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domenica , 24 settembre 2017
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Beppe, che fai, li cacci?

Il voto di alcuni senatori grillini su Grasso spacca il Movimento al Senato e fa arrabbiare il capo, che dal suo blog suggerisce implicitamente, e furbescamente, a chi “ha tradito” di dimettersi. Ma iniziano a farsi sentire le prime critiche al “portavoce” del M5s anche dagli elettori sul suo blog.

beppegrillo

Fonte: Oltremedianews

Quando non tutto è perduto. Quando un senatore eletto tra le file del M5s decide di “avventare” un voto fuori dagli ordini del grande capo e di coscienza votare per un uomo, Piero Grasso, il cui nome la dice lunga, soprattutto se l’altro candidato, sostenuto dal Pdl risponde al nome di Renato Schifani.

 Ma cosa accade se appunto un “cittadino eletto con l’M5s”, come amano tra loro definirsi, disobbedisce ai diktat di padron Grillo? Succede che quest’ultimo tuona dal suo blog, invita i dissidenti a dimettersi, perchè “Nella votazione per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l’eletto deve rispondere delle sue azioni ai cittadini con un voto palese.Per questo vorrei che i senatori del M5S dichiarino il loro voto. Nel ‘Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento’ sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato: Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze.”
Queste la parole del portavoce del M5s (ora ha deciso di volersi far chiamare così, furbone!) sul suo blog, alle 22.55 di sabato, dopo un’intera giornata di silenzio.
Ora, al di là delle gravissime e preoccupanti affermazioni sul non senso del voto segreto, quello che rincuora è che finalmente alcuni degli eletti del Movimento al Senato della Repubblica iniziano a prendere coscienza del loro ruolo e della loro posizione, e percepiscono che non è un dramma non seguire gli ordini di un capo sapientemente rimasto fuori dai luoghi della politica perchè così è facile e privo di conseguenze tuonare ora su questo ora su quell’altro dalle pagine di un blog, ma è ammirevole, soprattutto se la scelta da dissidenti attiene a un nome, quello di Grasso, portavoce della lotta alle mafie combattuta in prima persona.
E rincuoranti sono anche alcuni dei commenti al post di Grillo sul suo blog, uno scrive: “Caro Beppe, quando parlerai in modo chiaro della libertà di pensiero che a ciascuno di noi dovrebbe essere garantitaQuali sono i gradi di libertà consentiti nel quadro di rispetto delle regole del M5S?“, mentre un altro “onore e rispetto ai rappresentati M5S che si sono “sporcate” le mani votando Grasso. E’ questo lo “sporco” che piace agli otto milioni di elettori!!! Sporcarsi le mani per cambiare. Perchè i 163 che sono in Parlamento, devono rispondere agli 8 milioni che li hanno eletti. E a nessun altro. Senza se e senza ma”.
Ma Grillo è furbo, e parecchio anche. Sa che questa volta è diverso, questa volta non è come sbattere fuori i consiglieri emiliani Salsi e Favia. Questa volta la partita è delicata e si gioca su corde tese, mandare via dei senatori perchè hanno votato per un nome come Grasso sarebbe un pericoloso autogol, che gli farebbe piombare addosso una valanga di critiche di quegli elettori che hanno cominciato a svegliarsi e a pensare con la loro di testa. Hanno già cominciato, ma una decisione di quel genere sarebbe quasi una condanna. Ma Grillo ora è preoccupato, soprattutto per quanto riguarda labattaglia sulla fiducia: è li che il “suo” Movimento non deve dare segni di cedimento, è li che no, non può proprio disobbedire.

  Ileana Alessandra D’Arrissi
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