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sabato , 25 marzo 2017
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Angela Merkel, la Germania, e il giocattolo Europa

Angela Merkel proprio non ci sta a sentire parlare di Eurobond e di “condivisione del debito”. Ogni qual volta si toccano questi temi, qualcuno a Berlino storce il naso, ed ecco che la possibilità di un distacco economico e culturale dell’Europa mediterranea da quella Mitteleuropea diventa concreta.

Tira di nuovo una brutta aria per i mercati in Europa, e la cosa a Berlino non piace per nulla. Al punto che Berlino sembra aver già deciso che respingerà la proposta di Atene di chiedere altri due anni di tempo per rispettare gli onerosi accordi economici previsti dal famoso memorandum, quello di lacrime e sangue per intenderci.  Quella della cancelliera di ferro Angela Merkel sembra quasi un’ossessione, una litania, quella del timore della condivisione del debito, che ripete continuamente, quasi per esorcizzarla. Così la Merkel in vista dell’Eurogruppo ha pensato bene di ribadire il concetto: “Lo dico apertamente: quando penso al Consiglio di giovedì prossimo a Bruxelles mi preoccupa che si parlerà assolutamente troppo di tutti i possibili modi per condividere il debito, e troppo poco di migliorare i controlli e di misure strutturali”. Tradotto la Merkel ha voluto ancora una volta chiarire che la Germania non intende in alcun modo venire incontro ai paesi in difficoltà, anzi, in modo cinico e per certi versi spietato Berlino sembra fare quasi il possibile per rendere la situazione ancora più difficile, vedi la Grecia, operando pressioni esterne che rischiano di minare la stessa sovranità degli stati europei. L’Europa della Merkel, del resto, assomiglia sempre di più a una Europa costruita a immagine e somiglianza della Germania, o peggio, a vantaggio della Germania. Una sorta di vestito su misura che ad alcuni sta troppo largo e ad altri troppo corto, e che sta scavando una divisione profonda all’interno del continente, crepe che rischiano di ingigantirsi in parallelo alla crisi economica. Del resto la Merkel non si vergogna nemmeno a dichiarare le sue finalità; in vista dell’ Eurogruppo infatti, la cancelliera è intervenuta  alla conferenza sullo Sviluppo Sostenibile e ha scelto quella platea per chiarire che il tema degli eurobond e della condivisione del debito sarebbe in “violazione con la costituzione tedesca”. E tutte le altre norme in palese e stridente contrasto con le costituzioni dei diversi paesi membri? A Berlino non sembra interessare, l’importante è che sia la costituzione tedesca quella a essere rispettata, si adeguino le altre. “L’obiettivo deve essere una maggiore unione politica”, ha rilanciato, che tradotto vorrebbe dire un peso ancora maggiore di Berlino nelle decisioni da prendere per il futuro dell’Ue. E intanto, mentre la Merkel impone i suoi diktat, tutta la fascia mediterranea dell’Europa, il suo cuore pulsante e la sua culla culturale, rischia di sprofondare, separandosi forse in modo inevitabile dal resto del continente. In questo scenario preoccupante nelle scorse ore sono saliti a cinque su 17 i paesi dell’Eurozona costretti a ricorrere agli aiuti del fondo salvastati Efsf/Esm. Dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, anche  Spagna e Cipro. Madrid ha chiesto ufficialmente l’assistenza finanziaria per la ricapitalizzazione delle sue banche, e presto la troika arriverà a Madrid per stabilire, o meglio imporre, le condizioni. Esistono molti modi per conquistare l’egemonia sugli altri paesi, e non tutti prevedono l’uso della forza bellica. Anche quella finanziaria può essere una forma di guerra vera e propria, efficace come non mai nell’estendere il potere di chi lo applica a detrimento di chi lo subisce. E mentre la crisi economica fa sprofondare tutti nella paura, la Germania pensa a imporre le condizioni all’Europa per continuare a permettere a Berlino di mantenere il suo tenore di vita; uno scenario agghiacciante che evoca funesti imperialismi e foschi scenari.

D.C.

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