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mercoledì , 26 luglio 2017
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Assange. Scontro Ecuador-Gran Bretagna: “Non siamo una colonia inglese”

L’Ecuador ha accusato Londra di minacciare di entrare nell’ambasciata di Quito a Londra per mettere le mani su Julian Assange, il cofondatore di Wikileaks che vi si era rifugiato da qualche settimana per scampare all’estradizione in Svezia.

Foto: http://www.flickr.com/photos/acidpolly/5935487106/

L’Ecuador non è una colonia del Regno Unito”, così il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patino, ha risposto alla stampa facendo riferimento alla spinosa questione di Julian Assange, il cofondatore di Wikileaks che ha trovato scampo nell’ambasciata londinese ecuadoregna. In  molti avrebbero voluto rispondere con la frase pronunciata da Patino agli emissari di Sua Maestà, e ora quello tra Quito e Londra rischia di diventare un serio problema diplomatico. Quito ha altresì denunciato una “minaccia” da parte britannica, sostenendo che esisterebbero seri rischi che la Gran Bretagna possa prendere d’assalto l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Intanto proprio il paese sudamericano guidato dal governo socialista di Rafael Correa ha fatto sapere di voler dare l’asilo politico ad Assange, fatto questo che ha ulteriormente innalzato la tensione dal momento che Londra ha invece assicurato di voler far rispettare l’estradizione del cofondatore di Wikileaks in Svezia. La decisione di concedere asilo ad Assange verrà ufficializzata alle 13,00 ora italiana, e la risposta del Foreign office è stata altrettanto secca: estradare Assange in Svezia dove l’editore australiano “è accusato di stupro e violenza sessuale”. Il Regno Unito, è stato precisato, “ha l’obbligo giuridico  di estradare Assange perchè sia interrogato con l’accusa di abusi sessuali. Rimaniamo determinati a rispettare tale obbligo”. Patino però non la pensa allo stesso modo e ha attaccato frontalmente la Gran Bretagna, accusandola di eccessiva arroganza. Il ministro ha quindi riferito di una “minaccia” sia “a voce sia scritta” che “la nostra ambasciata a Londra possa essere presa d’assalto, nel caso in cui Assange non venga consegnato”. “L’ingresso non autorizzato di qualsiasi autorità britannica nell’ambasciata sarà considerata una violazione del diritto internazionale e delle norme Onu”. Il ministro ha poi ricordato che tale minaccia rappresenterebbe un fatto “improprio per un paese democratico, civile e rispettoso del diritto“, e soprattutto ha fatto sapere che l’Ecuador sarebbe pronto a convocare riunioni di urgenza dell’Unasur (blocco che raggruppa 12 paesi del Sudamerica) e dell’Organizzazione degli stati americani. A mandare su tutte le furie le autorità dell’Ecuador ci aveva pensato una lettera inviata dalla Gran Bretagna a Quito. In base a questa lettera infatti,  sulla base di alcune norme internazionali non meglio specificate, Londra  potrebbe “prendere le azioni necessarie per arrestare Julian Assange nell’ambasciata” dell’Ecuador a Londra.  Sostanzialmente qualora Quito non dovesse risolvere la questione della presenza di Assange in ambasciata, Londra terrà aperta la “strada” di tali azioni, per cui ci sarebbe anche una base legale: “la legge sulle sedi diplomatiche e consolari del 1987”. Insomma una vicenda, quella di Assange, che ancora una volta ha mostrato al mondo l’arroganza britannica, ancor più che se il caso fosse avvenuto a parti invertite, Sua Maestà avrebbe persino minacciato di ritorsioni militari Quito nel caso di una irruzione nell’ambasciata britannica in Ecuador.

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