Bene la lotta per i diritti individuali. A quando le rivendicazioni sociali?Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Bene la lotta per i diritti individuali. A quando le rivendicazioni sociali?

In tanti hanno giustamente festeggiato per il successo della mobilitazione, sacrosanta, a favore delle unioni civili. Migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere diritti, e questa è cosa buona e giusta. Peccato che ormai solo più i cosiddetti “diritti individuali” siano in grado di portare le persone in piazza mentre, in parallelo, si constata il fallimento di ogni progetto di rivendicazione sociale e collettiva. E tutto ciò non è casuale dal momento che i movimenti che chiedono cambiamenti sociali sono indubbiamente più pericolosi per lo status quo di quelli individuali. 

Quando si parla di temi importanti come quello dei diritti individuali, vedi le unioni civili, è difficile poter esprimere un giudizio sereno in quando il dibattito pubblico si polarizza nei due estremi con opposti schieramenti di tifoserie che tirano ognuna acqua al proprio mulino. Noi non vogliamo fare i “bastian contrari”, riteniamo ovviamente sacrosanta la richiesta di diritti civili e siamo assolutamente contrari al Family Day e favorevoli alle unioni civili. Detto questo, ed è sempre opportuno ribadirlo per evitare stupide ma frequenti strumentalizzazioni, riteniamo abbastanza deprimente che ormai gli unici temi capaci di muovere migliaia di persone e portarle in piazza siano per l’appunto i diritti individuali  e basta. Non che i diritti individuali non siamo importanti, anzi, tuttavia guardando alla realtà da un’altra prospettiva individuiamo come criticità il fatto che il sistema economico vigente individui come reale vulnus le rivendicazioni sociali. Questo è un dato di fatto in quanto il sistema economico vigente può tranquillamente sopravvivere concedendo diritti sulla carta, perchè tanto sa benissimo che fin tanto che tale sistema rimarrà in piedi quei diritti non potranno mai concretizzarsi per la maggioranza della popolazione ma solo per quella minoranza che si avvantaggia dello stesso sistema economico.

Da questo circuito non se ne esce se non riconoscendo che il sistema che produce discriminazioni e violazioni dei diritti umani è lo stesso capitalismo e che, di conseguenza, fin tanto che non si abbatterà questo sistema economico e sociale sarà inutile lottare per la concessione dei diritti individuali. Con questo non vogliamo assolutamente sostenere che mobilitarsi e protestare per le unioni civili sia sbagliato, ma semplicemente che senza un impegno anche per un cambiamento di paradigma sistemico il rischio è che non si altereranno mai quelle precondizioni che creano le premesse per le discriminazioni sociali del diverso, qualsiasi esso sia. Da qui le divisioni all’interno della sinistra con un gruppo di “zeloti” che accusano chiunque faccia un discorso di questo genere di essere “omofobo” e “rossobruno” senza comprendere che la battaglia per la liberazione dell’umanità, purtroppo, è qualcosa di molto più complesso e che non si limita alla concessione di singoli diritti.

Il capitalismo per mantenere se stesso potrebbe tranquillamente arrivare a liberalizzare qualsiasi diritto, e questo sarebbe sicuramente una cosa positiva non fosse che è anche l’unico campo di rivendicazione lasciato aperto. Qualsiasi tipo di rivendicazione sociale invece verrà duramente represso. L’importante per il capitalismo è lasciare inalterata la realtà dell’1% della popolazione che controlla più ricchezza del restante 99%, ed è questo in realtà l’ostacolo più grande alla liberazione dell’umanità. Detto questo evviva, ma evviva davvero la conquista di diritti sacrosanti come quello delle unioni civili, ma non è possibile che la mobilitazione sociale si concentri unicamente su questo tema, o se è possibile allora che la si smetta di lamentarsi del fatto che non si trova lavoro o che ci sono guerre che uccidono centinaia di migliaia di persone. Infine come non ricordare che proprio quelle società più aperte sui diritti civili, vedi quelle anglosassoni, siano anche società che non si sono comportate poi molto bene per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani in giro per il mondo e questo perchè le dinamiche degli stati seguono per l’appunto le dinamiche del capitalismo e non si faranno influenzare da altre sacrosante battaglie per i diritti individuali.

Detto in soldoni per coloro che detengono il potere mondiale non è importante con chi vi sposate, con chi vi fidanzate, con chi volete convivere. Per loro è importante che voi NON mettiate in discussione il sistema che rende loro gli sfruttatori e voi gli sfruttati, e niente di più.  Sembra quasi che le masse abbiano ormai accettato il patto sociale con il capitalismo, accettando lo sfruttamento a fronte della concessioni di alcune libertà che invece dovrebbero essere sacrosante. Sarà che noi diamo per scontato che non debbano esistere discriminazioni di natura razziale, etnica e sessuale, così come diamo per scontato che un superamento del capitalismo porterebbe alla lunga anche al superamento di tutto quello che serve a dividere per controllare e dominare, religione compresa.

Gracchus Babeuf

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