Assata Shakur. Scuola calcio e ultrasTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Assata Shakur. Scuola calcio e ultras

Ultras, bambini e rispetto. Questo l’esempio portato avanti ormai da anni dalla Polisportiva Assata Shakur di Ancona.

Fonte: Oltremedianews

Ancona è storicamente una città libera e indipendente, due concetti che vengono portati avanti dalla Polisportiva Assata Shakur attraverso lo sport popolare.

La dimostrazione si è avuta domenica 12 ottobre, campo sportivo di Pietralacroce. Una data, una giornata che rimarrà nella storia e nella memoria dei tanti presenti, sugli spalti più di una trentina di ultras dell’Ancona, con tanto di pezza al seguito CURVA NORD ANCONA. A bordo campo genitori e familiari dei bambini di Ancona Respect, in campo i ragazzini degli esordienti, classe 2002-2003.

Il 18 agosto 2010 nasce la prima squadra di calcio della Polisportiva, Konlassata, costituita per lo più da giocatori  peruviani, ecuadoregni, argentini, marocchini, tunisini, iraniani e tanti ragazzi italiani tutti uniti per giocare con la stessa maglia. Una città di circa 100mila abitanti con una componente straniera che si aggira attorno alle 12 mila persone. Una città portuale, che grazie alla Polisportiva apre le porte dello sport e non solo a chi viene da terre lontane.

Domenica sulla divisa dei bambini c’era una novità: oltre ai gloriosi colori bianco rossi, il consueto stemma della società con i loghi della Polisportiva antirazzista Assata Shakur e dell’Associazione Sosteniamolancona, i nostri ragazzi avevano qualcosa di speciale: sulla manica sinistra il simbolo della Curva Nord.

La Polisportiva deve il suo nome a una donna afro americana nata a New York il 16 luglio 1947, Assata Shakur. Impegnata alla fine degli anni ‘70 in prima linea nella lotta contro il razzismo fu militante del movimento delle BLACK PANTERS. È attualmente esiliata a Cuba perché ricercata e perseguitata negli Stati Uniti a causa delle sue idee politiche. I suoi ideali e i suoi valori ispirano l’attività della nostra associazione.

“Vogliamo praticare un altro sport in cui la competizione sportiva è uno stimolo e non il fine, praticare un altro sport significa aprire possibili scenari di costruzione di una città che si ridefinisce a partire dal suo riscoprirsi multi- culturale e multi – identitaria . Sono molteplici le identità che ogni giorno si muovono nella nostra città e fuori da questa e crediamo che ognuna di esse debba esistere e debba potersi esprimere senza essere sottoposta a mediazioni, patteggiamenti e scambi o baratti.”

In campo anche se conta poco o niente abbiamo vinto 3-2, ma soprattutto hanno vinto i progetti, quello di Ancona Respect,una scuola calcio popolare nata dal basso, per portare avanti valori di solidarietà, inclusione e antirazzismo, tramite lo sport e quello della Curva nord, infatti grazie alle future vendite di un imperdibile libro che uscirà tra pochi mesi e che racconta la storia del tifo anconetano, finanzierà un anno di attività e l’acquisto fondamentale di un pulmino, che porterà sulle fiancate la scritta IN MEMORIA DEGLI ULTRAS SCOMPARSI, proprio quella frase che non è piaciuta alla nostra amministrazione comunale, che ha per questo motivo boicottato un altro bellissimo progetto sempre della Curva Nord a Collemarino.

E così quando a fine partita tutti i ragazzini in campo, quelli in maglia rossa e quelli in maglia verde sono andati a salutare i ragazzi della Curva Nord, abbiamo capito che l’unica violenza è quella che mette in campo chi quotidianamente non capisce le esigenze e i desideri dei propri cittadini.

Quella di domenica è solo la prima pagina di un grande libro ancora tutto da scrivere.

 Nicola Gesualdo

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