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mercoledì , 26 luglio 2017
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Berlusconi condannato ad 1 anno di reclusione

L’attesa sentenza sul caso Unipol arriva a ora di pranzo e sancisce la condanna per Silvio e Paolo Berlusconi. Fassino, parte civile, risarcito.

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Fonte: Oltremedianews

Silvio Berlusconi condannato ad un anno di reclusione per la vicenda Unipol, relativa all’intercettazione Fassino-Consorte.
Silvio Berlusconi è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio, in concorso con il fratello Paolo, in relazione alla telefonata tra Fassino e Consorte in cui i due dicono: “Abbiamo una banca?”, avvenuta nel 2005, in piena scalata a Bnl da parte della compagnia assicurativa bolognese.

Accusa richiesta che dal procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli che invece ha richiesto la pena di 3 anni e 3mesi di reclusione per Paolo Berlusconi. Condannato dal giudice a due anni e tre mesi che però è stato assolto per le accuse di ricettazione e millantato credito.

Il Giornale, quotidiano appartenete alla famiglia Berlusconi, aveva pubblicato la conversazione telefonica quando questa era ancora coperta da segreto istruttorio.

I giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano hanno disposto un risarcimento a carico di Silvio e Paolo Berlusconi di 80 mila euro a favore dell’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino, parte civile al processo. Anche se la richiesta di risarcimento ammontava a un milione di euro per una danno “morale, politico ed esistenziale”. Il risarcimento è stato disposto a titolo di provvisionale.

Per Piero Longo, avvocato di Silvio Berlusconi, non c’erano elementi o prove per condannare l’ex premier nel processo sull’intercettazione Unipol. Il legale poi ha ricordato ai cronisti che pende ancora in cassazione l’istanza di ricusazione di uno dei giudici del collegio che oggi ha condannato il leader del Pdl. “Se venisse accolta – ha spiegato – questa sentenza sarebbe annullata”.

Ma ci sono le prime dichiarazioni di esponenti del Pdl: “Questa è la magistratura in Italia: Silvio Berlusconi, l’uomo più illegalmente intercettato nel Paese viene condannato a un anno con l’accusa di aver diffuso un’intercettazione. Processi e condanne sui tanti inquirenti, soprattutto in toga, che diffondono illegalmente alla stampa verbali e atti d’inchiesta, perfino con dischetti e chiavette usb? Non pervenuti. La caccia all’uomo continua”. Lo afferma Luca D’Alessandro, deputato del Pdl.

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  Nicola Gesualdo
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