Argentina. La situazione prima delle presidenzialiTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Argentina. La situazione prima delle presidenziali

Manca una settimana alle elezioni presidenziali argentine, dopo mesi di campagna elettorale che si annunciava ben piú aspra di quella che è stata in realtà. A inizio 2015 il caso Nisman annunciava una campagna letteralmente sanguinosa. Così non è stato, per fortuna.

Le incertezze della vigilia non sono tante, soprattutto perchè la situazione di partenza dei candidati è già stata delineata dalle elezioni primarie, le PASO (primarias abiertas simultáneas y obligatorias), che hanno formato una griglia ben definita.
L’unica vera incertezza è se Scioli, il candidato del FPV, vincerà senza bisogno di ballottaggio. L’unica vera speranza dell’opposizione è quella di ottenere per pochi voti i tempi supplementari del ballottaggio e sperare che qualcosa succeda nel frattempo.
I CANDIDATI
Primo fra tutti il già citato Daniel Scioli, attuale governatore della piú importante provincia del paese, la provincia di Buenos Aires, che parte da una base del 38,67% ottenute ad agosto. Scioli rappresenta la continuità del FPV al potere, anche se qualcuno ha dei dubbi se si tratti di una vera continuità col kirchnerismo puro, che ha governato il paese negli ultimi 12 anni, prima col defunto Nestor Kirchner e poi, per ben due mandati, con Cristina Fernandez de Kirchner. I dubbi sul governatore bonaerense sono molti e nascono all’interno del kirchnerismo stesso. E’ accusato di essere ‘tibio’ (tiepido), soprattutto di fronte ai gruppi concentrati di potere, che sono stati affrontati in maniera decisa in questi 12 anni, fino a far diventare la questione una vera e propria battaglia ideologica, contro la neo colonizzazione, rappresentata dalle destre sudamericane con interessi extranazionali.
E’ vero che Scioli è stato il vice presidente nella preisdenza Kirchner, ma à altrettanto vero che la base della militanza non lo vede di buon occhio, tant’é che prima di agosto all’interno del FPV si prospettava un ballottaggio tra Scioli e l’attuale ministro dei trasporti Florencio Randazzo. Fu la stessa presidenta a decidere di non disperdere i voti e far mettere da parte le velleità prsesidenziali a Randazzo. La mossa chiave fu l’affiancare a Scioli un uomo di fiducia, Zanini, che sarà il candidato a vice presidente., garante della continuità del progetto.
Daniel Scioli non entusiasma la base elettorale militante del kirchnerismo, ma è uomo non inviso ai poteri forti concentrati, tant’é che non c’é mai stata campagna sporca nei suoi confronti da parte degli stessi media, che invece hanno sempre riservato un trattamento estremamente aggressivo a tutti i personaggi ritenuti troppo kirchneristi.
Sono finiti sotto accusa (accuse spesso esagerate e pompate ad arte, se non addirittura inventate di sana pianta) la presidenta Cristina, il suo vice Boudou, il ministro dell’economia Kiciloff, il figlio Máximo (leader e dirigente dell’aggrupazione kirchnerista chiamata La Campora), il capo di gabinetto Anibal Fernandez e tanti altri.
Mai Scioli, che abilmente si è sempre tenuto lontano da polemiche, nascondensi dientro l’ingombrante ombra di Cristina e mostrandosi spesso in eventi organizzati dal famigerato grupo Clarín, un gruppo multimediale concentrato che domina il mercato dei media argentini.
Il vero avversario di Scioli è l’attuale alcalde (sindaco) di Buenos Aires, Mauricio Macri, che nelle PASO ha ottenuto il 30,12% dei consensi, con la sua formula presidenziale chiamata Cambiemos, che raggruppa il suo partito, il PRO che governa la capital porteña, alleato a una parte dello storico partito UCR, che tradizionalmente ha sempre conteso il potere al peronismo.
Sarà la prima volta nella storia in cui l’UCR non avrà un candidato proprio per le presidenziali. Fu Ernesto Sanz pochi mesi fa a dare il colpo inatteso annunciado l’accordo elettorale con il macrismo, forza di destra, che ha spaccato la base militante dello storico partito, sempre ispirato a idee progressiste di centro sinistra e che ora si trova lo scomodo alleato neo liberale e conservatore. Difficile capire questa alleanza, se non pensando a un un vuoto antikirchnerismo, non supportato da idee ma solo dalla voglia di cambiare a prescindere.
Se Scioli non è mai stato pesantemente attaccato dai media concentrati, Mauricio Macri, milionario, figlio di un imprenditore italo-argentino, è stato letteralmente protetto. I recenti casi di corruzione scoperti nel suo partito e nel governo della città di Buenos Aires, sarebbero stati in grado, in altri contesti, di costringere Macri a una rinuncia.
La protezione mediatica di cui ha goduto ha disperatamente tenuto a galla la sua candidatura, benchè gli ultimi sondaggi lo diano in nettissimo calo. Il movimento che ha sempre messo come bandiera la legalità e la lotta alla corruzione (argomento usato come jolly in quasi tutte le elezioni sudamericane), è finito sotto accusa proprio per gli stessi illeciti di cui si dichiarava immune. In generale il discorso di Macri non ha mai conquistato tutta quella parte di elettorato di destra, o antikirchnerista, che dovrebbe rappresentare.
Sempre pronto a criticare tutti i provvedimenti del governo, quali le AUH (Asignación Universal por Hijo) e le privatizzazioni, ultimamente ha cambiato diammetralmente il suo discorso, dichiarandosi favorevole al mantenimento dei provvedimenti prima criticatissimi.
Lo stesso elettorato, di centro destra, anti peronista e anti kirchnerista (esiste anche il peronismo anti kirchnerista), si è visto sconcertato di fronte a un cambio così radicale del discorso macrista, che ha dimostrato tutta la sua inconsistenza, piú preoccupato ai sondaggi che ai veri interessi del paese.
Terzo incomodo, il fuoriuscito dal kirchnerismo Sergio Massa, ex dirigente del Fpv, che 2 anni fa ha deciso di correre per conto proprio, portandosi dietro una parte del peronismo antikirchnerista di centro destra e attirando le simpatie anche di quell’elettorato, che per sua natura dovrebbe votare per Macri.
Nelle intenzioni dei poteri forti concentrati, Massa doveva essere colui il quale spaccava in due il kirchnerismo e per lungo tempo il gruppo Clarín è rimasto in bilico tra Massa e Macri, scegliendo quest’ultimo solo poco prima delle PASO.
Circa due anni fa era proprio l’attuale sindaco di Tigre, ad essere in vantaggio nei sondaggi, dopo le elezioni intermedie, vero e proprio trionfo del Massismo, che piano piano ha visto peró sgonfiarsi la propria forza che si proponeva come innovativa senza dimenticare le cose positive dell’attuale governo.
La campagna massista si è concentrata soprattutto nel cercare di dare soluzioni all’insicurezza, tema sociale pompato ad arte dai media, come argomento contro il governo. Perchè se è vero che l’Argentina ha un tasso di criminalità piú alto rispetto all’Europa, è, dati alla mano, in America Latina uno dei paesi piú tranquilli. La sensazione di insicurezza promossa dai media oppositori, ha ingigantito un problema vero, ma non esasperante. Massa si è inserito in questa tematica in modo deciso, proponendo maggiori pene per tutti i delitti. Non una grande novità, nè un gran discorso innovativo, che esaurita l’onda iniziale si è assestato al terzo posto nettamente staccato sia dall’ex compagno di partito Scioli, sia da Macri.
Negli ultimi giorni la breccia tra Massa, che nelle PASO ha ottenuto il 20,57% dei consensi, e Macri si è ridotto, qualche sondaggio forse troppo ottimistico, ha parlato anche di sorpasso nei confronti di Macri.
Gli altri due candidati, la progressista Margarita Stolbizer e il rappresentante dell’estrema sinistra Nicolás del Caño, non hanno nessuna possibilità di competere per la vittoria, non avendo nessun appoggio mediatico.
GLI SCENARI
Ricordiamo che per vincere al primo turno la legge argentina prevede che un candidato raggiunga il 45% dei consensi oppure il 40% con un vantaggio di piú di 10 punti percentuali sul secondo. In tutti gli altri casi si va al ballottaggio tra i due piú votati.
Le inchieste di questi ultimi 2 mesi parlano di un Scioli vicino alla vittoria, qualcuno parla di una percentuale tra il 39 e il 40% e con piú di 10 punti di vantaggio su Macri.
Si è spesso parlato di una possibile alleanza tra Macri e Massa, alleanza che è stata chiesta chiaramente dalla stampa oppositrice, ma che non ha solidi motivi politici, tali da convincere l’elettorato. Sarebbe un’alleanza strumentale, incoerente, poco credibile. Nessuno immagina un governo composto da forze così storicamente lontane.
Nel caso in cui Macri dovesse riuscire in extremis a evitare la vittoria di Scioli nel primo turno, il ballottaggio tra i due non sembrerebbe lasciare scampo all’alcade di Buenos Aires. Il voto di Massa non andrebbe tutto a Macri, anzi è probabile che si divida in due lasciando invariate le distanze.
Forse un ballottaggio Scioli-Massa sarebbe meno scontato, visto che l’elettorato macrista non voterebbe mai per il kirchnerismo, scegliendo il ‘male minore’ Massa.
LA CONTINUITÀ DELLA DECADA GANADA
Il decennio kirchnerista pur tra mille difficoltà ed alti e bassi, soprattutto negli ultimi 2 anni, è stato definito la ‘decada ganada’, il decennio che ha rialzato un paese intero, messo in ginocchio dalle scellerate politiche neoliberali degli anni 90. Ormai il dibattito non è piú se sia stato positivo o meno, a denti stretti certe conquiste e certi miglioramenti sono ammessi da tutti. Quello che si contesta è un non troppo precisato ‘si poteva fare meglio’, ormai persino Macri nelle ultime dichiarazioni si dichiara favorevole alle grandi battaglie condotte dal kirchnerismo.
I temi caldi che rimangono sono di natura economica, essenzialmente la forte inflazione che negli ultimi anni ha disturbato non poco l’economia argentina, che dopo la ripresa, a suon di record, dei primi anni del kirchnerismo, ha subito una frenata.
L’economia argentina cresce, ma cresce poco e l’anno scorso ha avuto un lieve flessione. La continuità di certe politiche non sembra in discussione, la vaticinata fine del kirchnerismo per l’ennesima volta sembra solo un facile slogan acchiappa voti. Il kirchnerismo è vivo e vegeto, anche grazie all’età giovanissima della base militante. Da qualche parte si pensa alla possibile presidenza Scioli, come un periodo di calma, in cui non si butterà via quello fatto in questi 12 anni, ma senza l’impeto di Cristina, che spesso è stato definito autoritario. Forse un momento necessario per portare tranquillità, senza rovinare il progetto.
E tra le tante certezze dell’Argentina del 2015 c’é quella di una democrazia sempre piú solida, che è in grado da sola di scegliere un presidente, senza l’aiuto del gruppo Clarín, che durante gran parte della storia argentina ha scelto i presidenti e ha scelto anche quando e come dovevano essere sostituiti.
La presa di coscienza politica di questi anni ha prodotto forti frizioni, quella che è definita la grieta, ma ha dato in pasto all’opinione pubblica tanti dibattiti, in temi quali i diritti umani, l’indipendenza economica, la giustizia sociale e la lotta senza quartiere contro i gruppi concentrati di potere, primo tra i quali il gruppo Clarín. Ora la società sa che quello che dice il Clarín nelle pagine del quotidiano e che viene ripetuto dai suoi canali televisivi, siti internet e porgamma di intrattenimento, non è per forza la verità, ma una delle tante verità, quella che ha dietro interessi economici enormi, che non sempre si sposano con gli interessi di un popolo intero.
Giuseppe Concas
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