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sabato , 27 maggio 2017
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Argomenti che Obama e Romney evitano

Quando lo spettacolo quadriennale delle elezioni arriva al culmine, è utile chiedersi come le campagne di propaganda  politica trattano dei problemi  cruciali  che dobbiamo affrontare. La risposta semplice è: male o  per nulla.Se è così, sorgono alcune importanti domande; perché, e che cosa possiamo fare a riguardo?

Ci sono due argomenti di importanza assoluta, perché è in gioco il destino della  nostra specie: il disastro ambientale e la guerra nucleare.Il primo appare regolarmente sulle prime pagine dei giornali. Il 19 settembre, per esempio, Justin Gillis ha scritto sul New York Times che lo scioglimento del ghiaccio del Mare Artico si era fermato per un anno, “ma non prima aver demolito il record precedente – e aver lanciato nuovi avvertimenti sul rapido ritmo dei cambiamento nella regione.”

Lo scioglimento è molto più veloce di quanto previsto da sofisticati modelli informatici e dal più recente rapporto dell’ONU sul riscaldamento globale. Nuovi dati indicano che il ghiaccio estivo potrebbe sparire entro il 2020, con gravi conseguenze. In base a stime precedenti il ghiaccio estivo dovrebbe scomparire nel 2050.

“I governi  hanno però reagito al cambiamento senza molta urgenza riguardo alla limitazione delle emissioni dei gas serra,” scrive Gillis. “Al contrario, la loro reazione principale è stata quelle di pianificare lo sfruttamento di minerali di recente accessibili nel Artico, e anche le trivellazioni per cercare altro petrolio” – cioè accelerare la catastrofe.

Questa reazione dimostra una straordinaria disponibilità a sacrificare la vita dei nostri figli e nipoti, per un guadagno temporaneo. O, forse, una disponibilità ugualmente notevole a chiudere gli occhi in modo da non vedere il pericolo incombente.

Non è certo tutto. Un nuovo studio del  Monitoraggio della vulnerabilità climatica (Climate Vulnerability Monitor), ha trovato che “i cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale stanno rallentando la produzione economica mondiale del 1,6 % all’anno e porteranno al raddoppiamento dei costi nei prossimi venti anni.” Lo studio è stato ampiamente diffuso altrove, ma agli Americani sono  state risparmiate questa  notizie inquietanti.

Le piattaforme ufficiali democratiche e repubblicane in materia di clima sono esaminate nel numero di settembre della rivista Science. In un raro caso di accordo bipartitico, entrambi i partiti esigono  che si peggiori il problema.

Nel 2008, entrambe le piattaforme dei partiti, hanno dedicato una certa attenzione al modo in cui il governo dovrebbe occuparsi del cambiamento climatico. Oggi l’argomento è quasi sparito dalla piattaforma del partito repubblicano che, tuttavia, richiede che il Congresso “agisca in fretta” per evitare che l’Agenzia per la protezione ambientale, istituita dall’ex presidente repubblicano Richard Nixon, in tempi più saggi, regoli i gas serra. E dobbiamo aprire la zona protetta denominata Arctic Refuge, in Alaska alle trivellazioni per “trarre vantaggio  da tutte le risorse americane che Dio ci ha concesso.” Dopo tutto, non  possiamo disobbedire al Signore.

La piattaforma afferma anche che “Dobbiamo ripristinare l’integrità scientifica per la nostre istituzioni pubbliche per la  ricerca e eliminare gli incentivi politici dalla ricerca sovvenzionata con fondi pubblici – parole in codice per “scienza del clima”.

Il candidato repubblicano Mitt Romney, cercando di evitare il marchio di infamia  a causa di ciò che aveva capito pochi anni fa riguardo al cambiamento di clima, ha dichiarato che non c’è consenso scientifico, quindi dovremmo appoggiare più dibattiti e ricerche – ma non l’azione, eccetto nel caso che vogliamo rendere più gravi i problemi.

I Democratici nella loro piattaforma dicono che c’è un problema, e raccomandano che dovremmo lavorare “per arrivare a un accordo per stabilire i limiti delle emissioni, di comune accordo con altre  potenze emergenti.” Ma questo è quanto.

Il presidente Barack Obama ha messo in risalto che dobbiamo guadagnare 100 anni di indipendenza energetica sfruttando le fratturazioni * e altre nuove tecnologie – senza chiederci come sarebbe il mondo dopo un secolo di queste pratiche.

Ci sono quindi delle differenze tra i partiti: riguardano il tipo di entusiasmo con il quale i pecoroni  dovrebbero marciare verso il precipizio.

Anche il secondo problema, la guerra nucleare, è sulle prime pagine  ogni giorno, ma in un modo che stupirebbe   un marziano che osserva gli strani eventi sulla terra.

L’attuale minaccia è ancora in Medio Oriente, in modo particolare in Iran – almeno secondo l’Occidente, cioè. In Medio Oriente, gli Stai Uniti e Israele sono considerati minacce molto più grandi.

Al contrario dell’Iran, Israele si rifiuta di permettere ispezioni o di firmare il  Trattato di non proliferazione nucleare. Ha centinaia di armi nucleari e di sistemi avanzati per il loro impiego,   e un lungo curriculum di violenze, aggressioni e illegalità, grazie all’incessante appoggio americano. I servizi segreti degli Stati Uniti non sanno se l’Iran stia cercando di  mettere a punto armi nucleari.

Nel suo più recente rapporto, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica dice che non può dimostrare “l’assenza di materiale e di attività  nucleari non dichiarati  in Iran” – un modo indiretto di condannare l’Iran, come richiedono gli Stati Uniti, mentre nello stesso tempo ammette che l’agenzia non può aggiungere nulla alle conclusioni dei servizi segreti statunitensi.

All’Iran quindi si deve negare il diritto di arricchire l’uranio che è garantito dal NPT e approvato dalla maggior  parte del mondo, compresi i paesi non allineati che si sono appena incontrati a Tehran.

Il problema della possibilità che l’Iran possa mettere a punto armi nucleari  si presenta   nella campagna elettorale. (Il fatto che Israele le abbia già non compare). Ci sono due posizioni contrapposte: gli Stati Uniti dovrebbero dichiarare che attaccheranno se l’Iran riesce raggiungere  la capacità di mettere a punto armi nucleari, che hanno tante nazioni? Oppure Washington dovrebbe mantenere più indefinita la “linea rossa”?

La seconda posizione è quella della Casa Bianca; la prima è richiesta dai falchi di Israele ed è accettata dal Congresso. Il Senato ha appena votato con 90 voti a 1 per appoggiare la posizione di Israele.

Dal dibattito è assente la scelta dell’ovvia maniera di mitigare o di mettere fine a qualsiasi minaccia si ipotizzi possa presentare l’Iran: istituire una zona priva di armi nucleari nella regione. L’occasione è disponibile facilmente: si deve convocare una conferenza internazionale tra pochi mesi per perseguire questo obiettivo, appoggiata da quasi tutto il mondo, compresa una maggioranza di Israeliani.

Il governo di Israele, tuttavia, ha annunciato che non parteciperà fino a quando non ci sia un accordo generale di pace nella regione, il che è irrealizzabile fino a quando Israele persiste nelle sue attività illegali nei territori palestinesi occupati. Washington resta sulla stessa posizione, e insiste che Israele deve essere esclusa da qualsiasi accordo regionale di questo tipo.

Potremmo andare verso una guerra devastante, forse perfino nucleare. Esistono modi  diretti  per superare questa minaccia  ma non verranno adottati a meno che non ci sia un attivismo pubblico su larga scala che richieda di perseguire questa occasione. A sua volta anche questo è altamente improbabile fino a quando queste questioni rimangono escluse dal programma, non soltanto nel circo elettorale, ma anche sui mezzi di informazione e in nell’ambito di un più vasto dibattito nazionale.

Le elezioni vengono gestite dall’industria  delle pubbliche relazioni, il cui compito primario è la pubblicità commerciale, che è progettata per indebolire i mercati creando consumatori non informati che faranno scelte irrazionali – l’esatto opposto di come si ipotizza che funzionino i mercati, ma certamente noto a chiunque abbia guardato la televisione.

E’ del tutto naturale, che quando viene assunta per gestire le elezioni, l’industria adotti le stesse procedure nell’interesse dei padroni, che certamente non vogliono vedere cittadini informati che fanno scelte razionali.

Le vittime, tuttavia, non devono ubbidire, in entrambi i casi.  La passività può essere la direzione facile,  ma non è certo quella giusta.

Noam Chomsky

Da: Z Net -Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fontezcommunications.org

Originale: The New York Times Syndicate

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

6 ottobre 2012

Tratto da: znetitaly.altervista.org.

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