Arabia Saudita. La "Primavera negata" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Arabia Saudita. La “Primavera negata”

Mentre tutti parlano della “Primavera Araba” in questi giorni in Arabia Saudita e Bahrein sta andando in scena un’altra “Primavera”, ignorata dai media viste le buone relazioni dei regnanti dei due paesi con le potenze occidentali.In Arabia Saudita sono ben 30.000 i detenuti politici su una popolazione di poco meno di 27 milioni di abitanti.

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Sono giorni convulsi per il mondo arabo. Mentre si combatte in Siria e si fa ancora un gran parlare della “Primavera Araba” che ha scompaginato gli equilibri geopolitici nell’area, altre rivolte popolari vengono invece taciute, con la complicità dei media occidentali. Stiamo parlando di quanto è successo nelle ultime ore in Bahrein e in Arabia Saudita, due paesi legati da ottimi rapporti con l’Occidente. Secondo l’IRIB nell’est dell’Arabia Saudita e nella regione di Qatif, un gran numero di manifestanti ha protestato in strada contro la dittatura nel Paese, chiedendo a gran voce l’immediata liberazione di alcuni prigionieri politici. I diritti umani in Bahrein e in Arabia Saudita sono del tutto inosservati, ma questo sembra non interessare i media occidentali. Le forze di sicurezza saudite hanno letteralmente aggredito i manifestanti dal momento che, leggi alla mano, nel paese saudita manifestare è considerato un reato vero e proprio. Decine e decine sono stati gli arresti così come decine sono state anche le persone ferite negli scontri. Una volta dispersa la folla le autorità saudite sono andate casa per casa a cercare altri manifestanti, portandoli via sul momento. A Ryadh, la capitale, 500 donne  hanno firmato una lettera indirizzata al Re chiedendo la liberazione dei 30.000 prigionieri politici presenti nel Paese, una cifra altissima considerato che l’Arabia Saudita conta appena 27 milioni di abitanti. Secondo alcuni testimoni comunque, le forze dell’ordine avrebbero persino aperto il fuoco sui manifestanti nel quartiere di Qatif, ferendo diversi manifestanti. Un portavoce del ministero dell’Interno saudita si è difeso sostenendo che i manifestanti avrebbero cominciato a bruciare penuematici nel tentativo di costruire barricate.Tra gli arrestati ci sarebbe anche Mohammed al-Shakhuri, presente nella lista delle 23 persone più ricercate dell’Arabia Saudita. Shakhuri sarebbe stato portato in un ospedale militare  con ferite da proiettile nella schiena e al collo, segno evidente che le forze dell’ordine hanno letteralmente sparato sulla folla e solo un miracolo ha impedito che ci fossero vittime. A inizio luglio ben due manifestanti sono stati uccisi dalle forze dell’ordine saudite, e da allora il clima si è surriscaldato, al punto che la polizia ha aumentato il livello d’allerta e anche la brutalità nei confronti delle manifestazioni. Le proteste si sono propagate in Arabia Saudita dal vicino Bahrein, luogo dove a inizio 2012 una rivolta sciita era stata soffocata nel sangue dalle truppe del Golfo, guidate dall’Arabia Saudita. Sono diversi anche gli sciiti arrestati, una sorta di guerra interconfessionale che rischia di sfuggire di mano da un momento all’altro. I musulmani sciiti da tempo lamentano di essere discriminati dalle autorità saudite e di venire emarginati dalla politica del governo sunnita dell’Arabia Saudita. In tutto questo l’Occidente semplicemente finge di non  vedere quanto accade in Arabia Saudita e Bahrein per non pregiudicare gli ottimi rapporti con le dinastie regnanti dei rispettivi paesi, necessari al commercio dell’oro nero. Una “primavera negata” che non va in scena nelle tv occidentali, impegnate invece a trasmettere notizie spesso artefatte su quanto accade in Siria.

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