Armi di distrazione di massa. L'occasione mancata della legge contro la corruzione | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Armi di distrazione di massa. L’occasione mancata della legge contro la corruzione

Recentemente il governo Monti è riuscito a far passare una legge contro la corruzione al Senato. C’è però ben poco da festeggiare dal momento che più che un’opportunità per cambiare le cose questa legge sembra l’ennesima occasione perduta.

Quanto Monti ha annunciato raggiante il varo della legge contro la corruzione, in molti avranno annuito in silenzio. Del resto basta accendere la tv a caso per imbattersi in Berlusconi, Fiorito, Belsito, Lusi e Formigoni, i personaggi protagonisti di Tangentopoli Bis, vent’anni dopo. Inutile dire che tutti, anche i sassi, in questo Paese sanno che la corruzione esiste, è un problema e andrebbe quantomeno affrontata per impedire che si mangi pian piano ciò che resta di sano nelle istituzioni e nel paese reale. Purtroppo però per questa legge contro la corruzione non è ancora il caso di festeggiare, sembra semmai l’ennesima occasione perduta, l’ennesima legge che si sarebbe potuta fare meglio. Il ministro della Giustizia tuona, difendendo il suo operato, a suo dire improntato al buonsenso. Ma utilizzare il buonsenso quando si ha a che fare con un vero e proprio cancro, spesso non è la cosa migliore da fare. Anzi, secondo alcuni questa legge in alcuni casi potrebbe persino arrivare a peggiorare la situazione, altro che risolverla. Certo, la Severino perlomeno avrà il merito storico di aver creato una legge che, sulla carta, deve andare a colpire quella cultura dell’impunità e dell’illegalità instillata dai berluscones nel Paese in oltre vent’anni di deriva democratica; tuttavia non è abbastanza, si doveva e si poteva fare meglio. La corruzione vale qualcosa come 62 miliardi di euro all’anno, equivalenti a circa il 2,4% sul reddito nazionale e al 3% sul fatturato delle imprese. In sostanza se si rimuovesse la metastasi del malaffare, il Pil italiano potrebbe crescere del 4% in 5 anni. Sarebbe un modo quindi per uscire dalla crisi, ma piuttosto che colpire il malaffare il governo preferisce bastonare alla cieca su giovani, anziani, pensionati e donne.

Massimo Giannini su “La Repubblica” ha spiegato in modo mirabile per quale motivo secondo lui questa legge è completamente inadatta e insufficiente: “…Se dal politico si passa al giuridico, e se dal simbolico si passa al pratico, è purtroppo facile dimostrare che questa legge non è affatto una grande svolta, ma una gigantesca occasione mancata. Innanzi tutto, per quello che il testo “non contiene” (come ieri ha giustamente ricordato su questo giornale Barbara Spinelli). Il falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 dal Cavaliere. Il reato di “auto-riciclaggio”, invocato inutilmente dalla Ue, dalla Banca d’Italia e dal procuratore antimafia Piero Grasso. Il reato di “voto di scambio”, utilizzato a man bassa da governatori e assessori, e non più a suon di denaro ma di appalti e assunzioni, ville e vacanze. E poi la sanzione dell’interdizione automatica dai pubblici uffici per i politici concussori, che viene inopinatamente cancellata dal codice e che rischia di precipitarci dalla vetta delle “liste pulite” all’abisso delle “poltrone sporche“.

In sostanza questa legge ben lungi da risolvere il problema potrebbe persino aggravarlo. Certo alcuni miglioramenti ci sono stati, vedi la creazione di nuove figure di reato come corruzione tra privati e traffico di influenze, ma nel caso della concussione si è quasi di fronte al ridicolo. Leggiamo ancora Giannini: “Il reato finora disciplinato dall’articolo 317 del codice penale viene spacchettato in due fattispecie diverse. Per uno (la “corruzione per costrizione”, ipotesi quanto meno fantasiosa perché in genere nessuno si fa corrompere con la pistola alla tempia) le pene restano immutate a 12 anni nel massimo e si inaspriscono da 3 a 4 anni nel minimo. Per l’altro (la “indebita induzione”, ipotesi classica di chi ottiene favori o “utilità” abusando della propria posizione di pubblico ufficiale) le pene si abbattono da 12 a 8 anni. Questa scelta, insensata e dissennata, incide sui tempi di prescrizione, che scendono da 15 a 10 anni. E può tradursi in un vero e proprio colpo di spugna per molti processi, tuttora pendenti di fronte ai tribunali della Repubblica.

Insomma già erano pochi prima i processi per concussione, figuriamoci adesso. Con la nuova legge anzi, questi processi potrebbero essere dimezzati nel giro di poco tempo, e guarda un pò, a trarne giovamento sarebbe ancora una volta Silvio Berlusconi. A saltare infatti sarebbe il processo più famoso, quello del Cavaliere per il caso Ruby, ma anche quello di Penati per le aree ex Falck, e quello di Clemente Mastella. Ovviamente la Severino si difende e parla di equilibrio delle pene, ma intanto Berlusconi se la ride. Davvero singolare l’atteggiamento della Severino, che a parole parla di pene giuste, di valori da tutelare, e nella realtà permette all’uomo che ha rovinato l’Italia di farla franca, come al solito. Così dando perfettamente ragione a Giannini anche noi ci chiediamo come mai la concussione meriti una diminuzione della pena rispetto alle norme già in vigore, e non ci viene in mente alcuna risposta, solo la malafede. Insomma a parole ci raccontano che vanno contro la corruzione e poi, il corruttore per antonomasia, ottiene la scorciatoia, la salvezza. Nulla di nuovo sotto al sole.

D.C.

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