La "Terra di Mezzo" tra Banda della Magliana e "fascinazione" neraTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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La “Terra di Mezzo” tra Banda della Magliana e “fascinazione” nera

Milioni di euro sequestrati, sodalizio tra estrema destra, criminalità organizzata e istituzioni, picchiatori e “camerati” favoriti con cariche e poltrone, è questo il quadro che emerge in tutte le prime pagine all’indomani degli arresti e degli indagati dell’operazione “Mondo di Mezzo”. Ma in troppi cadono “dal pero”, ignorando che evidentemente questo sistema si è nutrito in qualche misura di un notevole consenso sociale. 

Stefano Andrini, 44 anni, ex naziskin, ultrà della Lazio. Quando venne assunto al vertice della nettezza urbana, nel 2009, ci si ricordò della volta in cui - vent’anni prima – aveva massacrato a colpi di spranga due ragazzi di sinistra“, inizia in questo modo l’articolo de “La Stampa” a firma di Mattia Feltri intitolato inequivocabilmente “Ex terroristi, naziskin e picchiatori da stadio: ecco la Cupola mafiosa attorno al Campidoglio“. Noi dunque non abbiamo bisogno di inventarci nulla, le proporzioni dello scandalo esploso nelle ultime ore sono evidenti. Un quadro quasi da film con infiltrazioni mafiose, ex terroristi neofascisti e quel “mondo di mezzo” evocato dall’ex Nar Massimo Carminati, cui sono stati sequestrati negozi e società, appartamenti e quant’altro. Un contesto che parte dalla banda della Magliana e taglia la storia italiana lungo diverse “linee di faglia” pericolose, un passato torbido legato a doppio filo anche con i misteri che hanno avvelenato la storia della Repubblica. Un “filo nero” che attraversa la nostra storia è che arriva fino a oggi con l’ultima inchiesta che, tra gli altri, ha iscritto anche il nome di Alemanno, l’ex sindaco di Roma, tra gli indagati. Un filo nero che Feltri ci ricorda passare anche per il senatore Nicola Di Girolamo, finito in galera per i rapporti con la ‘ndrangheta, e per Gennaro Mokbel, l’imprenditore di simpatie di estrema destra. Ma Massimo Carminati, l’uomo di punta di questo scandalo, è anche un personaggio “storico” se vogliamo. Molti infatti lo conoscono meglio con il suo soprannome, “Il Nero”, reso celebre dalla fortunata serie Tv “Romanzo Criminale” di Sollima . Probabilmente, anzi sicuramente, l’ottimo Sollima non voleva di certo celebrare il mito della “Banda della Magliana”, ma in un mondo imbarbarito come quello attuale dove i miti della legalità e della giustizia non esistono più, ecco che quelli di Romanzo Criminale per molti italiani per diversi motivi colpiti dalla crisi economica e di valori attuale diventano quasi dei modelli. Ovviamente speriamo di sbagliarci ma ci sembra quasi che in quest’Italia in decadenza il “Nero”, il “Freddo” e il “Dandi” vengano quasi percepiti come dei miti quando in realtà bisognerebbe derubricarli per quello che effettivamente erano, ovvero dei criminali che stringendo accordi con la criminalità organizzata e alcuni settori della politica hanno messo le mani in pasta negli affari della Capitale. Un’Italia dove i vari Pansa si fanno strada con libri nei quali infangano la Resistenza denunciandone la deriva violenta ma dove tutti la sera si fanno due risate guardando le “imprese” della banda della Magliana. Salvo poi sorprendersi che l’Italia è corrotta e che i tentacoli della mafia sono arrivati sin sotto le fondamenta del Colosseo.

Gracchus Babeuf

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