Ankara alla ricerca del "casus belli" sulla SiriaTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Ankara alla ricerca del “casus belli” sulla Siria

Con la battaglia di Kessab, al confine con la Turchia, sembra quasi che Ankara sia alla ricerca del casus belli per intervenire militarmente contro la Siria. Del resto la Turchia ha investito molto sulla rivolta siriana, e la vittoria di Assad ha rotto le uova nel paniere di Ankara.

La guerra siriana non è solo una guerra civile con due fazioni ben delimitate, è molto di più, al punto che linee di faglia cambiano continuamente e coinvolgono ogni mese di più nuovi attori e nuove criticità. Ora anche la “questione armena” dopo quella curda è entrata ufficialmente nella guerra siriana dopo che il 21 marzo gruppi jihadisti hanno lanciato una offensiva nella provincia nordoccidentale di Latakia dopo che l’esercito aveva ripreso il controllo della regione di Qalamoun dopo mesi di combattimenti nei quali  i ribelli hanno subito perdite importanti. I militanti jihadisti sono comunque riusciti ad occupare la città di Kessab, al confine con la Turchia, costringendo in questo modo migliaia di armeni a cercare la salvezza a Latakia, ancora sotto controllo di Damasco. Si tratta del gruppo jihadista di Al-Nusra, peraltro ritenuto un gruppo terroristico anche dagli Stati Uniti e dall’Occidente, che però è entrato in Siria dal confine turco. Inutile dire quindi che su Ankara gravano pesanti ombre per aver favorito gruppi terroristici islamisti contro il governo siriano, e infatti due giorni dopo, il 23 marzo, un aereo siriano inviato da Damasco per colpire i jihadisti è stato abbattuto da due caccia turchi. Insomma, Ankara sembra alla ricerca del pretesto per entrare attivamente nel conflitto siriano, forse perchè se rimanesse defilata assisterebbe alla sconfitta dell’opposizione su cui ha investito tempo e denaro.

Non appare casuale inoltre il fatto che quelle di Kessab siano le stesse terre del genocidio armeno del 1915, quando le truppe dei Giovani Turchi uccisero 1,2 milioni di persone. E’ quindi inevitabile che l’arrivo della guerra in queste regioni finisca per coinvolgere inevitabilmente anche l’Armenia, complicando un quadro già drammaticamente complesso. Negli Stati Uniti del resto, il gruppo Armenian National Committee of America(ANCA) ha chiesto al Presidente Obama di “intervenire affinché la Turchia blocchi il passaggio di estremisti dal suo territorio verso Kessab”. Peccato che proprio la Casa Bianca abbia favorito i jihadisti contro Damasco, rendendosi per certi versi responsabile di quanto successo.Anche il Consiglio Nazionale delle Chiese americano (NCC) si è rivolto direttamente ad Obama, esprimendo preoccupazione per la sorte delle comunità cristiane, con particolare riferimento allo spopolamento di Kessab da parte degli armeni. Addirittura un gruppo di parlamentari armeni si è recato a Damasco per chiedere l’intervento diretto di Bashar al-Assad. Si è creata quindi una situazione paradossale dove, nell’anarchia totale che regna in diverse regioni siriane, Damasco diventa l’unico riferimento anche per coloro che, in un primo momento, avevano simpatizzato per l’opposizione. Il risultato è che Assad sembra essere ancora più saldo al suo posto, ergendosi così a protettore delle minoranze, e non in modo falso dal momento che oggettivamente i jihadisti hanno commesso immani atrocità contro i civili. Sorride anche Mosca, che supportando Assad si propone anche come riferimento internazionale per la comunità armena, ridicolizzando ancora una volta la Nato e l’Occidente, grottescamente dalla parte, in Siria, del jihadismo.

E la Turchia? Ankara continua a gettare benzina sul fuoco, con Erdogan che non poteva non sapere dell’imminente attacco verso Kessab da parte dei ribelli, misteriosamente supportati e ospitati proprio nel confine turco. Anzi secondo molti analisti i ribelli avrebbero potuto assaltare Kessab già da diversi mesi, ma avrebbero atteso per non compromettere Erdogan sul piano internazionale. Del resto l’opposizione turca ha diffuso una intercettazione su Youtube nella quale il ministro degli Esteri Davutoglu parlava di creare un pretesto per l’intervento militare turco in Siria. Damasco quindi ora ha ben ragione ad accusare Ankara di aver orchestrato l’attacco contro Kessab, ma il problema per la Turchia è che non solo l’esercito siriano è ancora operativo, ma anche l’Armenia ora potrebbe voler intervenire direttamente contro il terrorismo. In tutto questo, in Siria, il re è nudo e le complicità dell’Occidente stanno emergendo in tutta la loro gravità.

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