AZ Fiber. Dopo le proteste stop ai licenziamentiTribuno del Popolo
domenica , 17 dicembre 2017
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AZ Fiber. Dopo le proteste stop ai licenziamenti

Più di un mese fa, i lavoratori dell’azienda AZ Fiber di Arcene, in provincia di Bergamo, hanno dato vita ad un presidio permanente fuori dai cancelli della compagnia, per bloccare i licenziamenti.

Fonte:Oltremedianews

La lotta dei dipendenti, ha portato al blocco degli esuberi.

La crisi di questa azienda, che produce apparecchiature elettromeccaniche, ha inizio due anni fa quando, la ex titolare decide di spostare tutta la produzione in Romania. Questa decisione ha portato ad un periodo di tensioni che sono sfociate in un presidiopermanente, durato 166 giorni, nei quali i dipendenti hanno portato avanti le attività lavorative tramite un’autogestione. Al termine di quei lunghi 6 mesi, l’azienda è stata venduta ad una multinazionale tedesca, cambiando il nome da Fiber ad AZ Fiber. La nuova proprietà si era proposta di non toccare nessun posto di lavoro per i primi 3 anni, quindi fino giugno 2015.

In questi due anni la produzione è cambiata notevolmente e molti investimenti si sono rilevati sbagliati. La R.S.U. e i dipendenti hanno denunciato questa cattiva direzione, senza, però, mai essere ascoltati.

Un mese fa, alla notizia di quasi 50 esuberi su poco meno di 80 dipendenti, gli operaihanno deciso di dar vita ad un nuovo presidio, determinati a salvare per la seconda volta i posti e l’impresa. I lavoratori, mentre continuano a lavorare (in un clima complesso) presidiano la ditta, sia nelle ore notturne che nei giorni di chiusura, alloggiando in un camper posteggiato fuori dall’ingresso.

I dipendenti chiedono che l’azienda venga risanata dai proprietari tedeschi e che venga messa in vendita per essere gestita coscienziosamente, come lo è sempre stata prima dell’avvento della nuova amministrazione.

Ad un mese dall’inizio della lotta, il primo risultato è stato ottenuto: la proprietà non parla più di esuberi e tenterà di risanare l’attività ameno fino alla fine dell’anno.I lavoratori non abbandonano il presidio, determinati a salvaguardare non solo i posti di lavoro, ma anche una splendida realtà nell’economia bergamasca. Un’azienda nata negli anni cinquanta da una piccola officina e diventata un modello produttivo invidiato anche all’estero.

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