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domenica , 26 marzo 2017
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Argentina. Videla confessa il coinvolgimento della Chiesa

Jorge Videla, ex dittatore che ha commesso crimini atroci in Argentina, ha parlato delle connivenze della sua dittatura con la Chiesa cattolica. Il nunzio apostolico e l’ex presidente della Conferenza episcopale gli avrebbero dato consigli su come gestire la situazione e tenere in silenzio i parenti dei desaparecidos.

Alla fine Videla ha parlato, e parlando ha sollevato un vero e proprio polverone sulle responsabilità  del tetro periodo dei desaparecidos, quando a Buenos Aires il potere era in mano alla dittatura militare. In molti avevano criticato  la riapertura dei processi per crimini contro l’umanità, sostenendo che l’obiettivo di giungere a una condanna penale avrebbe finito per ostacolare il raggiungimento della verità. Per questo in tanti invece esaltavano il modello sudafricano consistente nell’ottenere informazioni in cambio dell’impunità. In Argentina qualcosa è già stato fatto, sono già state pronunciate oltre 250 sentenze di condanna al termine di processi che hanno garantito tutti i diritti alla difesa, fatto questo provato dalle 24 sentenze di assoluzione. Questi processi hanno permesso di fare luce sul fosco passato della dittatura militare e Videla ha reso finalmente noti i legami del suo regime con l’imprenditoria argentina e soprattutto con la Chiesa cattolica. Nella sua ultima intervista Videla ha rivelato come il nunzio apostolico Pio Laghi e l’ex presidente della Conferenza episcopale Raul Primatesta abbiano fornito al suo governo consigli su come gestire la situazione dei desaparecidos. La Chiesa si sarebbe persino offerta di mettere a disposizione  i suoi buoni uffici affinché il governo informasse della morte dei figli tutte le famiglie che si fossero impegnate a non rendere pubblica la notizia e a smettere di protestare. La Chiesa dunque non solo sapeva dei crimini della dittatura militare, ma avrebbe persino preso parte attiva. Videla ha detto che non fornirono informazioni sui desaparecidos affinché nessuna madre chiedesse “dove è sepolto mio figlio per portargli un fiore? Chi l’ha ucciso? Perché? Come l’hanno ucciso? A nessuna di queste domande fu data risposta”. I desaparecidos furono quindi tenuti nascosti dal governo, più che altro per coprire i loro aguzzini e i loro torturatori, ancora a piede libero. Il capitano della Marina, Adolfo Scilingo, aveva in tempi non sospetti rivelato che tempo addietro erano state le stesse autorità ecclesiastiche a suggerire al governo di eliminare i dissidenti con la soluzione  “più cristiana e meno violenta” di gettarli in mare dagli aerei. Illuminante anche il motivo che spinse i militari a tenere nascosto il massacro, reso noto dal generale Ramon Diaz Bessone durante un’intervista concessa a una giornalista francese: “Pensate alle pesanti critiche rivolte dal Papa a Franco nel 1975 per la fucilazione di appena tre persone. A noi ci sarebbe saltato addosso tutto il mondo. Non sarebbe stato possibile fucilare 7000 persone”.

 

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