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giovedì , 19 ottobre 2017
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Astensione e democrazia. Un’analisi del voto siciliano

Il dato più significativo emerso dalle elezioni regionali siciliane è rappresentato dal tasso di partecipazione al voto (47,4%), di dodici punti inferiore rispetto alla tornata elettorale del 2006.

ASTENSIONISMO 

Le analisi di questi giorni tendono a spiegare una tale (e senza precedenti) astensione attraverso fenomeni macro, di valenza nazionale, quali la sfiducia diffusa nel ceto politico e la crisi di legittimazione dei principali partiti del sistema tradizionali. Occorre tuttavia essere cauti nel proiettare questo dato a livello nazionale, laddove la partecipazione è tradizionalmente più elevata, sottolineando il concorso di fattori endogeni che possono aver contribuito all’astensione.
Da un lato, l’ipotesi del disimpegno dell’organizzazione mafiosa, con finalità di delegittimazione e destabilizzazione del quadro politico. Si vedano, in tal senso, le recenti dichiarazioni di Antonio Ingroia, il quale ha fatto esplicito riferimento ad un «gesto plateale di disimpegno elettorale nel mondo delle carceri, che è anche una minaccia per le future elezioni politiche». Risulta che nel carcere di Pagliarelli (Palermo), ad alta concentrazione di detenuti mafiosi, su 1282 reclusi non abbia votato nessuno, e un analogo comportamento è stato riscontrato in altri istituti penitenziari; dall’altro, il peculiare processo di destrutturazione del sistema partitico siciliano (molto vicino al concetto di atomizzazione coniato da Giovanni Sartori). Allo stato attuale, i sondaggi sembrano registrare una tendenza alla atomizzazione anche a livello nazionale, ma da qui alle elezioni politiche il quadro partitico può evolvere in diverse direzioni e giungere ad una nuova ricomposizione. Inoltre, come si vedrà oltre, sul voto siciliano hanno pesato ulteriori fattori «di contesto»: lo straordinario livello di preferenze registrate, la particolare distribuzione dei candidati, il non marginale tasso di errori da parte degli elettori, favorito da una normativa elettorale poco intellegibile.

È necessaria, inoltre, una riflessione sulla base sociale del c.d. partito astensionista. I dati sulla partecipazione, infatti, sembrano evidenziare la persistenza di quel trend che vede le fasce sociali più deboli allontanarsi dall’ambito politico: i più istruiti e coloro che dispongono di maggiori risorse materiali tendono a partecipare in misura superiore rispetto agli altri, secondo un processo in cui inevitabilmente le diseguaglianze sostanziali tra gli individui si traducono in diseguaglianze politiche. Può essere indicativo, al riguardo, che il picco dell’astensione si sia registrato nelle zone di maggiore perifericità sociale ed elettorale, ovvero nelle piccole province della Sicilia centro-occidentale (v. Enna, Caltanissetta e Agrigento, con un’affluenza poco al di sopra del 41%)”. Più in particolare, si deve notare che nelle province maggiori il tasso di preferenze è risultato più elevato nei comuni periferici rispetto al capoluogo, mentre nelle province dell’entroterra è avvenuto il contrario (più partecipazione nel capoluogo, meno nelle zone periferiche).

Sembra doveroso sottolineare, a margine, gli effetti prodotti da una normativa elettorale farraginosa e poco intellegibile. Il meccanismo del «doppio voto» (lista provinciale e lista regionale) è stato in alcuni casi male utilizzato dagli elettori, in quanto alcune coalizioni hanno presentato liste provinciali il cui nome o simbolo conteneva il riferimento al candidato presidente collegato (ad es., tra le altre, la lista provinciale «Crocetta presidente»).

ASCESA M5S

Strettamente collegata al problema dell’astensione, è l’ascesa del M5S, primo partito in Sicilia con appena il 14,9% dei consensi. In primo luogo il dato certifica, quantomeno con riferimento al territorio regionale siciliano, la destrutturazione del sistema partitico, ormai articolato in una pluralità di forze intermedie, un fattore che suggerisce peraltro l’esistenza di un significativo spazio di azione per le forze progressiste. Come anticipato, non è ancora dato sapere se questo processo di destrutturazione avanzerà e interesserà anche il sistema partitico nazionale.
I flussi elettorali, inoltre, rivelano che il partito di Grillo ha, per un verso, assorbito una quota di area astensionista ed attratto voto di opinione – dall’analisi svolta dall’Istituto Cattaneo sui dati di Palermo, infatti, emerge che le percentuali di affluenza sono minori laddove il M5S ottiene maggiori consensi; per altro, il M5S ha sottratto consensi soprattutto alla variegata area di centro-sinistra – si v., in tal senso, anche i dati di FdS, Sel e Idv, che non raggiungono la soglia di sbarramento del 5% e restano dunque fuori dall’Ars. Anche quest’ultimo dato suggerisce l’esistenza di uno spazio a sinistra che i partiti «tradizionali» faticano ad occupare.
In questo contesto, l’elevato tasso di astensione si dimostra ancora una volta decisivo per le sorti delle forze progressiste; se tale tendenza non si arresta, la fuga di consensi verso movimenti populisti, nati attorno a figure carismatiche, di natura anti-sistema ma, al contempo, non collocati sullo spettro destra-sinistra, rischia di raggiungere proporzioni straordinarie già nel breve-medio periodo. A tale riguardo, occorre considerare con molta attenzione le analisi dei dati relativi al comune di Palermo effettuate dall’Istituto Cattaneo, i quali evidenziano che l’area della sinistra cosiddetta radicale si è svuotata in favore non già del partito dell’astensione, bensì del candidato del M5S.
Ci sono, tuttavia, delle eccezioni. Nel Comune di Catania, ad esempio, si è potuta registrare la significativa penetrazione del M5S nella realtà produttiva ST, nella quale 2200 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione per il trimestre ottobre-dicembre. Se il dato può essere posto in linea di continuità con la già osservata penetrazione del movimento nelle fabbriche del nord, sembra potersi affermare che una non marginale quota di operai della ST (circa il 30%) ha votato la sinistra alternativa. Laddove, dunque, esistono insediamento ed iniziativa politica, la sinistra alternativa riesce a raccogliere un significativo livello di consenso nelle proprie aree di riferimento.

Sempre i dati di Catania, inoltre, suggeriscono che la sinistra alternativa continua a scontare una pesante assenza nelle periferie popolari a prevalenza proletaria e sottoproletaria, che costituiscono per essa il bacino elettorale potenziale. È sufficiente evidenziare, al riguardo, che nella municipalità di Borgo Sanzio – che può considerarsi il centro medio-borghese della città – la sinistra alternativa raggiunge il 5,1% dei consensi. Si tratta dell’unica municipalità, peraltro, dove venne superato il quorum nei referendum sull’acqua ed il nucleare. Viceversa, nelle periferie a prevalenza proletaria e sottoproletaria, la sinistra alternativa ha ottenuto appena l’1,5%.

M5S E PREFERENZE

In Sicilia, lo strumento delle preferenze è tradizionalmente associato a dinamiche elettorali di tipo clientelare ed il suo utilizzo è stato storicamente significativo. Nel 2006 si è registrato il tasso dell’86,6%, mentre nel 2008 del 70,9%. Nell’ultima tornata il livello di preferenze è risalito all’83,5% e, nonostante la minore percentuale media, le liste del «vecchio» sistema partitico (Pd, Pdl, Udc, Partito dei siciliani-Mpa) hanno ricevuto, rispetto al 2006, un maggior numero di preferenze. Udc e Partito dei siciliani-Mpa, in particolare, si attestano attorno al 97% di preferenze, così come le nuove formazioni politiche Cantiere Popolare, Grande Sud, Fli . Sembrerebbe, dunque, confermata una salda tenuta delle logiche clientelari nel voto siciliano. Un’analisi a 360 gradi, tuttavia, deve mettere in relazione il dato sulle preferenze con quello sulla partecipazione. Infatti, il forte astensionismo e la pressoché totale scomparsa del voto di opinione, si associano fisiologicamente ad un tasso più elevato di preferenze.

L’unica, parziale, eccezione è costituita dal M5S, il cui livello di preferenze (49,6%) per un verso contribuisce ad abbassare il dato medio, per altro evidenzia una costante crescita del movimento anche su questo fronte (+12 punti percentuali rispetto elezioni regionali del 2008). Alle elezioni amministrative del maggio 2012, il M5S aveva ricevuto uno scarso numero di preferenze nei grandi centri urbani (a Genova il 3.3%, a Parma il 14%, a Verona il 12%), con la significativa eccezione di Palermo (36,8%). Fino a pochi mesi fa, dunque, i candidati del M5S non riuscivano a trainare la propria lista, piuttosto avveniva il contrario. Il fenomeno può essere interpretato attraverso diversi elementi d’analisi. Da un lato, il metodo di selezione dei candidati nell’ambito dei c.d. meetup del M5S; dall’altra, in modo più significativo, la scelta di candidati conosciuti nel territorio e con trascorsi politici di rilievo (tra gli altri, può citarsi Angela Foti, fondatrice dell’Associazione Rifiuti Zero).

Vi è, ancora, un elemento di novità: per la prima volta, il candidato all’organo monocratico (in questo caso, Cancelleri) ottiene più voti della lista di riferimento (+4,5%), mentre alle elezioni amministrative del 2012 (ancora Verona, Palermo, Parma e Genova) si era potuta apprezzare una perfetta simmetria tra percentuali dei candidati a sindaco e percentuale delle rispettive liste. La capacità di attrarre il voto disgiunto sul candidato presidente sembra suggerire che il movimento di Grillo inizia ad essere considerato anche una credibile forza di governo, non più solamente il rifugio della protesta.

LA FORMULA DI GOVERNO

La atomizzazione del sistema partitico ha posto, infine, il problema della costruzione di una maggioranza assembleare che sia in grado di sostenere il neo-presidente Rosario Crocetta (Pd), eletto con il 30,5% dei consensi. All’Assemblea regionale siciliana Crocetta può contare infatti sul voto di soli quaranta deputati: la maggioranza assoluta è invece a quarantasei. La formula governativa imperniata sull’alleanza tra Pd e Udc non è quindi sufficientemente solida, ragione per cui, sembra potersi dire, che la stabilizzazione dell’assetto politico possa passare dalla ricerca dell’eventuale appoggio delle formazioni politiche che fanno capo a Miccichè e Lombardo (Grande Sud e Partito dei siciliani-Mpa).

È da ribadire che la formula governativa in costruzione in Sicilia è stata in qualche modo agevolata dagli errori tattici dei partiti della sinistra alternativa – la querelle sulla candidatura di Fava e la decisione dell’Idv di non presentare una lista unitaria con le altre forze – in assenza dei quali, con ogni probabilità, si sarebbero potuti determinare equilibri assembleari ben diversi schiudendo scenari politici inediti. Le elezioni siciliane dimostrano, inoltre, che le forze della sinistra alternativa, se prive di un profilo politico e programmatico chiaro, riescono a mantenere a fatica il proprio bacino elettorale di riferimento, e non attraggono consensi da quello che abbiamo definito il bacino elettorale potenziale (proletariato e sotto-proletariato), una cui parte rilevante sembra essersi rifugiata nell’eterogeneo partito dell’astensione.

CONSIDERAZIONI GENERALI

Il problema dell’astensionismo è in qualche misura immanente alla stessa ragione d’esistenza (e quindi alla tenuta) di quelle forze politiche che si concepiscono solo in ragione della rappresentanza delle fasce marginali della società. I tassi decrescenti della partecipazione in Italia sottendono quindi una progressiva ritirata di questi ceti dal politico, senza che in questa fase le forze della sinistra siano capaci di arrestare la tendenza. Su questo tema si interroghino tutti: se venisse a mancare il terreno della partecipazione politica, infatti, ogni orpello formale, ogni principio progressivo a cui la nostra Costituzione è improntata, sarebbe destinato a franare. La tenuta democratica di questo Paese, di fronte all’incedere della crisi e all’accelerazione del processo di accumulazione e distruzione di capitale, si intreccia quindi con la capacità delle forze della sinistra di alternativa di riuscire a riconquistare un proprio terreno di rappresentanza delle classi subalterne.

Fulvio Lorefice,  Claudio Tancredi Palma

http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=8597

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Nessun commento

  1. Incolpare la Mafia dell’astensione in Sicilia, è come dire che i siciliani sono tutti mafiosi, il punto è che ritengo che il non andare a votare sia stato un voto. I siciliani hanno bocciato questa politica, quando i candidati sono espressione della stessa politica, ossia lontana dalle esigenze dei cittadini è chiaro che la risposta è quella di non votare. Se la sx continua con le scelte scellerate di appoggiare le imposizioni della Troica e il liberismo politiche ben lontane dalle esigenze dei cittadini, la risposta è scontata. E non bastano i tatticismi di premi di maggioranza per arginare il fenomeno di assenteismo, il responso siciliano deve essere di esempio per la sx se vuole sopravvivere. La scelta di Ventola di appoggiare il Pd e di accettazione delle politiche di restrizione che stanno uccidendo i cittadini e lo stato sociale, il Fiscal compact, che devolve milioni di euro alla finanza e impoverisce il paese, è una scelta scellerata che indebolisce fortemente la possibilità di costruire un movimento forte vero di sx e non farà altro che sfiduciare ulteriormente i cittadini. Tutto questo in cambio di qualche poltrona…

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