Aria di crisi. Elezioni anticipate?Tribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Aria di crisi. Elezioni anticipate?

Aria di crisi. Elezioni anticipate?

Quanto sta accadendo in questi giorni in Parlamento, fa pensare davvero che, se la Corte di Cassazione dovesse confermare la sentenza di condanna a Silvio Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset, davvero si presenterebbero le condizioni di una grave crisi di governo che rischierebbe di riportare il paese a elezioni, con la medesima legge elettorale che ha prodotto questa situazione.

E’ indubbio. Il Pdl lo ha già espressi tramite i più importanti, specie mediaticamente parlando, rappresentanti: se il loro leader dovesse subire una sentenza di condanna che comprendesse l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, sarebbe la fine dell’esecutivo in atto. L0 ha detto ieri la Santanchè, lo ha ribadito oggi Schifani.E un situazione del genere proporrebbe un unico e solo scenario: elezioni anticipate. Non si riescono immaginare, o almeno, noi non ne siamo in grado, nuovi tipi di maggioranze costituibili con il clima politico che si verrebbe a creare in una simile situazione, andando ulteriormente a riscaldare un’estate che si preannuncia bollente anche per la situazione politica.

Il nodo della questione è però questo: andando a nuove elezioni, quale tipo di risultato potrebbe uscire dalle urne, soprattutto con la stessa legge elettorale che ha creato questa situazione?

Il Pdl si troverebbe decapitato, privo del leader del centro-destra di questi ultimi vent’anni, il quale, da esterno, punterebbe tutta la campagna elettorale su una sua personale e infinita battaglia contro “le toghe rosse”, rivolgendosi ad un elettorato deluso che a breve dovrà pagare l’Imu.

Il Pd si ritroverebbe a pezzi, un’altra volta. Renzi probabilmente sarebbe il candidato alla Presidenza del Consiglio, ma troverebbe ostacoli fin da dentro il partito stesso, con i dalemiani a “tifare contro”. L’elettorato, ma anche tutta la sua base, è sparpagliata, confusa da una dirigenza che, a prescindere dalle motivazioni che ha dato, si è alleata con il nemico di sempre.

Grillo non avrà di certo un aumento di consenso. Anche i suoi, infatti, sono oggetto di profonda delusione da parte dell’elettorato, che, avendo posto la X sul segno dei 5 Stelle credendo di eleggere “la gente comune”, si è trovata tra i banchi di Camera e Senato dei dilettanti della politica, incapaci di sfruttare l’occasione di cambiamento offerta, che dal giorno dopo le elezioni stanno ancora discutendo su rimborsi e scontrini, dimenticandosi del paese reale dal quale dicono di provenire.

Vista questa analisi, vien da chiedersi chi potrà ancora votare tali partiti, e, immediatamente dopo, salta subito in testa l’idea che una nuova formazione di sinistra, in grado di parlare ai lavoratori ma allo stesso tempo di portare i temi dell’occupazioni anche nei saloni europei, potrebbe riscuotere notevole successo. Ma servirebbe aria nuova, persone nuove. Persone che, soprattutto, siano in grado di lasciarsi alle spalle quella sensazione di fallimento politico che alcune personalità si portano dietro, talvolta anche incolpevolmente.

Non resta che aspettare, dunque, la sentenza del 30 luglio.

A.Assorgia

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