Avanza il "fascismo" nel cuore dell'Europa. In Ungheria i comunisti costretti a cambiare nomeTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Avanza il “fascismo” nel cuore dell’Europa. In Ungheria i comunisti costretti a cambiare nome

Voci preoccupanti dall’Ungheria dove i comunisti sono stati costretti a cambiare il nome al loro partito a causa dell’involuzione autoritaria e di destra in atto nel paese magiaro. Il timore è quello che la destra reazionaria ungherese osi sempre di più.

Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese ha svolto il suo 25° Congresso Straordinario l’11 maggio 2013 e ha lanciato un appello disperato alla comunità internazionale perchè costretto a cambiare il nome del partito in Partito dei Lavoratori Ungherese. A convincere i comunisti magari a questa svolta non è stata una mancanza di adesione agli ideali socialisti e marxisti, bensì una decisione del governo di Budapest, che ha recentemente approvato una nuova legge che proibisce l’uso pubblico di nomi connessi con i “regimi autoritari del XX secolo”. Il governo ungherese però non è un governo come gli altri, è il governo di estrema destra di Viktor Orban, uno che ai “regimi totalitari del XX secolo” guarda eccome, anzi a uno in particolare. Del problema del fascismo strisciante che monta in Ungheria si sono accorti anche i media europei, che hanno dato sempre più spazio al preoccupante antisemitismo presente nel paese ungherese. Il partito Fidesz è sempre più apertamente antisemita, e in tutto il Paese  ci sono stati segnali preoccupanti di intolleranza. I comunisti ungheresi hanno comunque voluto fare una puntualizzazione al termine del loro congresso: “Il cambio del nome del partito non significa alcun cambiamento politico né ideologico. Vogliamo continuare apertamente la nostra lotta contro il capitalismo, e non essere costretti all’illegalità. Per questo il congresso ha modificato il nome del partito per permettere la sua registrazione come Partito dei Lavoratori Ungherese. Sebbene cambi il nostro nome, i nostri principi non mutano. Continuiamo ad essere un partito marxista-leninista e comunista in lotta contro il capitalismo“.

La legge in questione che ha costretto i comunisti a cambiare nome è stata varata il 1 gennaio del 2013 e, secondo la Costituzione ungherese attualmente in vigore, per regimi autoritari si intendono la dittatura fascista di Ferenc Szalasi, che esistette tra l’ottobre del 1944 e l’aprile del 1945, e tutti i governi della costruzione socialista tra il 1948 e il 1990. Va evidenziato che non è compresa la dittatura di Miklos Horty, dal 1919 al 1944. In base a questa legge nessun partito politico, compagnia, mezzo di comunicazione, via, piazza o luogo pubblico può portare il nome “di persone che abbiano avuto un ruolo dirigente nella creazione, sviluppo e conservazione dei regimi politici autoritari del XX secolo, né parole, né espressioni, né nomi di organizzazioni che possano essere messe direttamente in relazione con i regimi politici autoritari del XX secolo”. Questo implica che verrà cambiata anche la toponomastica delle città magiare dedicata ai grandi del socialismo (Marx, Lenin, Stella Rossa), ma anche quella dedicata ai partigiani e alla Liberazione dell’Ungheria dal fascismo. Verranno cambiate anche le 53 vie dedicate a Endre Sagvari, il martire antifascista più noto in Ungheria che fu assassinato nel 1944 dalla polizia fascista. Spariranno anche tutte le vie con nomi come: Esercito Popolare, Fronte Popolare e Repubblica Popolare. Di fatto, l’uso pubblico di parole e categorie come “comunista”, “socialista”, “liberazione” e molte altre è diventato illegale dall’oggi al domani, e senza una spiegazione convincente.

Tutto questo avviene in un contesto di crisi economica preoccupante, con la disoccupazione che ha superato l’11% e quella giovanile ormai vicina al 30%. In questo contesto drammatico il partito al potere, il Fidesz diretto da Viktor Orban, tende a ignorare questi dati, proclamando invece un presunto “miracolo ungherese”. Così, mentre in Ungheria la Costituzione viene riscritta in senso autoritario e si invocano nuovi Pogrom dal sapore antico, il governo preferisce non fare assolutamente nulla per andare contro l’estrema destra ma riesce a trovare il tempo per dichiarare illegale il partito comunista.

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2 commenti

  1. Non vedo nulla di male nel chiedere che in un paese democratico non vi possano essere riferimenti o apologie di ideologie o sistemi dittatoriali palesemente criminali come il comunismo.
    In Italia oltre 60anni orsono è stato viatato, con la legge Reale, l’uso del nome e dei simboli del fascismo (che NON ha prodotto le aberrazioni del comunismo).
    Auspico che tale legge venga estesa ovunque.
    D’altronde in Italia, per la vergogna, nessuno piu’ (tranne qualche frangia estremistica) osa chiamarsi e definirsi comunista vedi i vari esponenti del PD che anche dopo varie legislature da eletti nel PCI ora non vogliono essere definiti comunisti e neppure post-comunisti.

    • cienfuegos1983

      Caro Angelo noi siamo orgogliosamente comunisti quindi ci fa molto piacere sapere che c’è ente che la pensa come te. E’ un piacere.

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