Arabia Saudita getta benzina sul fuoco del Medio Oriente ma la Russia reagisceTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Arabia Saudita getta benzina sul fuoco del Medio Oriente ma la Russia reagisce

 

L’Arabia Saudita ha annunciato di aver formato una nuova coalizione sunnita unificata da scagliare contro Assad, e quindi contro i russi. Mosca dal conto suo ha intensificato gli attacchi contro l’Isis e non sembra avere alcuna intenzione di fare un passo indietro, anzi. Sul terreno intanto l’esercito siriano ha ripreso il controllo totale di Homs. 

Si infiamma sempre di più la situazione sul terreno in Medio Oriente dopo che l’Arabia Saudita ha annunciato di aver formato una nuova coalizione sotto la propria guida in chiave anti-Damasco. Ormai si parla continuamente dei legami oscuri tra sauditi e gruppi terroristici jihadisti in Medio Oriente ma aldilà di parole nessuno in Occidente sembra aver fatto qualcosa per prendere le distanze da Riad. Oltre cento leader sunniti infatti si sono radunati in quel di Riad, come riportato da Molinari de “La Stampa”, rispondendo all’invito di Re Salman. I sauditi insomma non vogliono rassegnarsi alla permanenza di Assad a Damasco ed evidentemente continuano ad essere pronti a tutto per ottenere la sua destituzione e la creazione di un grande Stato sunnita. La sensazione è che i sauditi vogliano creare un blocco politico per pesare in vista della transizione politica in Siria.

A Riad si sono recati anche rappresentanti delle milizie salafite armate come ahrar al-Sham e l’Esercito della conquista, nato proprio sulla base di un accordo tra Riad e Ankara, come peraltro ricordato proprio da Molinari. La Russia di Vladimir Putin ha colpito questi gruppi sull’assunto che si tratti di organizzazioni terroristiche alla stregua dell’Isis, anche se ovviamente Arabia Saudita e Turchia non la pensano allo stesso modo. Invitando Ahrar Al-Sham nella sostanza i sauditi avrebbero quindi dato il loro appoggio alle provocazioni turche nei confronti di Mosca. Lo stesso Molinari su “La Stampa” ha peraltro ricordato come la stessa Washington sin qui abbia evitato di cooperare con Ahrar al-Sham in quanto considerata organizzazione vicina ad Al-Nusra, e quindi ad Al-Qaeda. Si conferma quindi che Arabia Saudita e Turchia collaborano alla luce del sole con movimenti armati vicini al jihadismo, senza che nessuno nella comunità internazionale prenda le opportune contromisure. Riad ha anche invitato per la verità alcuni gruppi laici sunniti nel tentativo di unificare l’opposizione ad Assad, ma non ha invitato i curdi, chiaramente per dare il contentino ad Erdogan,  il cui vero obiettivo sembra essere quello di impedire la formazione di uno Stato curdo.

In questa situazione drammatica i russi hanno reagito prontamente intensificando i raid sul terreno e accentrando il proprio ruolo nell’ottica della guerra civile siriana. L’esercito siriano ha inoltre ripreso il controllo totale di Homs con gli ultimi gruppi di ribelli che hanno abbandonato la città, e i russi nei prossimi giorni dovrebbero creare una seconda base aerea in quel di Al-Sharyat da cui martellare le postazioni sunnite in Siria. Putin ha anche detto di sperare di non dovere mai armare i missili con testate nucleari per fermare l’Isis, un chiaro messaggio inviato tanto alla Turchia, quanto all’Arabia Saudita. Insomma la sensazione è che in vista di quella che si propone come una “battaglia finale” per la Siria le rispettive coalizioni si stiano ridefinendo.

Gb

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