di un paese civile tollerino che esistano dei ghetti con case in lamiera dove vivono persone in precarie condizioni igieniche che rischiano la vita quotidianamente per paghe da fame? E’ davvero “civile” un paese che permette tutto questo o che non sente come priorità la risoluzione di questo problema?

Photo Credit: http://cgilfoggia.it/public/news/img/3745a.jpg

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