Approvato il decreto Carrozza: l'istruzione ritorna “pubblica”Tribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Approvato il decreto Carrozza: l’istruzione ritorna “pubblica”

Ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto legge “l’istruzione riparte”: in programma l’assunzione di 69 mila precari e 27 mila docenti di sostegno, la nascita di un welfare studentesco e l’abolizione del bonus maturità.

Fonte: Oltremedianews

Un’inversione di tendenza”, commenta entusiasta la deputata Pd Sereni. Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge “l’istruzione riparte”, proposto dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza e immediatamente percepito da insegnanti e sindacati come un primo importante passo dopo gli oltre otto miliardi di tagli solo negli ultimi anni. Ma da cosa o meglio, da chi “riparte”?

Sicuramente dagli insegnanti. In decisa controtendenza rispetto ai provvedimenti pensati lo scorso anno da Francesco Profumo, non ci sarà nessun concorsone pubblico. “In Toscana e Lazio le commissioni non hanno concluso il lavoro, altrove mancavano classi di concorso, mancavano discipline. Prima di pensare a nuovi concorsi dobbiamo ridare certezza a chi già nella scuola lavora” commenta il ministro dal palco di Cernobbio. La direzione indicata, dunque, è quella di un piano triennale di stabilizzazione per 69 mila docenti precari, più l’assunzione definitiva per 26 mila insegnanti di sostegno. È stato sbloccato anche il reclutamento di 16 mila bidelli e amministrativi in tre anni. Tutti provvedimenti su cui, tuttavia, pesa il compromesso imprescindibile dell’ “invarianza finanziaria”, che prevede l’acquisizione del posto fisso senza però nessun aumento di stipendio.

Il secondo punto fondamentale è l’abbassamento del costo dell’istruzione per gli studenti. È in piano un calmiere del prezzo dei libri di testo e la possibilità di utilizzare quelli delle vecchie edizioni. Tra le misure inoltre lo stanziamento di otto milioni in due anni per l’acquisto di libri ed e-book da dare in comodato d’uso agli studenti meno agiati. Il progetto è quello di un welfare studentesco, che tra le altre cose includa un aumento delle borse di studio per gli universitari dal 2014 in avanti. Il pacchetto di misure proposto vale in tutto 400 milioni. E le coperture? “Verranno dall’accisa sugli alcolici”, precisa Maria Chiara Carrozza durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Il nodo tra tutti più caro al ministro, tuttavia, rimane quello di un’alleanza scuola-lavoro. “L’Italia non dovrà mai più sfornare un laureato che a 25 anni non ha mai fatto un lavoro”. Le scuole superiori dovranno organizzare stage e tirocini formativi in aziende ed enti pubblici già dal quarto anno. Punto questo, tuttavia, sul quale permane più di qualche perplessità. Nessuna parola sul rafforzamento degli istituti tecnici superiori post-diploma, ad esempio, che permetterebbe, con un potenziamento dei laboratori, di assicurare un altro ponte, forse più solido, tra il mondo dell’istruzione e la domanda di manodopera di alto valore aggiunto.

A questo, poi, si legano gli ormai noti problemi sul merito: se dopo le polemiche sui test Invalsi nessuno ha ancora parlato di strade alternative per la valutazione del livello di insegnamento, nell’occhio del ciclone c’è ancora una volta  il bonus maturità, che avrebbe garantito fino a dieci punti da spendere per i test delle facoltà a numero chiuso. Provvedimento che, dichiara il ministro, sarà abolito con il prossimo Consiglio dei Ministri, senza mai entrare in vigore neppure per gli studenti che hanno affrontato il test quest’anno. L’obiettivo, spiega il ministro, vuole essere la cancellazione di una potenziale fonte d’iniquità, di sicuro molto più veloce di un radicale, quanto mai necessario ripensamento del sistema che garantisca una reale attenzione al merito degli studenti.

Un decreto che, dunque, sembra più che mai volto ad un duplice scopo. Da un lato, l’assorbimento di precari e disoccupati che non trovano collocazione attraverso altri canali; dall’altro, un tentativo da parte del Pd di rassicurare la propria base elettorale parlando di una scuola veramente “pubblica”, quando però al “colpo al cerchio” dell”equità non segue quello alla “botte” del merito di studenti e insegnanti.

 Paola Venturini

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