Arrivano dalla Sardegna i "mineros" italiani | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Arrivano dalla Sardegna i “mineros” italiani

Entrano in sciopero i minatori della Carbosulcis nella Sardegna sud-occidentale, e non intendono mollare. Dalla Spagna, al Sudafrica arrivando fino in Italia sembra quasi che un filo rosso unisca le rivendicazioni dei minatori.

Stefano Meletti , portavoce della Rsu Carbosulcis ha le idee chiare: “Noi rimarremo qui fino a che non avremo risposte“. Ha parlato a nome dei minatori che lavorano nella miniera di Nuraxi Figus, nella Sardegna sud-occidentale, e nelle sue parole e nella loro lotta  si trovano interessanti punti di contatto con le rivendicazioni dei “mineros” spagnoli, che con la loro Marcha Negra di questo inizio d’estate si sono guadagnati le prime pagine in Spagna come nel mondo. La situazione ovviamente è ben diversa da quella spagnola, e non si vuole qui incorrere nell’errore delle facili generalizzazioni che sfociano quasi sempre in stupide e forzate decontestualizzazioni. Il paragone però sorge subito all’occhio ancor più che di minatori nell’opulento occidente del XXI secolo ormai non si parlava più, come se fossero uno scomodo retaggio di un passato ormai nebuloso. Loro però, i minatori, ci sono, esistono in carne ed ossa e non hanno nessuna voglia di sparire nel silenzio. Anche per questo motivo i minatori della Carbosulcis hanno deciso di incrociare le bracci a 373 metri di profondità, e sono determinati a continuare la loro protesta. “Siamo circa duecento”, continua Meletti, “e lo stato d’animo dei minatori presenti è quello di chi ha un una famiglia e che in questo momento ha ancora la possibilità di ragionare serenamente. Quando non riusciremo più a fare ragionamenti pacati e sereni allora andremo a scontrarci con chiunque troveremo in mezzo al nostro percorso“. Parole dure di persone che vedono il proprio futuro in pericolo, per loro e per il loro parenti e amici.”Un tempo eravamo additati come semplici pastori, e oggi il pastore non lo fa più nessuno. Vogliamo impostare discorsi che non siano solo la chiusura di grandi aziende per dare una speranza ai disoccupati. Stiamo organizzando un’assemblea di tutte le realtà produttive, vogliamo le famiglie, vogliamo i figli per raccontare quello che sta succedendo al popolo sardo“, conclude ai microfoni de “Il Fatto Quotidiano”. L’idea è quella di estendere le rivendicazioni anche ad altre miniere in modo da saldare la protesta e portarla alle istituzioni. In Sardegna come in Spagna la crisi ha colpito duramente il settore minerario che ora vuole portare avanti legittimamente la sua lotta per la sopravvivenza.

Ma per cosa protestano esattamente i minatori sardi? Si teme che il futuro stesso della Carbosulcis, società interamente partecipata dalla Regione Sardegna, possa essere a rischio. La sopravvivenza della Carbosulcis infatti, dipende da un progetto di 200 milioni di euro, attualmente però ancora nel vuoto. Si tratta del progetto “carbone pulito”, ovvero un ambizioso piano per l’estrazione e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, e per la realizzazione di una centrale termoelettrica. Attualmente l’asta internazionale è ormai in scadenza e non c’è ancora nessun bando, un ritardo che angoscia i lavoratori, rendendogli impossibile continuare a lavorare serenamente.L’Unione europea finanzierà sei progetti di questo tipo (Css-Carbon Capture and Storage) ma solo uno in Italia, per questo bisognerà scegliere, e i minatori temono che qualcuno abbia già scelto.

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