Arresti nei movimenti di Lotta per la casaTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Arresti nei movimenti di Lotta per la casa

Misure cautelari all’alba nei confronti di attivisti della Lotta per la casa. Le accuse sono delle più svariate: rapina di uno sfollagente. La rabbia di chi è sceso per strada lo scorso 31 ottobre  nelle parole di uno dei volti noti del movimento.

Fonte: Oltremedianews

Colpiti alla “testa”. Tra le misure cautelari scattate questa mattina ci sono alcuni volti noti dei movimenti di lotta per la casa.
Dopo una settimana in cui la Digos ha bussato alle porte del Teatro Valle e la minaccia di distruggere il Cinema America, arrivano i fatti da parte delle istituzioni.Dalle prime ore dell’alba uomini della Digos della Questura di Roma e del Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieristanno eseguendo 17 misure cautelari emesse dall’Ufficio GIP del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica.

I destinatari delle misure cautelari sono esponenti dell’antagonismo capitolino ritenuti responsabili degli episodi di violenza commessi il 31 ottobre 2013 in danno di Poliziotti e Carabinieri schierati in via del Tritone per consentire il regolare svolgimento della Conferenza Stato-Regioni, afferma la Questura.

Radunata sediziosa, rapina, violenza, resistenza e lesioni aggravate in danno di pubblici ufficiali, danneggiamenti aggravati sono i reati più gravi contestati a vario titolo alle diciassette persone colpite dalle misure cautelari adottate dalla Magistratura romana in esito alle indagini condotte dalle Forze dell’Ordine.

Tra le condotte di maggiore gravità la rapina di uno sfollagente e di uno scudo di protezione in dotazione degli operatori di Polizia.

Il 31 ottobre, il giorno in cui si recriminano tali azioni, Paolo Di Vetta, attivista dei Blocchi Precari Metropolitani spiegava il perché tutta quella gente in strada pronta a tutto pur di arrivare ad ottenere un risultato per avere un tetto sulla testa: “L’assedio è solo cominciato. La violenza la fa chi ci ha messo in queste condizioni. Io guadagno 1080 euro al mese. Non ce la faccio a mandare i figli a scuola. Uno si vede buttato per la strada, come è accaduto a una signora coi suoi tre bambini, e hanno usato sei blindati, diverse macchine e gli agenti in tenuta antisommossa; quella è la violenza, non la nostra. Qui accadono cose che trasformano le persone. Anche quelli che fino a ieri non ci pensavano a scendere in piazza, adesso lo fanno perché non ci sono altre strade“.

Nicola Gesualdo

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