Arte e cultura. Chi salverà il nostro oro?Tribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Arte e cultura. Chi salverà il nostro oro?

Ogni paese ha le sue ricchezze, l’Italia dispone del patrimonio artistico e culturale più importante al mondo, eppure non fa assolutamente nulla (o troppo poco) per valorizzarlo. Come è possibile che non vengano trovate le risorse per mettere in sicurezza dal degrado dei veri e propri gioielli che all’estero diventerebbero hub in grado di attrarre miliardi di euro e milioni di turisti? 

Chi lo ha detto che con la cultura non si mangia? Non vogliamo nemmeno stare a ricordare il nome dello sventurato che qualche tempo fa pronunciò l’aberrante frase, eppure è proprio questo il modus operandi e il modo di pensare della nostra classe politica visto lo stato di vergognoso abbandono in cui versano i beni culturali e artistici del nostro Paese. Di fronte all’Isis che distrugge le vestigia di Palmira il mondo si è indignato, eppure in Italia, in pieno 2015, lo Stato italiano si rende indirettamente complice dell’incuria decidendo sostanzialmente di non investire cifre ingenti nella tutela di opere e siti artistici, a ben guardare una ricchezza incredibile che renderebbe l’Italia unica al mondo. Per la verità in Italia abbiamo talmente tanti beni culturali che non esiste nemmeno un elenco completo, come ricordato da Luca Nannipieri, storico dell’arte, conduttore della rubrica “SOS patrimonio artistico” del programma televisivo Il caffè di Raiuno, intervistato sull’argomento da Sputnik Italia.

Insomma ci sarebbero migliaia e migliaia di siti che meriterebbero investimenti e tutela ma che invece vengono condannati all’abbandono più totale e al degrado. Spesso i cittadini non sono nemmeno a conoscenza dell’esistenza di tali siti, e il rischio è quello che con il passare del tempo vengano dimenticati. Pompei che viene spesso additato come l’esempio lampante dell’incuria sarebbe persino messo bene rispetto ad altri siti completamente abbandonati dalle istituzioni al degrado. E il bello è che sono moltissimi coloro che sostengono che l’Italia potrebbe proprio investire in opere culturali per investire sul proprio futuro, ma evidentemente il nostro governo non ha alcuna intenzione di spendere risorse nella cultura principalmente perchè quello su arte e cultura è un investimento a lungo termine mentre invece l’unica cosa che conta nel mondo di oggi sono i soldi, che si vogliono tanti e subito ovviamente.

Questa situazione drammatica induce a pensare che forze dovrebbe nascere dal basso qualche movimento politico/culturale che decida di  ripartire proprio dalla tutela dei siti artistico culturali, reale ricchezza di tutti che bisogna preservare tanto dall’incuria quanto dalla rapacità dei privati. Esistono migliaia e migliaia di giovani disoccupati e laureati che sarebbero felici di dedicare la propria vita alla tutela del patrimonio culturale italiano, quella che manca è la volontà politica di farlo, e ormai questo appare palese dal momento che siamo di fronte a scelte che spingono i nostri giovani verso la precarietà e la ricerca di lavori saltuari per la propria sopravvivenza, dai call center fino ai famosi dialogatori a provvigione, lavori inutili socialmente e per la realizzazione personale ma che servono a far realizzare guadagni ingenti ai soliti noti.

Da qui la necessità di una forza politica che abbia il coraggio di mettere insieme queste associazioni culturali costruendo una partecipazione attiva dei cittadini nella tutela dei beni culturali per mettere di fronte il governo e le istituzioni di fronte al dato di fatto che piuttosto che fare emigrare decine di migliaia di cervelli all’estero li si potrebbe far lavorare per sviluppare la filiera culturale e produrre ricchezza in loco, magari nelle regioni del Sud ricche d’arte e prive di lavoro. Insomma un Paese che ha oltre 4000 musei, 13.400 bibilioteche, decine di migliaia di chiese e palazzi storici preferisce fare finta che queste vestigia non esistano comportandosi come un Paese privo di interessi artistici. Come mai? Bhe la nostra risposta è che evidentemente i beni culturali sono pubblici per definizione e di conseguenza i privati preferiscono che lo Stato si occupi di favorire i loro interessi piuttosto che investire soldi pubblici per il bene pubblico. Eppure ancora oggi nessuna forza politica propone un modello di sviluppo organico e alternativo a quelli attuali che tenga conto delle peculiarità e delle ricchezze uniche della nostra Penisola, verrebbe quasi da pensare che non esistono quindi forze politiche con la volontà di portare avanti gli interessi nazionali.

A noi il modo vergognoso con cui le autorità e lo Stato trattano il nostro patrimonio artistico/culturale appare invece molto coerente, del resto i ragazzi che si laureano in Lettere o Beni Culturali non vengono identificati come fannulloni e scansafatiche? Questo mettere alla berlina la cultura ed esaltare invece la grossolana affermazione economica di self made man di varia estrazione sta producendo dei danni immani al nostro Paese andando a sostituire alla bellezza dell’arte e all’immortalità della cultura la bieca caducità del denaro. Così un laureato alla Bocconi può umiliare socialmente il laureato in Storia Contemporanea in una sorta di Carnevale inteso nel suo significato di rovesciamento dei valori e di tutto ciò che assume un significato. Il risultato è che chi specula sulle materie prime in borsa viene socialmente accettato più del ragazzo che sacrifica tutto per uno stage all’archivio di Stato per quattrocento euro al mese, con il progressivo ulteriore impoverimento del tessuto sociale. Evidentemente nel turbocalitalismo neoliberista non c’è spazio per beni superiori al denaro e tutto deve essere inserito nella macina della globalizzazione e della produzione di ricchezza e di rivalità tra individui. Eppure aldilà di ogni considerazione si preferisce spendere miliardi di euro per la TAV, per gli F-35 e per il Ponte di Messina piuttosto che per valorizzare ciò che potrebbe regalarci un futuro di benessere.

Gracchus Babeuf

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