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sabato , 16 dicembre 2017
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Assange ringrazia l’Ecuador e attacca Obama

Julian Assange ha parlato dall’ambasciata dell’Ecuador e ha attaccato frontalmente Obama, invitandolo a smetterla con la “caccia alle streghe” contro Wikileaks.

Julian Assange ha parlato in conferenza stampa direttamente dal suo rifugio nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. La tensione era e rimane molto alta dopo lo scambio di battute tra il governo di Quito e la Gran Bretagna, che ha minacciato di irrompere nell’ambasciata per ammanettare Assange. Oggi il fondatore di Wikileaks ha voluto dire la sua versione dei fatti e lo ha fatto attaccando frontalmente Obama, invitandolo a smetterla con le minacce a Wikileaks: “Chi minaccia Wikileaks minaccia la libertà di espressione“. Assange ha parlato dal balcone dell’ambasciata ed era alla sua prima apparizione dopo aver ottenuto l’asilo politico dal paese sudamericano.“L’Ecuador, una coraggiosa nazione  ha preso una posizione per la giustizia. Grazie all’America Latina per aver difeso il diritto di asilo e grazie al popolo Usa, britannico, australiano e svedese per avermi appoggiato anche se i loro governi non lo hanno fatto“, ha poi aggiunto volendo così ringraziare il presidente dell’Ecuador Correa, che si è schierato subito al suo fianco. Il fondatore di Wikileaks, che ha parlato per sei-sette minuti dal balcone dell’ambasciata dell’Ecuador di Knightsbridge, non poteva in teoria fare dichiarazioni politiche (é una condizione dell’asilo concesso dall’Ecuador) ma le critiche fatte a vari governi, e quello degli Stati Uniti in particolare, sono state politicamente provocatorie. Ad Assange sarebbe bastato varcare il perimetro dell’ambasciata per essere immediatamente arrestato dalla polizia britannica, e in molti secondo il Sunday Times credono che sarebbe  pronto a consegnarsi alla Svezia se da parte di Stoccolma e di Londra ci fosse l’impegno a non estradarlo negli Usa. Intanto però l’Ecuador ha mobilitato l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba) – Ecuador, Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua per stabilire un modus operandi nel caso l’Inghilterra dovesse dare seguito alle sue minacce di fare irruzione nell’ambasciata. L’Alba ha così voluto sottolineare il suo fermo sostegno all’asilo politico concesso dall’Ecuador ad Assange e ha lanciato un monito sulle gravi conseguenze internazionali che ci sarebbero nel caso di un’irruzione  della Gran Bretagna nell’ambasciata di Quito a Londra. L’Alba ha discusso della vicenda Assange nel corso di una riunione a Guayaquil (Ecuador). Alla riunione era presente il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, il quale ha dichiarato che Londra “non ha ritirato la sua minaccia. Oggi, domani, potrebbero entrare nella nostra ambasciata“, ha detto, definendo poi “grossolana e intollerabile la minaccia delle autorità britanniche“. Al termine della riunione di Guayaquil, i ministeri degli esteri dell’Alba hanno diffuso una nota che respinge “il modo contrario al diritto internazionale con il quale il Regno Unito vuole risolvere i contenziosi” e chiede “un ampio dibattito nell’Onu sul tema dell’inviolabilità delle rappresentanze diplomatiche“. Inoltre secondo Maduro, ministro degli Esteri venezuelano, un’aggressione all’integrità territoriale dell’Ecuador scatenerebbe inevitabilmente gravi conseguenze in tutto il mondo. Il suo collega cubano, Bruno Rodriguez, ha invece definito “inaccettabile anche solo il fatto che il Regno Unito possa insinuare che le leggi nazionali di uno stato debbano prevalere sulla Convenzione di Vienna riguardante i rapporti diplomatici“. Nelle ultime ore  comunque, anche il Brasile e l’Argentina hanno espresso la propria solidarietà all’Ecuador. Il ministro degli esteri brasiliano, Antonio Patriota, ha tra l’altro sottolineato il principio “dell’inviolabilità” delle sedi diplomatiche. Simile anche la posizione manifestata dal ministero degli esteri argentino.

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