Andreotti e l'ultimo "schiaffo" ad AmbrosoliTribuno del Popolo
venerdì , 9 dicembre 2016
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Andreotti e l’ultimo “schiaffo” ad Ambrosoli

Andreotti e l’ultimo “schiaffo” ad Ambrosoli

Ieri Umberto Ambrosoli, capo dell’opposizione al consiglio regionale della Lombardia, è uscito dall’aula per protesta mentre si rendeva omaggio al defunto Giulio Andreotti. Il “Divo” commentò la morte di suo padre Giorgio, ucciso in un agguato, dicendo: “Se l’è andata a cercare”.

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Chi era Giulio Andreotti, un abile statista oppure un’eminenza grigia senza scrupoli e con l’unico fine della preservazione del potere? Alla storia l’ardua sentenza anche se noi un’idea a riguardo ce la siamo già fatta. Ed è la stessa idea, probabilmente, che ha di lui Umberto Ambrosoli, capo dell’opposizione al consiglio regionale della Lombardia. Suo padre, l’avvocato Giorgio, fu ucciso sotto casa in una notte di luglio su mandato del banchiere andreottiano Sindona, reo di aver scoperto che costui era un riciclatore di denaro mafioso. Trent’anni dopo Andreotti non trovò di meglio che commentare: “Se l’è andata a cercare“. Difficile, impossibile per Umberto Ambrosoli indossare la maschera dell’ipocrisia e fingere di perdonare un uomo come quello. Non tutti possono perdonare, non quelli che hanno perso qualcosa che non verrà loro mai restituito, non di fronte a una persona che è accusata di aver fatto anche di peggio, ma che i media si ostinano a tutti i costi a voler mostrare con una patina di rispettabilità forzata. Un’esponente lombarda del partito di Berlusconi ha commentato il gesto di Ambrosoli criticandolo per aver mancato di rispetto al morto. Non ricorda, o più probabilmente ignora, che il primo a mancare di rispetto tra i due non è stato il figlio di un avvocato ucciso dalla mafia, bensì proprio Giulio Andreotti, quando è riuscito a dire che se l’era andata a cercare. Insomma per una certa Italia, quella che ritiene Andreotti un perseguitato dalla sinistra, per intenderci, non solo non fa nulla per andare contro il malaffare e la criminalità organizzata, oppure per lumeggiare gli angoli oscuri del nostro passato, ma al contrario si schiera dall’altra parte, quella che vorrebbe tutto congelare per lasciare così com’è. Insomma, per dirla come Andreotti, il nostro sdegno se “lo sono andati a cercare“.

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Un commento

  1. Trovo deplorevole che altri consiglieri (quanto meno quelli del PD!) non abbiano seguito Ambrosoli uscendo anch’essi dall’aula. Nella sostanza è come ricoscere rispetto a chi, occupando alte cariche istituzionale, critichi coloro che, per svolgere onestamente e legalmente la loro funzione, pestano i piedi ai potenti. Personalmente ritengo ipocrita e opportunista chi si giustifica dietro “sono cattolico”, e allora? meritano più rispetto i morti che i vivi?

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