Arriva il #25 aprile. Ma non sarà una festa per tuttiTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Arriva il #25 aprile. Ma non sarà una festa per tutti

Come ogni anno incombe il 25 aprile, la festa della Liberazione. In troppi cercheranno di metterci il “cappello”, ma la #Liberazione non è e non può essere la festa di tutti. La Liberazione è una festa antifascista, e i recenti fatti contemporanei ci suggeriscono di celebrare il 25 aprile tenendo alta la guardia. 

“Dimenticare significa perdere l’eredità di una lotta che è ancora inconclusa. Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a continuare quella lotta. Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi”.

(PARTIGIANO “FOCO”)

Come ogni anno arriva il #25 aprile, ormai per molti italiani niente altro che un giorno di festa, col risultato che il suo contenuto e il suo significato rischiano di perdere valore anno dopo anno. Del resto è in atto ormai da anni un processo di messa in discussione della Resistenza per certi versi vergognoso e che ha avuto importanti complicità anche laddove non avrebbe dovuto trovarne. Stiamo parlando di Pansa e soci che, con pervicacia, continuano a cercare di gettare fango sulla Resistenza in un momento nel quale sembra che gli insegnamenti tramandatici dalla Liberazione stiano essiccando come neve al sole. La Resistenza che ci vogliono tramandare infatti non è quella reale delle eroiche gesta dei partigiani che hanno ucciso e sono morti per la nostra libertà, ma una sorta di Resistenza addomesticata, dove magari è persino difficile distinguere i “buoni” dai “cattivi”. Il passo successivo, già lo sappiamo, sarà quello di rivalutare anche i “ragazzi di Salò“, dimenticando il contesto e che, parafrasando Calvino, il peggiore dei partigiani comunque combatteva per un ideale giusto di solidarietà e pace mentre il migliore dei repubblichini combatteva comunque per un regime che portava donne e bambini ebrei nei vagoni piombati verso i campi di concentramento e di sterminio. E questa aggressione alla verità storica avviene anno dopo anno facendo danni importanti che nessuno nelle istituzioni cerca di arginare, anzi sembra quasi che faccia comodo a molti modificare la storia del Paese all’insegna del “volemose bene”. E invece bisognerebbe spiegare ai bambini cosa successe ormai più di settant’anni fa in questo Paese, bisognerebbe spiegare che nelle nostre città ragazzi e ragazze venivano impiccati e fucilati per rappresaglia, bisognerebbe spiegare loro che altri, eroici, hanno preso le armi per riscattare la dignità perduta di un’Italia che è entrata in guerra contro l’umanità accanto ad Hitler e al nazismo. Bisognerebbe avere il coraggio di dire che ci sono ancora troppe persone che si trovano nelle istituzioni e che probabilmente ritengono i partigiani dei “briganti” e i repubblichini di Salò degli “eroi“, e tutto questo avviene nell’indifferenza generale. Forse è per questo che la Liberazione, intesa come festa laica , fa così paura. E’ comunque un occasione per migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze italiani di capire cosa successe in Europa tra il 1939 e il 1945, riflettere sul legame tra estrema destra e guerra e intolleranze, riflettere sul contributo straordinario dato dai comunisti alla sconfitta dei fascismi in Italia e nel mondo. No, questa non può essere la festa di tutti, il #25 Aprile è la festa della vittoria sul nazifascismo, e nell’Europa odierna dei capitali e della crisi economica sono ancora troppi coloro che guardano con fetida nostalgia al nazifascismo o che, peggio ancora, fingono di guardare dall’altra parte. Così nelle piazze italiane avranno il coraggio di presentarsi anche coloro che in Ucraina hanno fatto finta di non vedere i neonazisti con svastiche e croci celtiche che assaltavano piazza Majdan, gli stessi che magari compreranno anche il libro di Pansa e che magari avranno anche interesse a trasmettere un’idea di Resistenza diversa da quella reale. Eh sì perchè piaccia o no le Brigate Garibaldi del Partito Comunista sono state il nerbo della Resistenza, una realtà che forse in molti preferirebbero dimenticare, magari accusando di violenze i comunisti e portando avanti il gioco degli “opposti estremismi” che premierebbe invece i partigiani democratici e moderati. Peccato che i partigiani comunisti fossero l’assoluta maggioranza e fossero anche coloro che hanno materialmente liberato l’Italia dal nazifascismo pagando un prezzo di morti e feriti imparagonabile con le altre forze in campo. Peccato che proprio i comunisti, a testa alta, furono coloro che parteciparono al processo dì pacificazione successivo firmando anche la Costituzione che, guardacaso, oggi qualcuno vuole cambiare. Anche per questo il #25 Aprile non può essere la festa di tutti, ma deve diventare una festa per ricordare a tutti come il fascismo e il nazismo, purtroppo, non siano spettri del passato, ma siano ancora tanto, troppo reali nell’Europa del 2014. C’è poco da festeggiare inoltre dal momento che chi ci governa probabilmente ritiene comunisti e fascisti la stessa cosa, ignorando che i primi hanno salvato il Paese dai secondi, proprio come annunciato da Antonio Gramsci di fronte al Tribunale che lo aveva condannato alla galera. E forse gli italiani lo saprebbero anche se gli venisse insegnata la verità e non la visione edulcorata del fascismo che viene presentata nei libri di storia, omettendo le vergogne in Etiopia e le orribili stragi perpetrate contro gli stessi italiani tra il 1943 e il 1945, vedi l’armadio degli “orrori”. E forse, prima di prendere posizione a favore di questo o quel movimento di piazza in paesi lontani, di cui nemmeno si conosce il contesto, occorrerebbe prima accendere il cervello, perchè la Resistenza era una rivolta di popolo contro il male assoluto del nazifascismo, e oggi in quanti si indignano su ordinazione dei media accettando categorie e definizioni imposte dai media? I media nell’Italia del 1943, quando migliaia di giovani decisero di prendere le armi contro il nazifascismo, parlavano dei partigiani come “briganti” e “criminali”, eppure i giovani fecero quello che il cuore diceva loro. La speranza è che non ve ne sia più bisogno, ma guardando i camerati di Kiev persino appoggiati dall’Occidente, un brivido ci percorre la schiena. Ma se la storia si ripete, non saremo noi a doverci preoccupare.

Gracchus Babeuf

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