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mercoledì , 24 maggio 2017
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Asia Centrale. Nostalgia canaglia per l’Urss

Secondo un’inchiesta pubblicata dalla rivista Washington Review qualche mese fa, sarebbero molti nell’Asia centrale ad avere nostalgia dell’Unione Sovietica, e il fenomeno negli ultimi anni avrebbe subito una brusca impennata..

Sarà che il capitalismo è in profonda crisi, sarà che sono passati più di vent’anni dalla fine del socialismo reale e che è mancata finora una rielaborazione di quanto successo, sicuramente però è forse giunto il tempo dei bilanci. Avrà pensato questo anche il Washington Review che ha pubblicato qualche mese fa una interessante inchiesta su come le popolazioni dell’Asia centrale hanno elaborato il “lutto” della fine dell’Urss. E il risultato di questa indagine è per certi versi sorprendente: la stragrande maggioranza della popolazione sarebbe ancora affascinata dal mito dell’Unione Sovietica, e ricorderebbe i tempi andati con nostalgia, credendo che le loro condizioni di lavoro fossero migliori sotto l’ideologia comunista. Insomma si sarebbe trattato di una sorta di “golden age” che oggi viene raccontata ai più piccoli dalle persone più anziane. Considerato che il Partito Comunista Russo oggi è il secondo partito del Paese con il 20% dei consensi, ecco che questa nostalgia sta cominciando anche a trovare uno sfogo elettorale.

Vent’anni dopo il collasso dell’Urss, dopo l’ottenimento dell’indipendenza per molti paesi, dopo trasformazioni economiche e sociali radicali, privatizzazioni di massa e precarizzazione del lavoro, sono ancora tantissimi quelli che credono che la loro vita fosse qualitativamente migliore sotto il governo sovietico. Di solito in occidente siamo abituati a parlare dell’esperienza sovietica con la lente distorta, nostro malgrado, dalla propaganda della guerra fredda, e tendiamo a parlare principalmente degli elementi negativi più marchiani, senza aver mai voluto o cercato di approfondire la complessità della realtà di tutti i giorni in Unione Sovietica. La memoria collettiva dei cittadini dell’ex Urss infatti ci parla invece di ben altro, enfatizzando i valori educativi e l’armonia sociale, con migliaia di persone che vivevano in condizioni simili con piccole differenze sociali. Sotto il comunismo secondo molti cittadini valori come amicizia, vicinanza e solidarietà erano considerati importantissimi, l’esatto contrario dell’individualismo sfrenato che oggi tutti ben conosciamo.

Questo era un periodo dove tutti partecipavano a un progetto collettivo, la grande costruzione socialista, con l’obbligo di crescere appartenendo a movimenti giovanili come i Pionieri, di entrare nel partito, di studiare e ottenere un lavoro garantito, e, alla fine, ottenere una pensione garantita interamente dallo Stato; tutte cose che oggi sono letteralmente sogni per milioni di occidentali infarciti di beni di consumo, e nulla più.”, recita l’articolo del Washington Review. Secondo Badalov, l’autore dell’articolo, quasi tutte le popolazioni dell’Asia Centrale che hanno conosciuto il comunismo preferirebbero un ritorno all’Urss rispetto al sistema attuale. Per molti il sistema attuale sarebbe generatore di conflitti e ingiustizie crescenti, inoltre i cittadini più anziani parlano volentieri della passata esperienza dell’Urss, testimoniando del proprio orgoglio che si provava a far parte di un grande Paese.

Badalov presenta anche alcuni casi concreti, come quello di Anvar, un 60enne proveniente dall’Uzbekistan. convertitosi all’Islam negli anni Novanta, Anvar non mangia il maiale ma, come ci riferisce l’autore dell’articolo, continua a bere alcolici perchè gli ricordano gli anni d’oro del comunismo. Anvar è uno dei tanti che si dichiara orgoglioso dell’era sovietica perchè gli ha donato gratuitamente la migliore educazione al mondo. Anvar si è laureato presso l’Università delle Lingue Straniere di Tashkent,dove ha vissuto diversi anni come insegnate di francese. Ecco parte della sua testimonianza: “Abbiamo perso molto con la sparizione dell’Unione Sovietica che ci ha lasciato in una situazione orribile. Sono un insegnante e posso dirvi che l’impatto dei cambiamenti è stato molto pesante nelle professioni pubbliche. Oggi abbiamo tutti stipendi che non sono sufficienti a soddisfare i bisogni della casa. Il mio salario equivale a 300 dollari al mese, che spendo per comprare cibo per due o tre settimane alla mia famiglia. Fortunatamente anche mia moglie lavora e con il suo stipendio riusciamo a pagare le spese rimanenti. …prima sotto l’Urss le cose andavano diversamente. Avevamo stipendi decenti che ci permettevano di vivere normalmente, potevamo comprare beni, una macchina, avere servizi culturali e sportivi, una dacia, e anche permetterci un viaggio in un altro paese dell’Urss…Ai tempi dell’Urss tutti rispettavano il nostro lavoro così tanto che i giovani volevano imitarci. Noi amavamo il nostro lavoro perchè i valori erano differenti. Noi avevamo una certa reputazione.Ma oggi, con tutti i cambiamenti che ci sono stati, l’insegnamento è diventato quasi un lavoro di cui vergognarsi….

E quella di Anvar è solo una delle tante storie raccontate nell’articolo del Washington Review. Forse dopo questo periodo di crisi terribile del capitalismo sarà finalmente possibile trarre dei bilanci scevri da ideologie e pregiudizi, e i risultati potrebbero essere sorprendenti, ancor più che noi siamo ormai abituati ad analizzare il mondo secondo i criteri interpretativi che ci sono stati inculcati dal sistema in cui viviamo. Inoltre, visto e considerato che sono sempre di più coloro che pensano di vivere peggio oggi che nell’Urss, è seriamente possibile che anche politicamente questo desiderio, prima o dopo, possa riemergere. L’articolo in questione è stato scritto nel maggio 2012; oggi che ci troviamo a novembre abbiamo già potuto avere conferma di tutto ciò con i comunisti che sono tornati al 20% in Russia e Rep.Ceka, e che sono terzo partito in Ucraina. E’ inoltre chiaro che più la crisi del capitalismo continuerà, e più le condizioni sociali di questi paesi peggioreranno, più diventerà semplice invocare un ritorno al passato, con tutto quello che ne potrebbe conseguire.

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