Bahrein. La rivolta oscurata: proiettili di gomma sui manifestanti | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Bahrein. La rivolta oscurata: proiettili di gomma sui manifestanti

Decine di persone sono rimaste ferite a seguito di violenti scontri scatenatisi tra esercito e manifestanti in Bahrein. Diverse città sono state investite dalle proteste e l’esercito ha mandato carri armati a pattugliare le strade. La maggioranza sciita continua a protestare da mesi contro le discriminazioni della monarchia sunnita.

Ancora scontri anche molto pesanti in Bahrein tra manifestanti e polizia. Mentre gli occhi di tutto il mondo sono diretti verso la guerra civile in Siria, nel piccolo Paese del Golfo è già un anno e mezzo che continuano le proteste contro la monarchia sunnita del Bahrein, colpevole di discriminare la maggioranza sciita. A seguito degli scontri degli scorsi giorni sono rimaste ferite decine di persone dopo che l’esercito è intervenuto sparando proiettili di gomma contro i manifestanti. Diverse città del Bahrain hanno assistito a  pesanti scontri tra manifestanti e forze del regime, segno evidente che 18 mesi di repressione non hanno ancora piegato le proteste degli sciiti. Diversi attivisti hanno subito  postato su Twitter fotografie che mostravano le ferite sui manifestanti causate dai proiettili di gomma e le nuvole di gas sprigionate dai lacrimogeni lanciati dai soldati per disperdere la folla.

( AFP PHOTO / Mohammed Al-Shaikh)

Le violenze maggiori comunque si sono tutte registrate nella zona di A’ali, la più grande città del Bahrein, ma scontri si sono verificati anche a Saar, Sitra, Karanah e diverse altre città.Gli attivisti dicono che almeno due persone sono state arrestate durante l’ultima notte di scontri e a partire da questa mattina le autorità hanno deciso di dispiegare truppe supplementari e di far pattugliare le strade dai carri armati. Diciotto mesi fa la maggioranza discriminata sciita ha voluto dire basta ai soprusi del regime e ha infiammato tutto il Paese, ma la monarchia bahrenita ha reagito con inusitata ferocia provvedendo ad arresti di massa e scatenando una repressione che ha già provocato una cinquantina di morti. L’Al-Wefaq National Islamic Society, uno dei principali partiti di opposizione del Bahrein, accusa da tempo memorabile il regime di tenere in carcere qualcosa come 1400 prigionieri politici per fare pressione sull’opposizione. Khalil Al-Marzooq, un importante leader dell’opposizione, ha detto ai microfoni di Russia Today che le autorità hanno cominciato ad arrestare attivisti quasi quotidianamente per impedire alla gente di protestare e spaventare la cittadinanza. Molti giovani però non hanno alcuna intenzione di seppellire l’ascia di guerra e quindi si sono organizzati con bottiglie molotov e bastoni, allestendo barricate di fortuna  dando fuoco a pneumatici. L’esercito però ha sempre reagito con la forza brutale ed è riuscito ad arrestare diverse decine di leader dell’opposizione e anche importanti attivisti dei diritti umani. Fin tanto comunque, che l’Occidente continuerà a coprire le vergogne della monarchia del Bahrein e di altri paesi del Golfo, non ci sarà alcuna speranza per i dimostranti, che andranno inevitabilmente incontro alla repressione del regime. Sarebbe interessante chiedere un parere a Hillary Clinton sui diritti umani in Bahrein, anche se sarà troppo occupata a pianificare l’invasione della Siria.

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