Anticapitalismo e ideologie. Appunti per una riflessione seriaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Anticapitalismo e ideologie. Appunti per una riflessione seria

In pieno 2014, nel cuore della crisi capitalistica che ha cambiato il mondo in cui viviamo, sono molti i “chierici” che indicano la soluzione proponendo nuove strade per inseguire una alternativa al capitalismo. Ora cerchiamo però di spiegarvi come secondo noi non sia stata elaborata alcuna ideologia da contrapporre a quella vigente di stampo neoliberista che aggiunga qualcosa di nuovo al marxismo, da cui invece è diventato di moda prendere le distanze. 

Il capitalismo è in crisi, almeno su questo aspetto sembrano essere tutti quanti d’accordo. Le prime differenze iniziano a svilupparsi quando si parla della natura e della durata di questa crisi, con chi, ottimisticamente, crede che verrà superata e che il capitalismo ripartirà, e chi, al contrario, pensa che quella attuale sia una crisi sistemica quando non il vero volto del capitalismo, per troppo spesso nascosto quando doveva affrontare la guerra con un sistema concorrente, che andava demonizzato e sconfitto ad ogni costo. Abbiamo già parlato di come, con la sua stessa esistenza, il campo socialista dell’Urss avesse rappresentato uno sprone al miglioramento del capitalismo stesso, da qui l’introduzione di concetti come “tutela dei lavoratori”, “diritti”, “rappresentanza”, “stato sociale”. L’aver esultato alla caduta del muro plaudendo alla vittoria della democrazia è stato quindi un colossale errore concettuale in quanto partiva dall’errato presupposto che fosse sopravvissuto il sistema per certi versi più “buono” e “democratico” ignorando che ormai il significato stesso della parola democrazia è stato completamente tradito. In molti, a cominciare dagli stessi americani, vedi Fukuyama e la “Fine della Storia” hanno salutato la caduta dell’Urss come la caduta dell’autocrazia e la vittoria del mondo “libero”, salvo poi accorgersi dopo nemmeno vent’anni che di “libero” c’era e c’è ormai ben poco nell’ideologia capitalistica e neoliberista oggi imperante. Per continuare ad avere uno spazio nel mondo “libero”, che è anche rimasto l’unico sistema in atto, al posto che cercare di superare gli errori e i limiti del passato esperimento, i “chierici” dell’anticapitalismo hanno sostanzialmente accettato di cimentarsi nel campo del capitalismo, prendendo le distanze in modo netto da un passato che è diventato di colpo scomodo. Un passato che abbandonare non costava nulla dal momento che il fallimento del socialismo reale ha visto il trionfo del pensiero unico, la vittoria del capitalismo che ha sconfitto quella che a oggi rimane l’unica alternativa organizzata mai pensata dall’uomo a questo sistema economico e sociale. Hanno poi avuto buon gioco nell’utilizzare questa vittoria sul campo per demonizzare e demolire anche solo la memoria storica di quell’alternativa, un processo portato avanti in modo capillare e pervasivo volto a cancellarla come opzione disponibile relegandola alla stregua di una antica reliquia ingombrante e polverosa semmai da rimirare nei musei alla stregua dei carri armati della Wehrmacht della Seconda Guerra Mondiale. Se ne parla del passato, come se fosse per l’appunto il frutto dell’estremismo umano proprio come il nazismo, ignorando che dietro al comunismo vi era e vi è in realtà una chiave di lettura per analizzare il tempo presente e reinterpetarlo, e che è proprio grazie al comunismo che l’orribile parentesi del nazismo è stato sconfitto militarmente, permettendo così al mondo “libero” di potersi fregiare dell’epiteto di “democratico”. A oggi il marxismo è ancora una chiave di lettura che permette di analizzare le storture del sistema attuale, sviscerando il problema dello sfruttamento del lavoro e indicando la strada per il superamento della crisi di valori che affligge il mondo moderno. Screditare le sue apparizioni storiche in paesi che più o meno apertamente hanno dichiarato di aderire a tale modello è un trucco molto usato per screditare il marxismo stesso, accusandolo di portare solo a sofferenze e povertà, forzatura questa del tutto falsa dal momento che sarebbe come giudicare il capitalismo fallimentare analizzando i paesi che si ispirano a politiche neoliberiste in Africa o in America Latina, solo per fare qualche esempio. Sostenere che il marxismo abbia fallito e bisogni escogitare un qualcosa di nuovo per sfidare il capitalismo è sicuramente legittimo, tuttavia a oggi nessuno ha saputo realizzare una chiave interpretativa migliore, e soprattutto nessuno è riuscito a creare una ideologia pervasiva e coerente come quella marxista, col risultato che nel rifiutarla i nuovi anticapitalisti finiscono per proporre schemi vuoti, privi di un disegno organico, che infatti li rende minoritari e invisibili dal punto di vista politico.

Gracchus Babeuf

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