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mercoledì , 18 ottobre 2017
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Argentina. Comincia il processo contro la dittatura militare

Inizia finalmente a Buenos Aires il mega processo contro i gerarchi della dittatura militare fascista che ha dominato l’Argentina per sette anni, dal 1976 al 1983. Sarà l’occasione per far emergere le responsabilità degli Stati Uniti, i veri sponsor del patto mortale tra militari, chiesa ed estrema destra che ha portato migliaia di lutti in tutto il Sudamerica. 

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Non è mai troppo tardi per avere giustizia. E’ cominciato ieri a Buenos Aires un processo epocale, quello contro i responsabili della dittatura fascista che ha insanguinato l’Argentina per sette lunghi anni, dal 1976 al 1983. Una dittatura spregevole, finanziata e sponsorizzata dagli Stati Uniti. I desaparecidos fanno ancora male, molto male all’Argentina e al mondo, una ferita aperta e sanguinante che merita ancora giustizia. Il protagonista assoluto del processo è l’ex capo della giunta militare responsabile del golpe, Jorge Rafael Videla, e l’altro esponente del regime di estrema destra, Reynaldo Bignone. Il processo non riguarderà solo i voli della morte con la quale il regime si è liberato di migliaia di oppositori politici, ma anche il Piano Condor, ovvero l’accordo sottoscritto negli anni Settanta  tra le diverse forze di estrema destra e gli ambienti militari golpisti di vari paesi – Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile – con la supervisione degli Stati Uniti, mirante ad adottare una unica strategia in tutta l’America Latina contro i movimenti popolari, le forze progressiste e rivoluzionarie.Per anni si è taciuto, ma ora finalmente le responsabilità degli Stati Uniti possono emergere in tutta la loro gravità. Il processo è cominciato nella giornata di ieri nell’ambito di una causa di massa per i crimini contro l’umanità perpetrati nel corso del regime. “I rapporti tra le intelligence riproduceva a livello internazionale la logica di repressione in vigore all’interno di ciascuno di questi paesi“, ha dichiarato Miguel Angel Osorio, il giudice a capo del processo, che oltre agli ex generali Videla e Bignogne vede come imputati anche Santiago Riveros e Luciano Menèndez. ‘‘Proprio grazie al Plan Condor, le dittature procedevano a sequestrare persone ed estorcere loro informazioni utili a compiere successivi sequestri. A quanto pare, uomini dei diversi paesi sequestrarono e torturarono insieme gli oppositori”, ha aggiunto uno dei rappresentanti dell’accusa, Pablo Ouvina. Una cosa è certa, al golpe argentino partecipò con un ruolo attivo l’esercito, come peraltro provato da un documento del 1976 inviato da un agente dell’Fbi all’ambasciata Usa di Buenos Aires che spiegava come il Piano Condor fosse destinato al “reperimento e scambio di informazioni riguardanti comunisti, marxisti e militanti di sinistra”. Il suo obiettivo era invece – precisa sempre il documento – ”l’eliminazione delle loro attività e la loro esecuzione o trasferimento in uno dei paesi sottoscriventi il protocollo del Condor, mediante lo sviluppo di operazioni congiunte”. Fino a oggi all’ex presidente Videla sono stati comminati ben due ergastoli per i crimini commessi nel corso del suo regime. Finalmente, dopo 14 lunghissimi anni di attesa, potrà dunque cominciare il processo, nonostante giustamente i giudici abbiano cercato in modo vano di estradare il defunto ex dittatore cileno Pinochet e il paraguyano Alfredo Streoessner. L’unico imputato straniero sarà l’ex colonnello e agente dei servizi segreti dell’esercito uruguayano Manuel Cordero, implicato, fra l’altro, nella scomparsa di María Claudia García de Gelman, nuora del poeta argentino Juan Gelman. Insomma, i giudici argentini vogliono provare l’esistenza di una vera e propria associazione illecita tra le dittature di Cile, Argentina, Brasile, Uruguay, Bolivia e Paraguay per eliminare, perseguitare e imprigionare gli attivisti di sinistra ovunque in Sudamerica con l’appoggio di Washington.

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