Argentina. Vaticano pronto al "mea culpa" sui desaparecidosTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Argentina. Vaticano pronto al “mea culpa” sui desaparecidos

Dopo decenni finalmente la Chiesa potrebbe chiedere scusa ufficialmente per le nefandezze commesse in Argentina nel corso degli anni della dittatura. Erano gli anni di Videla, dei desaparecidos e degli squadroni della morte, e ora a 40 anni dall’inizio della dittatura, il momento del “mea culpa” sembra prossimo e potrebbe arrivare già nel 2016, quando papa Bergoglio visiterà Buenos Aires.

La dittatura in Argentina ha lasciato segni indelebili, un dolore senza fine e una lunga striscia di crimini che sono rimasti quasi tutti impuniti. A distanza però ormai di 40 anni dall’inizio di quella terribile dittatura forse finalmente i tempi sembrano maturi per poter finalmente analizzare con serenità quanto successo. Per farlo però si aspettano le scuse ufficiali di chi, come la Chiesa, si rese complice di quella dittatura che si accanì in modo particolare contro i giovani di sinistra, gli artisti e i presunti dissidenti. Il giorno tanto atteso delle scuse ufficiale potrebbe avvenire nel 2016, quando Papa Bergoglio visiterà il suo paese, l’Argentina, 16 anni esatti dopo la prima richiesta di perdono per i “peccati “commessi dalla Chiesa argentina, avvenuta nel 2010 da parte dell’allora presidente dell’episcopato argentino, monsignor Estanislao Karlic. Ma la cosa più importante sarebbe che con le scuse ufficiali della Chiesa finalmente potrebbero anche essere aperti gli archivi Vaticani relativi ai documenti sui prigionieri politici e i desaparecidos nel periodo dal 1976 al 1983. Questo consentirebbe finalmente di aggiungere pagine di storia a quanto successo in Argentina ai tempi della dittatura, ancor più che il Vaticano ormai da qualche anno sta procedendo a digitalizzare tutti i documenti in suo possesso, facilitandone così la consultazione. In questo senso in Vaticano nei giorni scorsi si è tenuto un incontro molto importante tra il monsignor Giuseppe Laterza, l’avvocato della Segreteria di stato vaticana Vincenzo Mauriello, l’ambasciatore argentino in Vaticano, Eduardo Valdes, e Lida Boitano, la presidente dell’associazione dei diritti umani  “Familiari di desaparecidos e detenuti per ragioni politiche” e leader delle madri di Plaza de Mayo. La Boitano, che nel corso della dittatura ha perso due figli a causa dei rastrellamenti dei militari, chiaramente spera che questa ammissione di colpa da parte della Chiesa arrivi il prima possibile, e come lei lo sperano tutti coloro che hanno perso qualcuno per mano dei militari. In questo senso proprio la Boitano ha detto chiaramente di aver vissuto ben cinque anni a Roma durante la dittatura e di aver perso la fede a causa dell’atteggiamento di Giovanni Paolo II che rimase silente mentre in Argentina i militari portavano i desaparecidos a fare gli ormai tristemente celebri giri in aereo con biglietto di sola andata. A differenza di Giovanni Paolo II però, Bergoglio sembra essere disposto ad ammettere le complicità della Chiesa; la speranza è che anche troppi che fingono di non vedere realizzino che la Chiesa nel corso degli anni Ottanta aveva preso una piega che evidentemente esulava dal proprio compito storico e dalla propria funzione morale e spirituale. In questo senso come non ricordarsi l’amicizia di Papa Giovanni II con un dittatore del calibro di Pinochet?

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