Arabia Saudita: l'attivismo diventa terrorismoTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Arabia Saudita: l’attivismo diventa terrorismo

Il 2 febbraio a Ryadh, Arabia Saudita, è stata promulgata la discussa e discutibile legge sul terrorismo. Discutibile poiché secondo il regno saudita è terrorista chiunque protesti per avviare delle riforme, per denunciare irregolarità nell’amministrazione o semplicemente dimostri un qualche sintomo di dissenso.

Fonte: Oltremedianews

L’unica cosa certa è che la definizione dei reati di terrorismo utilizzati nella nuova legge è troppo vaga e potrebbe essere oggetto di abusi da parte delle autorità per reprimere il dissenso pacifico. Tra i reati etichettati come terrorismo sono tutti gliatti che, direttamente o indirettamente, mirano a “turbare l’ordine pubblico dello Stato”, “destabilizzando la sicurezzadella società, o la stabilità dello Stato”, “mettere in pericolo l’unità nazionale“, “revocare la base delle leggi del governo o dei suoi articoli “, o” danneggiare la reputazione dello stato o la sua posizione “. Accuse queste  che possono essere rivolte a qualsiasi attivista dei diritti umani.

Dunque, chiunque venga sorpreso in atti che possano minacciare lo stato o la società sarà processato per attività terroristica. Sorprende anche l’enorme potere che viene attribuito al ministero degli Interni, che ha il potere di rilasciare i processati anche contro il parere dei giudici. La polizia, inoltre, è autorizzata a perquisire le case di eventuali sospettati senza attendere l’autorizzazione giudiziaria. Sospetto è chiunque “arrechi un danno all’unità nazionale, offenda la reputazione della Nazione o la sua posizione”. L’articolo 6 della legge stabilisce che i sospetti possono essere detenuti per 90 giorni senza alcun contatto con il mondo esterno, al di là di una sola telefonata alla loro famiglia. Questo include non avere accesso a un avvocato durante gli interrogatori.

Abdulaziz al-Shubaily, fondatore dell’ACPRA (Saudi Civil and Political Rights Association) e attualmente sotto processo per “attività sovversiva”, definisce questa legge una catastrofe per la popolazione saudita. Afferma inoltre che sono nel mirino del governo tutti quei giovani che, spinti dal vento della Primavera Araba, hanno cercato di dar vita a un dibattito sui diritti politici e civili a Ryadh. Anche le donne e la loro campagna Women to drive sono un obiettivo preciso di questa legge.

Questa norma va ad aggiungersi ad una situazione già critica nel paese per ciò che riguarda la libertà e i diritti. È risaputo, infatti, che gravi limitazioni vi sono anche riguardo la libertà di riunione e associazione, poiché il governo vieta qualsiasi manifestazione di carattere politico. Non sono riconosciuti neanche i sindacati o le associazioni professionali, mentre quelle culturali e femminili sono sottoposti a una rigida sorveglianza del governo. I limiti alla libertà di pensiero e del diritto alla partecipazione politica si possono constatare dal testo dell’articolo 39 della Legge Fondamentale, la quale vieta ogni critica all’Islam, alla famiglia reale e al governo.

Amnesty International ha dichiarato: “Questa nuova legge inquietante conferma i nostri peggiori timori, che le autorità dell’Arabia Saudita stanno cercando copertura legale per radicare la loro capacità di reprimere il dissenso pacifico e di costringere al silenzio i difensori dei diritti umani.” I timori di Amnesty International su questa legge non sono recenti. Nel 2011, l’organizzazione aveva  manifestato le sue preoccupazioni per un progetto della normativa che era trapelato nei media e che evidenziava l’impatto negativo sui diritti umani che una tale legge avrebbe avuto. Quei timori si sono rivelati giusti. Da oggi, chiunque chieda, nel regno, qualcosa che la famiglia saudita non vuole che sia chiesto è un terrorista.

Elda Goci

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