Argentina. Milani, Chevron, SbattellaTribuno del Popolo
venerdì , 31 marzo 2017
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Argentina. Milani, Chevron, Sbattella

Negli ultimi giorni è stata divulgata una serie di notizie che coloro che sostengono che il governo K (Kirchner) stia attuando una trasformazione rivoluzionaria (“liberazione nazionale”, “lotta ai gruppi di potere”, e simili) del paese faticheranno a digerire.

Notizie che possono essere riassunte in tre nomi: Milani, Chevron e Sbattella. Dato che questo blog è frequentato da un pubblico che non vive in Argentina, sintetizzo l’argomento a cui mi riferisco.

Milani (o sulla natura repressiva dello Stato)

Il generale César Milani è stato nominato recentemente capo dell’Esercito, dalla presidentessa Cristina Kirchner. Milani ha una denuncia a carico per aver partecipato alla repressione durante la dittatura militare. Ex prigionieri politici lo associano alla sparizione, a Tucumán, nel 1976, del soldato Alberto Ledo, suo assistente. Milani, è stato infatti specializzato nell’intelligence del reparto del Genio militare 141, della provincia de La Rioja e di stanza nella provincia di Tucumán, tra il febbraio del 1976 e il febbraio del 1977.

In quel periodo l’Esercito si occupava dell’Operativo Independencia, contro l’Esercito Rivoluzionario del Popolo. Ledo, secondo alcuni testimoni, sarebbe stato un simpatizzante dell’ERP ma si persero le sue tracce a Tucumán, dove aveva dovuto accompagnare Milani. La madre, Marcela de Ledo, è membro dell’associazione Madres de Plaza de Mayo de La Rioja. Inoltre, nel libro Nunca Más, un ex detenuto de la Rioja, Ramón Olivera, nomina Milani. Olivera ha spiegato che Milani partecipò all’arresto di suo padre e successivamente lui stesso fu arrestato e portato in un centro clandestino. Dopodichè fu portato davanti a un giudice da Milani, che era presente durante la deposizione. Inoltre, Milani è sospettato di aver fatto parte dei Servizi Segreti durante la dittatura militare. In più, è stato denunciato per aver partecipato all’alzamento deicarapintadas (gruppi militari nazionalisti che si ribellarono ai governi costituzionali tra il 1987 e il 1990, ndt), negli anni ’80, contro il governo di Alfonsín.

Rispetto a questi dati, la linea Bonafini della Madres de Plaza de Mayo, tace. Estela de Carlotto, presidentessa delle Nonne (de Palza de Mayo), ha dichiarato che non c’era bisogno di chiedere il trasferimento di Milani. Il Centro di Studi Legali e Sociali, a sua volta, aveva dichiarato precedentemente di non essere in possesso di informazioni che potessero attribuire a Milani le responsabilità sulla repressione. Madres de Plaza de Mayo e Abuelas e il CELS sono organizzazioni governative  in difesa dei diritti umani. Il libro Nunca Más è molto conosciuto e la sua legittimità non è mai stata messa in discussione da queste organizzazioni.

Ma non si tratta solamente delle responsabilità di Milani durante la dittatura o della ribellione dei reparti militaricarapintados. Dal 2007 Milani è a capo del Comando II dei Servizi di Intelligence dello Stato Maggiore, dove ha instaurato una stretta relazione, secondo tutte le informazioni disponibili, con la ministra della Difesa Nilda Garré (che a sua volta è molto vicina al Cels). Ricordiamo che Nilda Garré è stata denunciata per la sua partecipazione nel cosiddetto Proyecto X. Si tratta di un’unità della Gendamería Nacional, creata per elaborare un database di militanti, mediante spionaggio e infiltrazione in organizzazioni sociali e politiche. Tali dati sono stati poi usati in giudizio contro i militanti. Le istruzioni contenute nel progetto, elaborate nel 2009, evidenziano l’importanza di vigilare su tutti quelli che potrebbero creare “situazioni di alterazione dell’ordine pubblico”. Secondo l’avvocata Myriam Bregman, difensore dei diritti umani e militante del PTS (Partido de los Trabajadores Socialistas), il Proyecto X ha l’obiettivo di perseguire gli attivisti sociali e politici. Il comandante della Gendarmería, Héctor Schenone, ha riconosciuto nel processo l’esistenza del Proyecto. Oggi è in corso una causa aperta, che va avanti (secondo la Bergman). Nonostante ciò, la presidentessa Kirchner ha  recentemente dichiarato che il Proyecto X “non esiste” (nel discorso del 9 luglio, a Tucumán). Le organizzazioni governative per i diritti umani e il progressismo K non hanno smentito la presidentessa. Ad ogni modo, esistono forti elementi per attribuire a Milani un programma globale di vigilanza e raccolta dati, che poi vengono usati per perseguire giuridicamente i militanti. L’Intelligence dell’Esercito ha ricevuto notevoli entrate di danaro negli ultimi anni.

A questa analisi si deve aggiungere, inoltre, la riforma risalente a dicembre 2011 della Legge Antiterrorismo. Tale riforma ha eliminato la voce di “associazione illecita con fini terroristici”, ma ha raddoppiato le pene per i reati commessi con “la finalità di terrorizzare la popolazione od obbligare le autorità pubbliche nazionali o i governi esteri o gli agenti di un’organizzazione internazionale a compiere un atto o astenersi dal farlo” (articolo 41). In questo modo manifestazioni e scioperi potranno essere considerati atti terroristici, come hanno sottolineato molte organizzazioni sociali o politiche di sinistra. Il governo si difende affermando che la legge stabilisce che non saranno criminalizzate le proteste in difesa dei diritti umani e sociali. Tuttavia, secondo numerosi avvocati le modifiche introdotte aprono la strada ad interpretazioni e autorizzano la criminalizzazione della protesta sociale.

Quanto detto fa riferimento anche alla decisione del Governo di rispondere al problema della sicurezza accentuando, in misura sempre maggiore, la repressione e la punizione. Il programma tradizionale progressista, che insiste sulle radici sociali del problema, passa ora in secondo piano. Il ministro della Sicurezza della Nazione, in effetti, è Sergio Berni, un militare in servizio, che gode del sostegno della presidentessa. Cristina Kirchner, inoltre, ha accusato i giudici di essere troppo leggeri nell’applicazione delle pene. Un argomento che finora il progressismo K considerava appartenente alla destra. Di modo che la nomina di Milani, l’occultamento del suo operato durante la dittatura, o la ribellione carapintada, deve leggersi in questa sequenza di fatti. Non è un fulmine a ciel sereno.

Chevron (ancora, sono solo affari)

Ho sostenuto in considerazioni precedenti che la statalizzazione della YPF non doveva essere interpretata in chiave di “liberazione nazionale”, ma in termini di affari tra capitalisti; proprio questo, affari basati nell’appropriazione di plusvalenze. In quelle considerazioni, e contro il discorso del Governo (“statalizzazione dell’YPF sinonimo di Patria recuperata”) ho ipotizzato che potesse trattarsi di una rinegoziazione dei termini dell’affare.

Ebbene, il 15 luglio, si è venuti a conoscenza del decreto che crea il Regime di Promozione degli Investimenti per l’Estrazione di Idrocarburi, secondo il quale fanno parte di questo regime le imprese in grado di investire 1000 milioni di dollari, o più. Quelle che lo fanno, potranno esportare il 20% della produzione (risultato di quegli investimenti) senza dover pagare tasse di esportazione. Inoltre, nel caso in cui la produzione nazionale non riuscisse a soddisfare la domanda e le esportazioni siano destinate a coprire la domanda interna, il prezzo non potrà essere inferiore a quello dell’esportazione, senza trattenute. Le compagnie, inoltre, avranno il diritto prioritario ad ottenere divise attraverso il Mercato Unico e Libero di Cambio (è un eufemismo) fino al 100% del prezzo ottenuto nel mercato interno.

Ovviamente si continua a discutere se tutto ciò sarà sufficiente a convincere le imprese ad investire nell’estrazione di petrolio e gas, e ci sono molti “dettagli” che dovranno essere chiariti (per esempio, a quale cambio saranno quotati i dollari che entreranno grazie agli investimenti). Tuttavia, il fatto più rilevante è che tutto ciò sembra smentire lo slogan “YPF recuperata, Patria liberata”. Ma il tema non è il patriottismo, bensì gli affari e la loro redditività. La realtà è che la mancanza di investimenti ha provocato una caduta, nell’ultimo decennio, del 60% delle riserve di gas e del 20% del petrolio. Dal 2003 la produzione di petrolio è caduta del 30% e quella del gas del 20%. Inoltre, dato che sono mancati gli investimenti nell’idroelettricità, è aumentato il consumo dei combustibili, a causa del quale si è aggravato il deficit della bilancia energetica (sarebbe di 6000 milioni nel 2013). Non so cosa racconteranno ora quegli economisti che affermavano che, principio dell’acceleratore, bastava incoraggiare il consumo per favorire gli investimenti. L’unica cosa certa è che l’accumulo di capitale – proprio questo, il reinvestimento delle plusvalenze – si regge, come in qualsiasi paese capitalista, sul profumo dei guadagni. L’accordo con Chevron non fa altro che confermarlo.

Sbattella (o il nucleo dell’accumulo di capitale)

José Sbattella è il titolare dell’Unità Anti Raiciclaggio. Secondo fonti periodistiche, ancora non smentite fino ad ora, Sbattella ha partecipato recentemente almeno a due riunioni con funzionari che si occupano dell’esecuzione delle norme antiriciclaggio di denaro e tecnici bancari, per chiedergli di non indagare sulle operazioni, avviate dal Governo, contro il riciclaggio di capitali. Sembra che gli ufficiali antiriciclaggio e i tecnici, così come i dirigenti bancari, abbiano rifiutato le richieste, dato che potrebbero essere perseguiti penalmente se non denunciassero tali operazioni.

Negli ultimi dieci anni, l’economia argentina ha ricevuto una gigantesca rendita tra 120.000 e 150.000 milioni di dollari, per i miglioramenti dei termini di scambio. Ma dal 2005 sono stati portati via dal paese 80.000 milioni di dollari. In vari articoli in questo blog ho ipotizzato che ciò configura un enorme trasferimento di eccedenze, che è la chiave dell’accumulo e dello sviluppo capitalista. Nell’ultimo decennio non c’è stato un processo di accumulo strutturalmente solido o una trasformazione qualitativa dell’economia argentina che si trova tecnologicamente in condizioni di ritardo e dipendenza. E ciò non si risolve mettendo in atto il riciclaggio di denaro. Solo ad un insanabile lumpen borghese gli sarebbe potuta balenare una simile “soluzione”.

Più in generale, quest’anno la disoccupazione è salita al 7,9%; un ulteriore 8% della popolazione economicamente attiva è sottoccupata. In totale, 2,7 milioni di persone, il 15,9% della forza lavoro, sono disoccupati o sottoccupati. Il 35% degli occupati lavora in nero. La metà di chi riceve un salario guadagna meno di 3500$ al mese. Una percentuale tra il 20 e il 27% della popolazione (secondo i calcoli non INDEC), vive in povertà. E a causa del mancato adeguamento delle tasse ai salari è scomparsa una parte significativa della tredicesima (tra il 45% e l’80%) per il 35% dei lavoratori salariati. Le risposte del governo a questa realtà si chiamano Milani, Chevron, Sbattella. Hanno un senso e sono espressione di un contenuto essenziale. E diamo per scontato che si troverà un’azione eroica (“rivoluzione, liberazione”) nel passato di Milani, nel Proyecto X o nel riciclaggio di danaro. Non dobbiamo mai dimenticare che il lumpen borghese sembra non avere limiti.

Fonte: kaosenlared.net
 Traduzione: Guido Del Giudice

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