Barbara Spinelli e la sinistra "del Re"Tribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Barbara Spinelli e la sinistra “del Re”

Barbara Spinelli, europarlamentare di “L’Altra Europa con Tsipras” ha deciso di lasciare la lista con cui era stata eletta. Una mossa del tutto scontata per chi la conosceva e soprattutto conosceva l’arrivismo e il cinismo di una certa “società civile” che ormai da anni condanna la sinistra italiana alla marginalità politica e soprattutto impedisce la crescita di una vera opposizione popolare ben diversa dalla “sinistra del Re”. 

Alla fine lo ha fatto. Noi non siamo sorpresi, davvero, immaginavamo che sarebbe andata esattamente così, ci spiace più che altro per quelli che, spinti dall’entusiasmo, ci avevano creduto all’ennesimo esperimento del presunto rilancio della sinistra italiana con l’ “Altra Europa per Tsipras“. E non siamo dei veggenti, semplicemente a causa di un pò di esperienza sul campo abbiamo imparato a capire come si comporta la cosiddetta “società civile”, sempre pronta a usare i partiti per scopi personali per poi scaricarli, puntualmente, una volta ottenuto il loro obiettivo. E come “cani pavloviani” i partiti di sinistra, esausti e ai minimi storici, si affidano comunque a questi personaggi nella vana speranza di uscire dall’anonimato, firmando così da soli la propria stessa condanna alla minorità politica. Quella alla “Spinelli” è la sinistra che piace al sistema a cui si dovrebbe contrapporre perchè è una sinistra per finta, una sinistra spuntata, incapace di contare e soprattutto che non vuole disturbare il manovratore. Del resto quando il popolo della sinistra si è giustamente irritato per la notizia che la Spinelli ha lasciato la lista con cui è stata eletta tenendosi però il seggio, lei ha risposto in modo sdegnato a “La Repubblica”: “Io non trovo che ci siano né incoerenza né tradimento. Il motivo per cui, da tempo ormai, ho preso le distanze da “L’Altra Europa” è che secondo me è stata la lista ad abbandonare il progetto originario, che era quello di creare un insieme di forze della sinistra molto costruito dal basso, basato sull’associazionismo, sulla società civile. E soprattutto non dominato dai vecchi partiti della sinistra radicale. In questo anno e mezzo, piano piano ho avuto invece l’impressione di un predominio dei piccoli partiti che avevano promesso di sciogliersi ma non si sciolgono mai”. Ora, noi non siamo nè dei sostenitori di Sinistra e Libertà, che critichiamo aspramente e che fa parte secondo noi della “Sinistra del Re”, nè Rifondazione Comunista, eppure riteniamo a dir poco grottesco che personaggi che utilizzano i partiti per accreditarsi nella politica poi li scarichino una volta che non possono più essere loro utili. E poi di che società civile sta parlando Barbara Spinelli? Forse quella che libera dai legami di un partito può dettare a piacimento la linea (magari ricevendo lauti stipendi dal mainstream) ? Oppure preferisce una società civile alla americana che sceglie dei temi: femminismo, animalismo, ambientalismo, e si occupi di quelli senza avanzare una nuova proposta alternativa di società? La direzione verso cui ci si sta muovendo è proprio quella, purtroppo. E il bello è che al prossimo giro, ne siamo certi, si cercherà di nuovo di affidarsi a qualche intellettuale radical chic di Repubblica o di Internazionale per provare ad agglomerare una nuova sinistra, e in quel caso i partitini torneranno utili per fare il lavoro sporco, fino al prossimo giro. E in questo gioco al massacro non si capisce se siano più polli i partiti che continuano a farsi infinocchiare da questi personaggi, o gli elettori che gli affidano il voto. Insomma se una sinistra la si vuole cambiare per davvero che si aggreghino i giovani, i lavoratori, i migranti e i disoccupati più che opinionisti dal dubbio passato e dal conto in banca dorato.

Gracchus Babeuf

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