Belgio. Inferno a Bruxelles, ma ora c'è bisogno di risposteTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Belgio. Inferno a Bruxelles, ma ora c’è bisogno di risposte

Belgio. Inferno a Bruxelles, ma ora c’è bisogno di risposte

Il Belgio è stato sconvolto da diversi attentati che hanno riportato l’Europa all’incubo del Bataclan di Parigi. Ma ora c’è bisogno di trovare risposte in quanto ci sono troppe cose che non tornano in questa guerra che più che colpire l’Occidente colpisce i lavoratori, i viaggiatori, la gente comune. Come mai se l’Isis è una minaccia mortale ancora non si riesce a sconfiggerlo? 

I morti, quelli sì, sono veri e sconcertano in quanto le bombe sono deflagrate in luoghi dove qualsiasi cittadino dei paesi europei avrebbe potuto transitare, esattamente come gli attentati di Parigi, quando vennero colpiti ragazzi e ragazze comuni che erano a un concerto. Il fatto che questi attentati di Bruxelles, kamikaze all’aeroporto e bombe nella metropolitana, abbiano nuovamente portato il terrore nel cuore dell’Europa potrebbe essere collegato all’arresto di Salah Abdeslam, ma le autorità belghe finora glissano. Quello che è certo è che non ci sembra sufficiente semplicemente parlare di terrorismo islamico e risposta militare senza farsi ulteriori domande. Innanzitutto come mai se il Daesh e il terrorismo islamico sono il pericolo più grande il mondo non si coalizza per debellarlo? Come mai esiste qualcuno che ritiene la Russia un pericolo maggiore dell’Isis? Come mai l’Occidente al posto che coordinarsi con Mosca in Siria contro l’Isis ha cercato in tutti i modi di destabilizzare il Cremlino? Sono tutte domande a cui si pretende di dare delle risposte in quanto la versione ufficiale diventa farsesca nel momento in cui da quattro anni l’Isis ha un indirizzo eppure nessuno riesce/ o vuole sconfiggerlo. E’ evidente che per qualcuno la cacciata di Assad è l’unico obiettivo, un obiettivo anche più importante della protezione dei civili che evidentemente diventano pedine sacrificabili all’interno della scacchiera geopolitica. E invece quegli stessi paesi come Qatar, Arabia Saudita e Turchia che hanno intrattenuto rapporti perlomeno discutibili con l’Isis e i vari ribelli vengono considerati amici ddall’Europa e dagli usa mentre la Russia è il “primo nemico”. In questa situazione risulta difficile non farsi domande e non cercare delle risposte, soprattutto pensando al solito Cui Prodest? Davvero la distruzione della Siria e della Libia per motivi che possiamo solo intuire erano più importanti della sicurezza della gente comune? E soprattutto per qualche motivo i cittadini dovrebbero continuare a fidarsi di coloro che falliscono miseramente nel garantire la loro sicurezza e nel contempo falliscono nel fornire un lavoro dignitoso?

Tribuno del Popolo

 

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