Arabia Saudita. Allarme rosso per il deficit, è "scacco" al Re?Tribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Arabia Saudita. Allarme rosso per il deficit, è “scacco” al Re?

Una guerra che doveva essere rapida in Yemen e che si è rivelata di lunga durata e il crollo dei prezzi del petrolio hanno fatto aumentare esponenzialmente il deficit del bilancio dell’Arabia Saudita costringendo il governo a varare una politica di tagli che potrebbe avere ripercussioni immediate.

Non è sempre domenica per l’Arabia Saudita, e ora anche a Riad potrebbero ben presto conoscere il significato della parola austerity. Da un lato una guerra, quella in Yemen, che si presupponeva di breve durata ma che si sta rivelando più complessa e costosa del previsto, dall’altro la corsa al ribasso dei prezzi del greggio stanno mettendo a dura prova l’economia saudita, costringendo per la prima volta i governanti del paese a  prendere in considerazione riforme economiche senza precedenti. Secondo alcune stime infatti il regno saudita avrebbe un disavanzo di bilancio di 367 miliardi di riyal, pari a 98 miliardi di dollari, una cifra astronomica (Sole24Ore) pari a circa il 16% del Pil del Paese. A influire in questa situazione drammatica sicuramente il crollo dei prezzi del petrolio che ha portato a una caduta del 23% delle entrate petrolifere. Una perdita difficilmente sostenibile per il regno saudita che evidentemente anche per questo motivo ha deciso di investire in avventure belliche perlomeno discutibili in Yemen, ma anche in Siria, dove  Riad appoggia da cinque anni i ribelli anti-Assad.

Da qui la decisione del nuove Re, Salman Al Saud, di varare piani finanziari draconiani volti a tagliare il deficit di 10 miliardi di dollari. Chiaramente tale risparmio avverrà attraverso diverse riforme e attraverso una lunga serie di tagli che riguarderanno anche e soprattutto il settore energetico con un netto taglio dei sussidi. Innanzitutto la benzina aumenterà da 16 a 24 centesimi di dollaro per litro, poi ci sarà anche un rincaro delle bollette energetiche e probabilmente l’introduzione dell’Iva in coordinamento con gli altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Bahrein, Emirati, Kuwait, Qatar e Oman). Infine previsto anche un importante processo di privatizzazione di diversi settori economici. Insomma tutta una serie di tagli che si ripercuoteranno inevitabilmente sulla vita della maggioranza dei cittadini in quanto la monarchia saudita non ha alcuna intenzione di tagliare i fondi militari che sono la prima voce della spesa pubblica saudita con 213 miliardi annui. Che la monarchia saudita sia arrivata al punto di non ritorno?

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