Argentina. Giustizia è fatta: condannato Videla a 50 anni di carcere | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Argentina. Giustizia è fatta: condannato Videla a 50 anni di carcere

Tardiva ma durissima sentenza in Argentina contro l’ex dittatore Videla, condannato a 50 anni di carcere per il rapimento dei figli dei desaparecidos durante la dittatura militare. I bambini erano stati affidati a ufficiali del regime o a loro stretti conoscenti secondo un piano che ottenne il “placet” della Chiesa e venne escogitato da ambienti vicini a quelli della P2 di Licio Gelli.

Quella della dittatura militare è una delle pagine più oscure per la storia dell’Argentina. Nemmeno trent’anni fa infatti a Buenos Aires aveva trovato spazio la dittatura di Jorge Rafael Videla, dittatura tristemente famosa per i desaparecidos, ovvero quelle persone sgradite al regime che in qualche modo venivano letteralmente fatte sparire nel nulla dall’oggi al domani. Sono migliaia i desaparecidos sulla coscienza della dittatura militare guidata da Videla, anche se non è stato questo il solo reato commesso da lui e dal suo sistema di potere. Videla avrebbe anche organizzato e preso parte al sequestro dei figli  dei desaparecidos durante l’ultimo regime militare (1976-1983). Per questo motivo Videla, ormai 87enne, è stato condannato nelle scorse ore a 50 anni di carcere. Videla era già stato condannato all’ergastolo due anni fa, e attualmente si trova detenuto presso la prigione militare di Capo de Mayo, nell’hinterland di Buenos Aires.  Videla però non è l’unico a essere stato portato alla sbarra. Per lo stesso reato sono stati condannati anche il generale Reynaldo Brignone, ultimo capo del regime militare, a 15 anni; e Jorge Acosta, “el Tigre”, che diresse il campo di concentramento dell’Esma, la scuola tecnica della Marina, a 30 anni. La sentenza emessa oggi è quindi una grande vittoria per la giustizia e conclude una lunga battaglia giudiziaria cominciata ormai ben 16 anni fa dall’ associazione delle “Abuelas de Plaza de Mayo”, ovvero le nonne di quei bambini scomparsi dopo l’assassinio dei loro genitori. Questi bambini sono stati consegnati segretamente a famiglie di militari, un segreto orribile che finalmente è stato messo in luce dalla giustizia. Condannando Videla al massimo della pena prevista, i giudici del Tribunale hanno riconosciuto la tesi sostenuta dalle “Abuelas” e cioè che nel corso della dittutura i militari misero in atto un programma sistematico di sequestro dei bambini. Quello di Videla fu un piano pianificato a tavolino che prevedeva proprio di far crescere i bambini in famiglie diverse dalle loro, un piano portato avanti con l’appoggio della Chiesa e maturato  negli ambienti dove venne creata la P2 di Licio Gelli, a cui era legato quello che è stato considerato il cervello dell’operazione di sequestro dei bambini: l’ammiraglio Emilio Massera, deceduto nel 2010. Insomma le indagini della giustizia hanno permesso di lumeggiare un periodo oscuro per l’Argentina, ovvero il periodo in cui la giunta militare nel 1976, dopo aver destituito Isabela Peròn, mise un piano di “ristrutturazione nazionale” che prevedeva letteralmente l’eliminazione fisica, e segreta, di tutti gli oppositori (migliaia di giovani militanti di sinistra).  Nel caso in cui le ragazze sequestrate fossero incinte era previsto che partorissero nei lager prima di essere torturate ed uccise. Dal momento che si trattava di desaparecidas, le famiglie delle donne uccise non venivano mai avvisate di nulla, e i neonati venivano affidati a famiglie di militari, o di “provata fede cristiana”. Un piano di “chirurgia sociale” allucinante, rimasto impunito fino a oggi. Grazie però alle vedove di Plaza de Mayo e alla prova del Dna, gli inquirenti sono finalmente riusciti a identificare ben 105 figli di  desaparecidos sequestrati dai militari. Ma sarebbero solo una parte perché i neonati rubati dovrebbero essere più di 500

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