Attacco Chimico. Russia accusa: "Prove contro Damasco costruite prima dell'incidente"Tribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Attacco Chimico. Russia accusa: “Prove contro Damasco costruite prima dell’incidente”

Secondo RT.com, il ministero degli Esteri russo avrebbe dichiarato che i materiali e prove che proverebbero l’uso di armi chimiche da parte di Assad sarebbero state preparate prima dell’incidente del 21 agosto.

Photo Credit (Reuters/Ammar Dar)

Tutto il mondo è sgomento di fronte ai video che ritraggono bambini e persone uccise presumibilmente da un attacco chimico. Tutti i media hanno accusato del massacro Damasco, senza prima appurare che cosa effettivamente sia successo e ignorando i pregressi che invece inchiodavano i ribelli alla responsabilità di aver utilizzato armi chimiche in alcune occasione (vedi Dal Ponte). Ora però Mosca ha dichiarato per bocca di Aleksandr Lukashevich, portavoce del ministero degli Esteri, che le prove contro Damasco sarebbero state preparate prima del 21 agosto, la data della strage. Nel comunicato diramato dal ministero si spiega che Mosca continuerà a monitorare da vicino tutto ciò che concerne il presunto attacco chimico. “Stiamo ottenendo nuove prove che questo atto criminale è stato fatto per provocare”, recita il comunicato, “In particolare ci sono prove che circolano su internet, che provano che il materiale video dell’incidente e che accusa le truppe di Assad del massacro sarebbero state postate su internet diverse ore prima l’attacco. Questo prova che fosse un’azione preordinata”. Ma non è finita qui, le accuse di attacco chimico formulate contro Damasco indicano, secondo Mosca, una nuova ondata di propaganda antisiriana, e secondo Lukashevich la retorica bellica di alcuni paesi (vedi la Francia) sarebbe inaccettabile. Sempre il portavoce ha ricordato come il governo di Assad si sia dimostrato costruttivo nel permettere agli esperti di armi chimiche delle Nazioni Unite di recarsi in Siria. La stessa cosa non si può dire per i ribelli siriani che continuano a non garantire l’incolumità e la sicurezza degli investigatori nelle zone da loro controllate. “Ciò impedisce direttamente l’obiettivo dell’indagine di possibili casi di uso di armi chimiche in Siria“, conclude la nota.

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