Atenei, “Il numero chiuso non viola il diritto allo studio”. Così la Corte europea boccia il riscorso italiano. | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Atenei, “Il numero chiuso non viola il diritto allo studio”. Così la Corte europea boccia il riscorso italiano.

Prima sentenza della Corte europea sul tema. Secondo l’organo europeo a tutela dei diritti dell’uomo, il sistema dei ‘test’ d’ingresso adottato dalle Università italiane è “del tutto ragionevole”. Otto cittadini del nostro paese avevano fatto ricorso a Strasburgo dopo aver tentato più volte di superare le prove d’entrata.

univvvv

Fonte: Oltremedianews

Secondo la Corte europea sui diritti umani il diritto allo studio non subirebbe alcuna violazione, resta, anzi, tutt’ora intatto. Il sistema ‘a numero chiuso’ con relativi test d’accesso, per mezzo del quale le Università italiane ‘scremano’ il flusso di studenti alle porte delle Facoltà, è dunque pienamente ammissibile.

Per la prima volta i giudici di Strasburgo si sono trovati a dover chiarire se tale sistema sia compatibile o meno con la tutela del diritto allo studio, così come  sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani . Secondo i giudici della Corte il modello adottato dal legislatore in Italia per regolare l’accesso alle Università è fondato e del tutto ragionevole.

Nessuna discriminazione quindi: la sentenza di ieri boccia il ricorso presentato a Strasburgo, tempo addietro, da un gruppo di studenti italiani. Otto cittadini del nostro Paese, infatti, avevano tentato più volte di superare il ‘reticolato’ dei ‘test’ d’ingresso posto all’entrata di tutte, o quasi, le Facoltà. Del gruppo che ha sollevato la questione agli occhi della Corte europea per la salvaguardia dei diritti umani, hanno fatto parte: una studentessa che ha fallito per 3 volte l’esame per accedere alla facoltà di medicina di Palermo, sei ragazzi che non hanno superato il test per accedere ad odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti e l’ultimo, l’ottavo dei componenti, che invece pur avendo passato l’esame è stato escluso dalla facoltà di odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

Infine giudici hanno ribadito, con la sentenza di ieri, che gli Stati membri conservano ampio il proprio spazio di decisione e possono regolare liberamente le modalità di accesso ai percorsi universitari, sempre nel rispetto dei diritti stabiliti dalla Convenzione europea.

Spetta al nostro Paese, dunque, riformare il sistema scolastico dall’interno. Risolvendo prima di tutto una contraddizione: come può un sistema continuare a promettere ai suoi cittadini il libero accesso allo studio se si garantisce l’iscrizione alle Facoltà solo a quel ‘numero chiuso’? Non indica la stessa espressione, una realtà escludente e non includente, un cerchio che non si apre?

Edoardo Cellini

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top