Bandita una nuova crociata contro il lavoro pubblicoTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Bandita una nuova crociata contro il lavoro pubblico

Uno dei luoghi comuni più usati e radicati è quello di accusare i dipendenti pubblici di assenteismo al contrario di quelli del settore privato. Dopo una analisi attenta della CGIA di Mestre però si constata che i lavoratori pubblici si ammalano mediamente di meno di quelli del settore privato, dunque ci si trova di fronte a una lotta ideologica e di propaganda.

Una certa sinistra è accusata di voler difendere per propaganda e ideologia i dipendenti pubblici dagli attacchi, ma da oggi è possibile correttamente sostenere che c’è anche chi per ideologia e propaganda ci va a contro a priori continuando a celebrare il settore privato sempre e comunque. La vicenda degli ultimi giorni in questo senso è molto esplicativa con l’attacco ai vigili urbani concomitante con il Capodanno che ha scatenato la solita e scontata levata di scudi e l’indignazione generale contro i soliti “fannulloni” del settore pubblico, descritti come dei parassiti che non vogliono lavorare quando nella maggior parte dei casi si tratta di persone sottopagate che fanno i conti da mesi e mesi con tagli, decurtazioni, aumento degli orari di lavoro etc. Da qui il tentativo, peraltro, semplice, di demonizzare il lavoro pubblico proponendo in cambio un privato che però a una analisi attenta non si dimostra affatto meglio del pubblico, anzi. Scegliendo l’odiata categoria dei Vigili urbani l’esecutivo Renzi ha scatenato una ridda di polemiche contro il settore pubblico nel suo complesso, assurto a paradigma di sperpero e inefficienza con questi concetti che sono stati ribaditi anche dal mainstream, che va da sempre al traino del “pifferaio” Renzi. Ma ora arrivano anche i dati della CGIA di Mestre a smentire questi luoghi comuni dimostrando ad esempio che non è vero che i lavoratori pubblici si ammalano più di quelli privati, e che semmai anzi è vero il contrario. Nel 2012, ci dice la CGIA, mediamente ciascun lavoratore dipendente italiano si è ammalato 2,23 volte ed è rimasto a casa un totale di 17,71 giorni; complessivamente sono stati quasi 106 milioni i giorni di malattia persi durante tutto l’anno. Nel 2012 dunque i giorni di malattia medi accumulati dai lavoratori pubblici sono stati 16,72 mentre nel settore privato le assenze per malattia si sono attestate a 18,11 giorni. Questi dati sono stati estratti dall’Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell’Inps, avviato nel 2011. Non solo, anche l’Inps ha fornito un aggiornamento nel 2013 nel quale si dice che in quell’anno “sono stati trasmessi 11.869.521 certificati medici per il settore privato e 5.983.404 per la pubblica amministrazione; nel settore privato il numero dei certificati di malattia trasmessi è stato sostanzialmente uguale a quello del 2012, con un aumento dell’1,1%, mentre per la pubblica amministrazione complessivamente si rileva un aumento del 9,2%”. Tale aumento potrebbe tranquillamente essere dovuto all’invecchiamento dei lavoratori pubblici che devono andare avanti da anni con il blocco del turnover con il conseguente aumento dei carichi di lavoro e lo stop all’assunzione dei giovani. A dispetto della propaganda pro-privato dunque ancora non si riesce a dimostrare come il settore privato dovrebbe essere intrinsecamente migliore del pubblico, nemmeno dati alla mano.

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