Arabia Saudita. Si decapita ma l'Occidente non fa nullaTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Arabia Saudita. Si decapita ma l’Occidente non fa nulla

Dove sono le prese di posizione dei governi quando si parla di #ArabiaSaudita? A Raid si continua ad applicare la pena di morte per decapitazione e solo nel 2014 sono già 68 le persone giustiziate dal Paese alleato degli Stati Uniti. 

Si fa un gran parlare nel mondo delle associazioni dei diritti umani che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo o quel tema. Difficilmente però sentirete i governi occidentali parlare dell’Arabia Saudita, il ricco alleato dell’Occidente  che è anche ovviamente uno dei principali produttori di petrolio. Quella tra Riad e Washington è una alleanza di vecchia data e non ci sorprende dunque che le Ong e i diritti umani fatichino a lanciare campagne per denunciare gli abusi dei diritti umani che accadono in Arabia Saudita. Talal Ali Qassem, siriano finito nelle carceri di Riad per spaccio, è solo l’ultimo a essere stato decapitato dalla giustizia saudita. Ali Qassem è stato giudicato “colpevole di aver contrabbandato grandi quantità di metanfetamina”, come peraltro ammesso anche dai media locali, e con la sua morte il numero di persone giustiziate dall’inizio dell’anno è salito a 68. Christof Heyns è l’inviato delle Nazioni Unite per le esecuzioni arbitrarie e nei mesi scorsi aveva chiesto una moratoria sulla pena di morte in Arabia Saudita dal momento che trovava i processi “profondamente iniqui”. Non solo, il sistema giudiziario saudita spesso e volentieri non permette nemmeno agli accusati di avere un avvocato, per non parlare delle confessioni che sarebbero estorte con la tortura. Ma lo spaccio di droga non è l’unico reato con il quale si può letteralmente perdere la testa, si può morire anche per stupro, omicidio, apostasia, sodomia, adulterio, omosessualità, rapina, stregoneria e anche semplice dissidenza. Quest’anno infatti ben cinque persone sono state decapitate in quanto oppositori della monarchia saudita, tra loro l’attivista religioso sciita shaykh Nimr al-Nimr. Diverse organizzazioni umanitarie hanno inviato a Riad esortazioni a revocare le sentenze capitali contro chi dissente politicamente, ma chiaramente la monarchia saudita ha bellamente ignorato queste richieste senza peraltro pagare alcuno scotto. Anche la Ong della Human Right Watch ha chiesto ufficialmente a Raid di abolire la famigerata “Corte Criminale Speciale” avanzando serie preoccupazioni circa la liceità del modo con cui svolge i processi. Dunque almeno le associazioni per i diritti umani ci provano a sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto succede in Arabia Saudita ma i governi e la stampa occidentali sembrano avere altre priorità, come ad esempio mettere in prima pagina le esecuzioni capitali in Iran, paese non alleato di Washington e quindi da colpire con ogni mezzo. Insomma in nome del business si preferisce far finta di niente su come l’Arabia Saudita gestisce gli affari in casa propria, però poi si giudicano altri paesi magari chiedendo aiuto militare ed economico proprio ai sauditi.

GB

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