Argentina. Buenos Aires si appella all'Onu contro i "fondi avvoltoio" americaniTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Argentina. Buenos Aires si appella all’Onu contro i “fondi avvoltoio” americani

Buenos Aires ha deciso di appellarsi alle Nazioni Unite nella sua battaglia contro i fondi “avvoltoio” americani. Secondo il governo argentino l’Onu dovrebbe fare qualcosa per evitare che questi fondi avvoltoio finiscano per mandare in rovina interi Paesi acquistando il debito degli Stati in crisi. Si tratta di veri e propri “avvoltoi” che comprano debito dai paesi in difficoltà a prezzi stracciati  per poi esigere il pagamento a prezzo pieno pochi anni dopo.

L’Argentina ha deciso di non fare finta di niente e di portare l’annoso problema dei fondi avvoltoio sin alle Nazioni Unite per ottenere giustizia. Una battaglia legale senza quartiere che il ministro dell’Economia argentino, Axel Kicillof, ha deciso di portare avanti a tutti i costi considerando i fondi speculativi americani come un vero e proprio ostacolo per i paesi che si trovano in difficoltà. Kicillof ne ha parlato a un comitato creato dall’Assemblea Generale dell’Onu per analizzare le procedure di ristrutturazione dei debiti sovrani. Secondo Kicillof l’Onu dovrebbe attivarsi “procedendo alla definizione di un quadro internazionale”, al fine da evitare che fondi speculativi in mano a un pugno di speculatori possano permettersi di prendere per la gola interi Stati acquistando il debito dei paesi che si trovano in difficoltà. Un potere insopportabile che a volte non riesce nemmeno a essere arginato dai governi, che devono subire le iniziative degli speculatori senza poter fare niente. Il ministro argentino ha ricordato inoltre che i problemi legali che l’Argentina si trova ad affrontare nei tribunali di New York cominciano nel 2001, la data della cessazione dei pagamenti per un valore vicino agli 81 miliardi di dollari. L’Argentina però non è isolata, anche Sacha Llorenti, ambasciatore boliviano presso l’Onu, si è allineato sulle sue posizioni: “Abbiamo bisogno di strumenti più potenti per discutere i problemi del debito”. Effettivamente tutto cominciò nel 2001 con il default che portò Buenos Aires a non poter pagare i pagamenti sul debito sovrano per 100 miliardi di dollari. Il 93% dei creditori accettò di concedere sconti, non il 7% nelle mani del fondo speculativo Nml Capital del miliardario statunitense Paul Singer, che anzi approfittò del default per fare l’avvoltoio e comprare titoli di debito per 220 milioni di dollari a prezzi a dir poco stracciati (50 milioni). Peccato che Singer abbia poi chiesto il rimborso pieno, per un valore che dopo 13 anni ha superato oggi gli 800 milioni di dollari. A questi 800 andrebbero poi sommati altri fondi che raggiungo così 1,3 miliardi di debito argentino. Sono questi i cosiddetti “Hedge Fund”, tristemente noti per essere fondi particolarmente attivi nell’attività della speculazione, non a caso lo stesso Singer negli anni Novanta aveva provato a strozzare il Perù chiedendo 70 milioni di dollari a fronte dei 15 milioni di titoli che aveva accaparrato nei mesi precedenti. Lo stesso Singer nel 2002 aveva obbligato la Repubblica del Congo a pagare ben 90 milioni di dollari di debito a fronte dei 20 che erano in suo possesso. Insomma dei veri e propri avvoltoi di professione che in questo modo impediscono a interi paesi di poter gestire il proprio futuro, ipotecandoglielo letteralmente. Tutto questo non solo è legale, ma avviene all’interno di un contesto internazionale che favorisce esattamente situazioni di questo tipo, un mondo dove gruppi di privati possono speculare sulla vita di un intero Stato.

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Un commento

  1. I fondi avvoltoio ci guadagnano,ma chi a lavorato e a comprato titoli Argentini Obbligazioni ci a perso purtroppo Abbiani Virgilio

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